Reggio, via alla requisitoria di “Gotha”

REGGIO CALABRIA «Le richieste di pena che avanzeremo saranno pesantissime». Nelle gabbie o nelle sale per la videoconferenza delle carceri, la frase è riecheggiata più volte. Ma gli imputati del…

REGGIO CALABRIA «Le richieste di pena che avanzeremo saranno pesantissime». Nelle gabbie o nelle sale per la videoconferenza delle carceri, la frase è riecheggiata più volte. Ma gli imputati del procedimento con rito abbreviato “Gotha” dovranno aspettare quanto meno fino alla fine di novembre per conoscere la pena che per loro hanno intenzione di invocare il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo e i pm Stefano Musolino e Walter Ignazzitto. È iniziata oggi e proseguirà almeno per altre sei udienze la requisitoria al procedimento scaturito dalla riunificazione delle inchieste che hanno permesso non solo di iniziare a svelare il volto della direzione strategica della ‘ndrangheta, ma anche di spiegare come tale dominio abbia condizionato lo sviluppo economico, amministrativo, politico e in generale democratico di Reggio e del suo hinterland. Un procedimento estremamente importante, complesso, che i tre magistrati riepilogheranno in dettaglio in due udienze ciascuno. Alla fine, presumibilmente il 30 novembre, Lombardo, Ignazzitto e Musolino insieme tireranno le conclusioni e procederanno con le richieste di pena per gli imputati. Fra loro c’è anche l’avvocato Giorgio De Stefano, già condannato in via definitiva per concorso esterno e considerato storico consigliori dell’omonimo clan, oggi accusato di essere uno dei più importanti tessitori delle strategie della ‘ndrangheta reggina tutta. Una posizione apicale, necessariamente riservata, che tuttavia non ha impedito a De Stefano – ha svelato l’inchiesta Sistema Reggio – di intervenire quando contrastanti appetiti hanno rischiato di far saltare gli equilibri in uno dei quartieri “cerniera” di Reggio, Santa Caterina. Tutti elementi ricordati oggi in aula dal pm Walter Ignazzitto, che da qui è partito per iniziare a spiegare il “sistema” alternativo a quello statale che vige a Reggio, ricostruito a partire da una «storia semplice» che al pari di quella raccontata da Sciascia – ha detto il pm – «non lo è per nulla». L’inchiesta è partita infatti dalla bomba carta che ha sventrato le saracinesche di un bar che stava per riaprire a Santa Caterina, quartiere storicamente delicatissimo della zona nord della città. Ma le indagini non hanno permesso solo di scoprire gli autori del danneggiamento, ma soprattutto le regole non scritte cui Reggio Calabria si sente vincolata, ancor più e ancor prima che a quelle dello Stato. Regole che impongono di “chiedere il permesso” prima di aprire un’attività o di “cercare la protezione” del casato “giusto”, perché anche lavorare sulla riva calabrese dello Stretto è solo una graziosa concessione dei clan.

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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