A lezione di legalità

LAMEZIA TERME Se a scuola c’è poco tempo e poco spazio per discutere di corruzione e di criminalità organizzata, ci pensano i ragazzi a recuperare. Basta un piazzale libero, delle…

LAMEZIA TERME Se a scuola c’è poco tempo e poco spazio per discutere di corruzione e di criminalità organizzata, ci pensano i ragazzi a recuperare. Basta un piazzale libero, delle sedie e qualche ospite che sappia raccontare e soprattutto dare delle risposte. Ed è così che alcuni rappresentanti dell’istituto tecnico-economico di Lamezia Terme hanno pensato di organizzare un momento di dibatto perché «abbiamo bisogno di essere informati», come hanno tenuto più volte a sottolineare. Un’iniziativa che, a dispetto del solito, ha avuto la singolarità di essere pensata e organizzata interamente dagli studenti. «Noi non abbiamo fatto nulla – racconta la professoressa Ruberto che ha sostenuto i ragazzi sin da subito -. Hanno chiesto solo qualche suggerimento, ma per il resto hanno fatto tutto da soli. Anche contattare gli ospiti».
Avere informazioni, ma soprattutto risposte. Conoscere i fatti per suscitare curiosità ma anche rabbia. Obiettivi, questi, che si sono posti ragazzi coscienti di vivere in un territorio non facile. Un territorio dove ancora si spara, si intimidisce, dove le ingiustizie sono dietro l’angolo e c’è ancora tanto timore nel parlarne. «La ‘ndrangheta è una piaga sociale e conseguenze sono sotto gli occhi di tutti – ci dice una delle ragazze che ha contribuito alla riuscita dell’assemblea -. Pretendiamo anche chiarezza, per questo abbiamo invitato persone che potessero darci delle risposte e dirci realmente le cose come stanno».
Tra tutti – era presente l’ex parlamentare Costantino Fittante e l’assessore alla cultura del Comune di Lamezia, Graziella Astorino – a catturare l’attenzione e suscitare ammirazione le giovanissime rappresentati dell’associazionismo lametino. In particolare Nancy Cassalia, rappresentante del settore giovani di Libera e da anni attiva nell’antimafia, che ha saputo più di ogni altro arrivare dritta ai ragazzi. Senza retorica, senza farsi fatte e senza paroloni. Un vero e proprio esempio per chi l’ha ascoltata. «I ragazzi erano molto attenti – ci spiega Nancy -, anche perché siamo quasi coetanei. Traspariva dai loro volti molta propensione alla conoscenza a livello territoriale e regionale. A fine assemblea molti sono venuti da me per continuare a farmi domande e discutere». E sempre Nancy, da ex studentessa liceale, entra nei panni di chi ha preferito non partecipare. «Bisogna migliorare il modo di comunicare: i ragazzi sono stanchi di convegni e dibattiti, hanno bisogno di più pragmatismo».
Nonostante qualcuno abbia preferito defilarsi, la risposta dei più si è fatta soprattutto vedere. Tanti, infatti, gli striscioni che campeggiano in questi giorni dalle finestre dell’edificio. Un risposta chiara e precisa, soprattutto dopo gli ultimi episodi che hanno scosso nuovamente la città.
A tirare le somme un’altra studentessa. «Dopo questa esperienza – spiega – sappiamo che non siamo soli e che c’è tanta gente onesta. Non dobbiamo scoraggiarci e non possiamo permettere che le ingiustizie spengano i nostri sogni». E soprattutto «l’arma migliore contro la criminalità e la corruzione sono lo studio e la cultura. Quindi la nostra speranza nasce proprio tra i banchi di scuola». Soddisfatti, alla fine anche i professori. «Noi alla fine abbiamo solo assistito – ha commentato infine una delle insegnanti – ed è stato bello perché sono stati i ragazzi a parlare, fare domande, proporre spunti di riflessione. Finalmente, anche se per qualche minuto, si è tornato a discutere a scuola. Proprio come si faceva una volta».

Adelia Pantano
redazione@corrierecal.it







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