Cosenza, non ridusse in schiavitù una connazionale

COSENZA La Corte di Assise di Cosenza ha assolto Omon Etuso Lemone, cittadino nigeriano accusato di riduzione in schiavitù. Secondo l’accusa – dal 2002 al 2007 – avrebbe costretto una…

COSENZA La Corte di Assise di Cosenza ha assolto Omon Etuso Lemone, cittadino nigeriano accusato di riduzione in schiavitù.
Secondo l’accusa – dal 2002 al 2007 – avrebbe costretto una connazionale a prostituirsi. I fatti sarebbero stati commessi principalmente tra Corigliano e Roma. La giovane ha raccontato agli inquirenti di essere arrivata in Italia e di essere poi stata costretta dell’imputato anche a prostituirsi. La donna avrebbe subito continue vessazioni in un clima di soggezione continua e in più occasione sarebbe stata costretta anche a concedere prestazioni sessuali.
Il pubblico ministero della Dda di Catanzaro – competente per il reato di riduzione in schiavitù – Saverio Vertuccio aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi più pene accessorie. Richiesta alla quale si è opposto il difensore d’ufficio dell’imputato, l’avvocato Vittorio Franco.
La Corte d’Assise (presieduta dal giudice Giovanni Garofalo), dopo una breve camera di consiglio, ha assolto il cittadino nigeriano perché il fatto non sussiste fissando entro 30 giorni il deposito delle motivazioni.

 

Mirella Molinaro
m.molinaro@corrierecal.it





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