I furbetti del mattone e i sindaci salva-abusivi

Politica, abusi edilizi e gestione del consenso. Nell’ultima puntata dell’inchiesta sull’abusivismo edilizio del Fatto Quotidiano a parlare sono i magistrati delle regioni più esposte agli scempi, ovvero Campania e Calabria,…

Politica, abusi edilizi e gestione del consenso. Nell’ultima puntata dell’inchiesta sull’abusivismo edilizio del Fatto Quotidiano a parlare sono i magistrati delle regioni più esposte agli scempi, ovvero Campania e Calabria, secondo cui i primi responsabili del dilagare dell’abusivismo sarebbero sindaci, assessori e dirigenti comunali. Perché punire gli abusivi fa perdere voti. Non ha dubbi al riguardo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, che afferma: «Diciamo che i Comuni raramente subiscono l’abusivismo edilizio. Il più delle volte semplicemente lo tollerano, non esercitando i controlli che dovrebbero esercitare».
Incaricato dal procuratore Federico Cafiero De Raho di occuparsi della piaga dell’abusivismo nella provincia reggina, Paci spiega di aver verificato che «immobili abusivi costruiti per fini industriali, a Bagnara Calabra come a Reggio, posti in una posizione visibile a tutti, sono stati utilizzati per anni, senza che nessuno svolgesse mai alcun controllo». Si parla, insomma, non di piccole costruzioni ma di veri e propri capannoni industriali. «È chiaro – aggiunge il magistrato – che c’è una compiacenza, quantomeno degli uffici tecnici comunali e della polizia municipale, che sul territorio deve fare i controlli, verificare e denunziare le situazioni di abuso».
Infatti nel Reggino le demolizioni, interventi della Procura a parte, restano solo sulla carta. Paci cita un report dettagliato sulla questione: da settembre del 2014 oltre 700 sentenze passate in giudicato non erano mai state eseguite. Eppure c’è una legge dello Stato che ha stanziato un fondo ad hoc di 50 milioni di euro gestito dalla Cassa depositi e prestiti, a cui i Comuni possono accedere per poi rivalersi sull’abusivo. Ma ciò non avviene mai perché, appunto, la lotta all’abusivismo non porta voti, anzi. E per la procura «è più facile lavorare con i commissari dei Comuni sciolti per mafia».
Nel percorso a ostacoli ci sono anche le difficoltà a trovare la ditta per eseguire la demolizione. A volte le aziende rifiutano esplicitamente di portare a termine il lavoro, altre volte si limitano a presentare dei preventivi eccessivamente onerosi. «Il nostro lavoro in questo settore – conclude Paci – avviene in perfetta solitudine. Ed è osteggiato proprio da chi dovrebbe invece sostenerlo». Un circolo vizioso in cui anche la ‘ndrangheta, ovviamente, ha i suoi interessi. 







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