I villaggi turistici bottino dei clan

ISOLA CAPO RIZZUTO Per descrivere il ruolo che Domenico Riillo, considerato uno degli esponenti di vertice del sodalizio di ‘ndrangheta del locale di Isola Capo Rizzuto, aveva all’interno della struttura…

ISOLA CAPO RIZZUTO Per descrivere il ruolo che Domenico Riillo, considerato uno degli esponenti di vertice del sodalizio di ‘ndrangheta del locale di Isola Capo Rizzuto, aveva all’interno della struttura turistica Capopiccolo di Isola Capo Rizzuto, il collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti si esprime per esempi: «… cioè è come se fosse ca io vegnu e fazzu u patruna a la casa vostra pecchì vu imponu e fazzu io u patruna». Le dichiarazioni del pentito, imparentato con la potente famiglia di ‘ndrangheta Grande Aracri, egemone nel crotonese e con ramificazioni nel resto della regione e anche nel Nord Italia, sono state di recente depositate nel processo “Kyterion” contro i vertici e i sodali della cosca di Cutro. Liperoti, davanti al sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Domenico Guarascio, ripercorre ruoli e mansioni di quelle che sono alcune figure chiave del processo che si sta tenendo con rito ordinario a Crotone mentre uno stralcio si sta svolgendo a Catanzaro davanti al gup. 
A Riillo l’accusa contesta di avere imposto, con minacce implicite ed esplicite indirizzate nei confronti dei condomini e dell’amministratrice pro-tempore in particolare, la propria egemonia sul villaggio Capopiccolo costringendo l’amministrazione ad assegnare la gestione o comunque il controllo delle attività economiche e dei servizi della struttura (vigilanza, manutenzione, raccolta rifiuti, pulizia spiagge, forniture ed altro) a società a loro riconducibili, ed alla loro illecita assunzione.

VILLAGGI TURISTICI E “PROTETTORI” Secondo il collaboratore Liperoti, la fonte di sostentamento per Riillo era il villaggio Capopiccolo del quale egli era gestore e protettore. Ma la guardiania delle strutture ricettive nel Crotonese non si fermava lì. Ci sono gli Arena al Valtur e i Nicoscia alla Baia degli Dei. «Sì – dice il pentito –. Lui, sia che me ne ha parlato lui (si riferisce a Riillo, nda) e sia risaputo da tutti, che lui è stato sempre u gestore, manutentore insomma a livello familiare du Capopiccolo. Tipo ca iddhu avìa a guardiania di villaggio Capopiccolo, come l’Arena tènanu u Valtur, come a Baia degli Dei l’hanno i Nicoscia, insomma lui era la famiglia, insomma che era tipo u protettore du Capopiccolo, insomma era la sua fetta dove iddhu percepiva viveri, insomma i soldi».

BOTTINO DI GUERRA Ma perché, chiede il pm, il villaggio era la sua fetta? Perché i soldi, ma solo perché ci lavorava o…
«No – spiega Liperoti – a livello… come ognuno… ogni famiglia  che insomma ha partecipato a na guerra, insomma che ha partecipato che… ha bisogno sempre e nu sostenimento».

L’ATTEGGIAMENTO AMBIVALENTE DI RIILLO In sostanza, racconta Liperoti, il vero gestore del villaggio, alla fine, era Mico Riillo detto “Trentino”, «qualsiasi bisogno tieni tu du Capopiccolo cioè  io parru mancu cu u proprietario, parru cu Iddhu (intesi Riillo, nda), poi s’a vida iddhu insomma a fare da tramite e tuttu». Così funzionava al villaggio. E non valeva solo per “Trentino” ma anche per i figli che ci “faticano” dentro perché Riillo «ci mangia cu tutta a famigghja».
Liperoti, che con “Trentino” ha diviso il carcere a Siano, racconta che questi inizialmente faceva parte della famiglia Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, almeno fino ai disguidi che ci sono poi stati per il fatto che Riillo manteneva in qualche modo rapporti anche con la famiglia Arena. 
Alla fine Mico Riillo, «faceva sempre riferimento a noi di Cutro», spiega Liperoti che afferma: «Poi noi, anche io insomma, negli anni 2004 quando siamo usciti, noi e “Trentino” insomma avevamo… amu avuto sempre appoggi pecchì nella fase della guerra quando l’omicidio Arena e Scerbo… io so che lui ha avuto, oltre a Salvatore Nicoscia, anche un ruolo lui in quell’omicidio. E quindi il legame che portava era questo. Però lui cercava sempre di fare na parte i cca e na parte i là». Un atteggiamento ambivalente quello di Riillo tanto che a un certo punto sia gli Arena che i Nicoscia non solo gli volevano togliere il villaggio quanto lo volevano fare fuori. Ma lui era protetto dai curtensi che lo tenevano «in ballo per non essere toccato».

 

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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