I soldi della Gicos nascosti in paradisi fiscali

REGGIO CALABRIA Spericolate operazioni finanziarie che rimbalzavano dalla Svizzera ai più noti paradisi fiscali, passando per gli Stati Uniti, e tecniche da spallone d’altri tempi, con valigette di soldi portate…

REGGIO CALABRIA Spericolate operazioni finanziarie che rimbalzavano dalla Svizzera ai più noti paradisi fiscali, passando per gli Stati Uniti, e tecniche da spallone d’altri tempi, con valigette di soldi portate personalmente dall’Italia alla Svizzera. È questa la ricetta che ha permesso a Giuseppe Cosentino, patron del Catanzaro calcio e proprietario della Gicos, di appropriarsi indebitamente di oltre 8 milioni di euro.

GALEOTTO FU IL CONTROLLO Capitali tutti portati all’estero di nascosto e in gran parte in seguito non solo “scudati”, ma anche utilizzati per avere ulteriori garanzie bancarie. Un giochino finanziario (illecito) quasi perfetto, ma che non è passato indenne allo sguardo attento del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. Nel giugno 2011, un banale controllo negli uffici della Gicos, da cui sono emerse anomale transazioni finanziarie verso l’estero e spropositato utilizzo di contante, è bastato ai finanzieri per comprendere che la società di Cosentino nascondeva qualcosa di strano. Da lì sono partite le indagini che hanno dimostrato, secondo la Procura di Palmi che le ha coordinate, che i militari avevano ragione.

ASSOCIAZIONE Dagli approfondimenti bancari e investigativi è emersa «una vera e propria associazione a delinquere finalizzata ai reati finanziari – ha spiegato il procuratore capo di Palmi, Ottavio Sferlazza – in cui ognuno aveva un ruolo preciso». Da Cosentino ai dipendenti, pienamente partecipi della gigantesca truffa ai danni dell’erario. «Sostanzialmente – continua Sferlazza – la Gicos è stata svuotata e tutti i proventi della società girati su conti, per lo più svizzeri, e società generalmente con sede in paradisi fiscali, riconducibili a Cosentino e ai suoi familiari». “Contenitori” alimentati da un flusso di denaro continuo.

RICICLAGGIO MADE IN USA Di fatto – spiega il colonnello Agostino Brigante – le vie del riciclaggio erano due. «Da una parte il denaro veniva trasferito simulando una fattura per servizi o vendite inesistenti, dall’altra venivano incassati soldi in nero». Nel primo caso, il denaro veniva girato a una società – per la maggior parte delle operazioni, la Kluver&Morgan& Ass Llc – che poi restituiva il pagamento su conti correnti svizzeri riconducibili a una serie di società, con sede in diversi paradisi fiscali. Per il “servizio”, la società tratteneva circa il 5% dell’importo, mentre i soldi continuavano il loro viaggio. Dai conti svizzeri di misteriose società passavano a quelli di altre ditte riferibili ai Cosentino o su conti correnti cifrati.

DIPENDENTI COMPLICI Per quanto riguarda il denaro in nero invece, le operazioni di riciclaggio erano meno raffinate, ma altrettanto efficaci. I contanti, transitavano sui conti dei dipendenti che poi li prelevavano, preferibilmente in banconote da 500 euro, per poi consegnarli a Cosentino e alla figlia, che si occupavano di portarli in Svizzera o di conservarli al riparo da occhi indiscreti in cassette di sicurezza. In altri casi invece, i dipendenti della Gicos emettevano assegni a favore di altri dipendenti, i quali erano obbligati a versarli a Cosentino e alla figlia. Un sistema “semi- artigianale” di riciclaggio, che tuttavia ha permesso al patron del Catanzaro calcio e ai suoi di far sparire più di 4 milioni di euro, intercettati dalla Finanza solo grazie alle rogatorie in Svizzera.

IL SENTIERO (FINANZIARIO) DEL CIOCCOLATO Una collaborazione estremamente produttiva, quella fra autorità italiane ed elvetiche. I traffici di Cosentino e dei suoi sono stati ricostruiti fattura per fattura, operazione per operazione. Come quella che ha permesso ad Ambra Cosentino di far volatilizzare un milione di euro. Il 5 ottobre del 2010 la giovane imprenditrice ha versato 1 milione di euro sul conto cifrato svizzero denominato “cioccolato”. Tempo un paio di mesi, il 26 gennaio quegli stessi soldi transitano su un altro conto, sempre in Svizzera, riconducibile ad una società estera. Il 3 gennaio dell’anno successivo diventano franchi svizzeri e prendono il volo per le Bahamas, dove ad attenderli c’è un conto corrente confezionato ad hoc.

LA DOPPIA TRUFFA DELLO SCUDO Ma a Cosentino non è bastato creare una gigantesca riserva di fondi neri all’estero. Ha tentato anche di ripulirne una parte – circa 5.6 milioni, più altri 2.320.504,92 provenienti da un rapporto finanziario acceso presso un istituto di credito di Hong Kong – per riutilizzarli in Italia, approfittando dello scudo fiscale. Tutti danari, certo tassati (ovviamente meno di quanto lo sarebbero stati se non fossero mai usciti dall’Italia), ma poi utilizzati anche per investimenti finanziari (acquisto e vendita di titoli), nonché a garanzia di un’apertura di credito per tre milioni, usati da Cosentino per acquisti e per finanziare il Catanzaro calcio.

LA TENTATA COMBINE Proprio ieri, la squadra – che da tempo è in guerra con il presidente – ha strappato la salvezza, aggiudicandosi lo spareggio con la Vibonese. Ma il patron non ha avuto tempo di festeggiare, perché la Finanza si è presentata oggi con “il conto”. E a pesare sul bilancio – salato – di anni di illeciti finanziari c’è anche una tentata combine che risale alla stagione 2012/2013. Anche quell’anno, il Catanzaro si trovava in zona play out. Un calendario infausto prevedeva lo scontro con la prima in classifica, ragionevolmente certa della promozione. Un pareggio avrebbe reso felici entrambe le squadre ed era esattamente il risultato concordato, ma l’inaspettata vittoria del Perugia ha cambiato le carte in tavola. L’Avellino era obbligato a vincere ed ha raggiunto l’obiettivo con una rete realizzata senza grandi difficoltà, mentre il Catanzaro solo per fortuna, grazie ai risultati degli altri campi, ha evitato i play out. Una fortuna per calciatori come Russotto, che non è stato costretto a pentirsi di quei goal mancati – forse non casualmente – a porta vuota in omaggio ad un accordo poi non rispettato.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it 

 





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