La Calabria che non “puzza” deve scomunicare i mafiosi

Antonino De Masi non ha bisogno di visibilità. La sua storia parla per lui. Ha detto no alla ’ndrangheta e molti – è lui stesso a raccontarlo – lo considerano…

Antonino De Masi non ha bisogno di visibilità. La sua storia parla per lui. Ha detto no alla ’ndrangheta e molti – è lui stesso a raccontarlo – lo considerano uno “sbirro”. Un infame. Per la Calabria che non “puzza”, invece, è un punto di riferimento. Un esempio. L’imprenditore ci ha inviato un suo scritto, nato di getto in un giorno speciale. Quello in cui la Chiesa, mettendo in pratica la lezione di Papa Francesco, ha scelto di scomunicare i mafiosi e ha avviato un percorso per tramutare il proposito in realtà. Una scelta rivoluzionaria, che De Masi “offre” alla società civile. Alla Calabria che non “puzza” ma può (e deve) smetterla di inchinarsi ai padrini, di considerarli suoi pari. Di trattare con loro, di fare affari con i clan e con chi li rappresenta. Si rende conto, De Masi, che sarebbe una rivoluzione. Ma la rivoluzione può partire da un gesto piccolo. Dalle parole di un manifesto da condividere con la parte sana della Calabria. Il Corriere ospita l’appello e lo condivide, si propone come megafono e punto di raccordo per coloro i quali vorranno farlo proprio.  Perché davanti alla mafia non c’è il grigio di zone di coesistenza. C’è soltanto il bianco di chi non si piega e il nero di chi, con la propria condiscendenza, dà sponda al potere della ’ndrangheta. 

Egregio direttore,

Si sta discutendo spesso su dei concetti che io reputo assurdi e figli di non solo quale tentativo di giustificazione. Si parla  di “vecchia mafia” e “nuova mafia”, di “vecchi mafiosi, e uomini di onore” e di “nuovi mafiosi con meno onore”. 
Questa apparente ingenua diatriba tende in qualche modo a:
•“nobilitare” una vecchia mafia ed i vecchi mafiosi.
•dare un valore sociale e positivo di una mafia “vecchia” ma presente.
Ragionamenti, questi, che sono folli al solo pensarci, ma spesso sono avallati e condivisi da pseudo intellettuali che continuano a fare discernimento. 
Questa sofisticata “strategia” tendente a dimostrare e giustificare un potere criminale e ha avuto successo in quanto condivisa appunto da “intellettuali” e spesso da una parte del mondo ecclesiastico. 
La confusione ha avallato un sistema di “collusione” e di omertà consentendo di “normalizzare” un fenomeno criminale.  Quante volte abbiamo letto che dietro una richiesta di pizzo c’era scritto “mettiti a posto”. 
Insomma siamo stati capaci di coesistere con il potere criminale, illudendoci che fosse normale. 
Questa cultura ci ha portato a considerare “amici” i mafiosi, portando loro rispetto e baciandogli le mani e considerare nemici gli “sbirri” e infame la gente come me. 
L’altro giorno mio padre, che ha 85 anni, mi ha detto che era andato a trovare in campagna suoi vecchi  conoscenti o vecchi clienti, chiedendo loro come mai non vengono più nel nostro negozio a comprare: la risposta è stata «cumpare Peppino (il nome di mio padre) da voi è pieno di sbirri e non si può più venire». 
Se questa è la nostra cultura di cosa ci lamentiamo? Quale futuro potrà mai avere questa terra con tali condizioni?
Il degrado economico-sociale del Sud e in particolare della Calabria sono solo figli di una mentalità folle, sono figli di un sistema di omertà che ci ha portati a essere quelli che siamo, una terra magnifica ma occupata da “uomini” che l’hanno resa una terra puzzolente. 
Omertà, collusione e la mancanza di valori sono la base della nostra degenerazione. 
La chiesa, meglio il Vaticano, il santo Papa, sta facendo un’opera straordinaria, sta scomunicando la mafia e i mafiosi. Al di là del coraggio e della saggezza di questo Papa, ma proprio nelle fondamenta  del percorso cristiano c’è scritto “non uccidere, non rubare, ama il prossimo tuo”; tutti coloro i quali si ritengono cristiani sapevano che commettere certi reati era peccato mortale. Oggi ci sta pensando un Papa a dire che i mafiosi sono “demoni”, sono il male , sono quindi l’avversario il nemico del cristiano e della chiesa. 
Quindi certamente d’ora in poi non possono coesistere “santini e mafiosi insieme” non possono esistere “preti mafiosi”, non possono coesistere inchini e forme di collusioni religiose, non possono coesistere “santificazioni di criminali”.    
Mi chiedo, ora che la Chiesa ha fatto ciò, cosa aspettiamo noi società civile a scomunicare i mafiosi? 
Ora non abbiamo alibi, sappiamo che non c’è una vecchia mafia e una nuova mafia, che non ci sono mafiosi uomini d’onore, sappiamo che sono tutti “criminali” portatori degli interessi di Satana, del male. 
Società civile, è giunta l’ora che la smettiate di chiamare compare “il mafioso di turno” portandogli rispetto, è giunta l’ora che la smettiate di farvi vedere a braccetto ossequiandoli pensando di acquisire potere. 
Società civile cattolica o meno, sappiate che tali frequentazioni, dal punto di vista religioso, sono peccato mortale, sono vendere l’anima e la vita al diavolo (i mafiosi), dal punto di vista legale erano, sono e saranno reato ed agire criminale in danno del prossimo tuo.
Quando quindi la nostra scomunica? Quando quindi l’emarginazione dalla nostra vita quotidiana di tali criminali? 
Il Papa ci sta aiutando a discernere il bianco dal nero, il male dal bene, cosa aspettiamo, vogliamo ancora essere sudditi e schiavi di “Satana”?
Direttore, il mio sogno è sempre stato che un giorno questa terra potesse riscattarsi dai suoi mali, dalla sua “puzza” e facesse risplendere i suoi profumi, le sue bellezze e la forza e la determinazione della sua gente. 
Ho sempre saputo che purtroppo queste parole passano, non dagli altri, ma dalla volontà e dalla voglia di “combattere” dei calabresi, ho sempre saputo che se non vi è una ribellione culturale che parta dal basso, mai nessun cambiamento potrà avvenire. 
Le parole del Papa sono le fondamenta di questa “rivoluzione” culturale, ora serve il nostro conseguente agire.
Perché Lei, il suo giornale, dal Sud, da un terra in prima linea sulla resistenza ai poteri criminali, non si fa portatore di innescare questa rivoluzione avente come tema: “Scomunichiamo la mafia e i mafiosi”?
Sarebbe, questa, una bella battaglia  che vedrebbe interessati tutti gli italiani  dalle “Alpi alla Sicilia”. 
Perché no?

 

*imprenditore     







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