Arrestato in Brasile il latitante Vincenzo Macrì – VIDEO

Si era spostato da Caracas a San Paolo del Brasile per risolvere qualche problema interno all’organizzazione, ma la “trasferta” gli è stata fatale nonostante gli inappuntabili falsi documenti con cui…

Si era spostato da Caracas a San Paolo del Brasile per risolvere qualche problema interno all’organizzazione, ma la “trasferta” gli è stata fatale nonostante gli inappuntabili falsi documenti con cui viaggiava. È finita la latitanza di Vincenzo Macrì, 52 anni, figlio dello “zi ‘Ntoni Macrì”, storico capo della ‘ndrangheta reggina, conosciuto anche come boss dei due mondi.

L’ARRESTO Il cinquantaduenne, che si presentava come l’italo-venezuelano Angelo Di Giacomo, è stato fermato ieri all’aeroporto internazionale di Guarulhos a San Paolo del Brasile, dalla Policia Federal brasiliana e dell’Interpol, all’esito di un’indagine della Squadra Mobile di Reggio Calabria e dello Sco di Roma, coordinata dalla Dda guidata da Federico Cafiero de Raho.

EREDITA’ Legato al clan Commisso, ma considerato uno dei principali broker della droga per tutti i clan del mandamento jonico, è considerato un pezzo da novanta nel mondo del narcotraffico. Sebbene non abbia mai raggiunto la caratura criminale del padre, considerato il vertice della ‘ndrangheta reggina prima di venire spodestato nel corso della prima guerra di mafia degli anni Settanta, il boss si è ritagliato un ruolo chiave nell’acquisto all’ingrosso delle grandi partite di cocaina e nella logistica delle spedizioni in Italia.

IL “SECONDO LAVORO” DEL FIORISTA Ufficialmente semplice fiorista con residenza ad Aalsmeer, in Olanda, e interessi nel viterbese, in realtà – sostengono gli investigatori – è da lì che Macrì, insieme al cognato Vincenzo Crupi, ha curato acquisto, spedizione e sdoganamento in tutta Europa di giganteschi carichi di cocaina. Ma non solo. Per sangue e per rango, è sempre stato lui uno degli incaricati del monitoraggio degli equilibri criminali in Canada, dove i clan di Siderno hanno messo radici da oltre un secolo e il padre ‘Ntoni ha costruito un pezzo importante della propria fortuna.

L’AVAMPOSTO CANADESE Proprio grazie a quegli insediamenti oltreoceano, è nato – e per anni ha prosperato –  il Siderno Group, potentissimo cartello criminale cucito insieme dal boss ‘Ntoni Macrì, insieme ai capi di Cosa Nostra americana Frank Costello e Albert Anastacia, che ha gestito droga, gioco d’azzardo ed estorsioni in diversi Paesi e tre continenti diversi. E su quelle famiglie canadesi, anche Vincenzo Macrì, ha continuato a vigilare insieme a Cosimo e Angelo Figliomeni, formalmente residenti in Canada ma di fatto latitanti, e Giuseppe e Antonio Coluccio, entrambi arrestati e finiti in carcere negli anni scorsi.

LA NUOVA VITA DA ANGELO DI GIACOMO Un’attività di monitoraggio che – secondo quanto emerge dalle indagini – Macrì ha regolarmente svolto quando stava in Europa e cui non ha rinunciato quando è stato obbligato a trasferirsi oltreoceano. Dopo l’operazione Acero-Krupy, che ha fatto finire in manette il cognato Vincenzo Crupi, il boss ha capito che l’aria era diventata pesante per lui, e si è trasferito in Venezuela, dove è diventato Angelo Di Giacomo. Ma neanche il cambio di identità lo ha salvato. Dopo due anni di indagini, è stato rintracciato e ieri la sua latitanza è finita. 

MINNITI: LAVORO STRAORDINARIO DELLA POLIZIA Il ministro dell’interno, Marco Minniti, ha telefonato al Capo della Polizia, Franco Gabrielli per complimentarsi dell’operazione, coordinata dalla Procura Antimafia di Reggio Calabria ed eseguita dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria e dalla Polizia brasiliana con il raccordo del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia e dall’Interpol, che ha portato all’arresto, in Brasile, di Vincenzo Macrì, esponente di spicco della cosca della ‘ndrangheta Commisso, operante a Siderno, e inserito nell’elenco dei latitanti più pericolosi. «L’arresto di Vincenzo Macrì – ha commentato il ministro Minniti – è un’altra importantissima operazione contro la ‘ndrangheta che si aggiunge agli arresti di altri pericolosi latitanti operati di recente dal lavoro straordinario delle Forze di Polizia».

BINDI: CONTRO CRIMINALITÀ SERVE COOPERAZIONE «La cattura di Vincenzo Macrì, esponente di spicco della cosca Comisso, in Brasile – commenta la presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi – è un risultato straordinario. Si tratta di una ulteriore prova della determinazione con cui le nostre istituzioni combattono la ‘ndrangheta e non danno tregua ai suoi latitanti. L’operazione è anche una conferma dell’importanza di sviluppare e rafforzare la cooperazione internazionale contro la criminalità organizzata, in particolare la ndrangheta proiettata con i suoi traffici illeciti in tutto il mondo. Ringrazio – conclude Bindi – gli uomini della Polizia di Stato e dello Sco, la squadra mobile di Reggio Calabria e la Dda reggina che ha coordinato le indagini, per la professionalità e la qualità investigativa dimostrata anche in questa operazione».

IL PREFETTO: UN ALTRO BRILLANTE RISULTATO «Con l’arresto del Macrì – ha commentato il Prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari – è stato inferto un ulteriore, duro colpo alla ‘ndrangheta, a dimostrazione che la tenace e puntuale attività investigativa e di intelligence condotta con determinazione e penetrante capacità di intervento dalle forze di polizia, sotto la sapiente regia della magistratura, consente allo Stato di ottenere brillanti risultati nella lotta alla criminalità organizzata».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it