Arancia meccanica contro i migranti, 4 arresti a Rosarno

Per loro i braccianti della Piana di Gioia Tauro erano un bersaglio, una preda da massacrare per divertimento. Li aspettavano sulla strada che porta alla vecchia tendopoli, e li aggredivano…

Per loro i braccianti della Piana di Gioia Tauro erano un bersaglio, una preda da massacrare per divertimento. Li aspettavano sulla strada che porta alla vecchia tendopoli, e li aggredivano mentre tornavano dai campi, a piedi o in bicicletta, dopo una lunga giornata di lavoro. E giù botte con bastoni di legno, catene, coltelli, spranghe. Aggressioni violentissime, immotivate, se non dall’odio verso “i neri”. Per questo motivo, un venticinquenne di Rosarno, Roman Nasso e tre minorenni sono stati arrestati per percosse, lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di armi, con l’aggravante di aver commesso il fatto per finalità di discriminazione ed odio razziale. Per ordine dei giudici di Palmi, il venticinquenne è finito in carcere, mentre il tribunale per i minori ha disposto i domiciliari per gli altri tre componenti del branco. A loro i carabinieri sono arrivati dopo mesi di indagini, partite dalle reiterate denunce dei migranti aggrediti, tra la fine del 2015 e i primi mesi del 2016. A firmare gli agguati – avevano capito già all’epoca gli investigatori – era sempre lo stesso gruppo. Più di uno dei lavoratori ha infatti riferito di essere stato aggredito da un gruppo di ragazzi a bordo di un’auto bianca, che dopo aver colpito si dileguava in fretta. Per mesi, i braccianti sono stati bersaglio di decine di aggressioni, anche gravissime, che li hanno costretti a lunghi periodi di degenza in ospedale, delicate operazioni, ma soprattutto a vivere nel terrore. Per questo, più volte i migranti hanno protestato, arrivando anche a bloccare la strada della zona industriale di Rosarno, per chiedere un intervento urgente delle istituzioni a tutela della comunità. Dopo mesi, per ordine del prefetto di Reggio Calabria dell’epoca, Claudio Sammartino, la zona della tendopoli e le principali strade limitrofe sono state messe sotto sorveglianza. Aggressioni ed agguati piano piano si sono diradati, ma le indagini non si sono fermate. E sulla base degli elementi raccolti, per la procura i responsabili di quelle violenze hanno una faccia e un nome.

a. c.





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