Tutti gli autogol in sanità

Ottima l’idea di Raitre di intervistare, ieri, il commissario Massimo Scura. Non entusiasmanti le risposte, anzi abbastanza generiche e imprecise sul totale del debito pregresso a tutto il 2009, in…

Ottima l’idea di Raitre di intervistare, ieri, il commissario Massimo Scura. Non entusiasmanti le risposte, anzi abbastanza generiche e imprecise sul totale del debito pregresso a tutto il 2009, in difetto di almeno mezzo milione. Preoccupante quello ancora emergente, sopravveniente dai cassetti che (finalmente) si riaprono (dixit), dopo tanti anni di chiusura strumentale all’occultamento di debiti soprattutto verso fornitori, e dalla mancata corretta rilevazione di partite debitorie nella contabilità di quelle che furono le Asl di Reggio Calabria, Locri e Palmi. Al riguardo, se ne vedranno ancora delle belle.
Un po’ omissiva la risposta sul ritardo dei quattro (perché erano quattro, ivi compreso uno a Catanzaro!) ospedali nuovi a suo tempo (2008) da edificare. Sul tema il commissario Scura ha preferito elencare, con dovizia di particolari, i presidi ospedalieri costruiti nel 2000 in Toscana (!).
Sulla questione degli «interessi economici, lobbistici, politici e mafiosi» denunciati dal governatore in Consiglio regionale così come su altre questioni sarà interessante ascoltare anche quanto riferirà il Nostro a L’altroCorriere TV nell’intervista che andrà in onda stasera alle 21. 

POVERA SANITA’ CALABRESE
Quindi, i calabresi, dopo sette anni trascorsi sotto l’ala «protettiva» del commissariamento del Governo, ex art. 120 Cost., sanno poco o nulla su cosa c’era prima che iniziasse la «occupazione» governativa per colpa di chi non ha mai pagato per le sue malefatte.
Di certo, è noto che la sanità nostrana costituisce l’icona dell’offesa alla sensibilità morale dei calabresi. Un simbolo che si traduce in una continua sofferenza per i più deboli e di soprusi in termini di mancata percezione dei diritti costituzionali nonché di disagio collettivo per difetto di riferimento assistenziale sinonimo di pericolo per la salute di chiunque.
Meritano l’apice del primato negativo la pericolosità generata dalla difficile convivenza dei decisori e il prodotto del commissariamento in solitario.

UN INUTILE TIRO AL BERSAGLIO
Quanto alla prima, è da irresponsabili la diatriba esistente tra l’attuale commissario ad acta e il Governatore, che occupa quotidianamente le pagine di tutti i giornali. Piuttosto che attenuare i vizi di un rapporto difficile, coinvolgendo sul da farsi la rete dei sindaci calabresi, le parti in gioco lo rendono impossibile. E’ grave che si comportino così, sapendo entrambi (si spera) che occorre riparare ancora ai danni provocati dalla gestioni precedenti che, al riguardo, hanno distrutto il distruttibile.
Insomma, vige il più brutto dei derby ove si suppone che vinca chi più picchia, senza minimamente pensare che a perdere (spesso anche la vita) sono solo i calabresi.
Troppi errori commessi sino ad oggi. Ad essi bisogna rimediare. 

GLI ERRORI DEL GOVERNATORE
Quanto a Mario Oliverio – al di là della legittima sua aspettativa di fare il commissario ad acta (non si capisce fino a quando possa essere politicamente conveniente) – occorre che lo stesso nomini un assessore al ramo, evitando – come ha fatto – di ricorrere a soluzioni fantasiose del tipo l’intervenuta designazione di un delegato innominabile (un aggettivo non ovviamente riferito alla persona di Franco Pacenza) nel rispetto del più generale divieto procurator (non vi è procuratore maggiore di chi è stato all’uopo preposto a rappresentare e quindi, a fare le veci di tutti i calabresi!) delegare non potest. Con questo, evitare il ricorso a plateali incatenamenti e intrattenere con il commissario ad acta, chiunque esso sia, il più produttivo rapporto collaborativo e propositivo, imponendo nella formazione delle relative decisioni i sindaci calabresi, gli autentici sofferenti di un Ssr che non c’è. Pensi di più a restituire al dipartimento regionale della Salute il management necessario, costretto oggi a fare i miracoli perché privo di diverse unità dirigenziali fondamentali per far sì che funzioni come si deve.

E QUELLI DEL COMMISSARIO
Quanto al Commissario ad acta, anche lui dovrà fare lo sforzo (che peraltro è un suo dovere istituzionale!) di confrontarsi con l’istituzione regionale e i suoi organi per generare la migliore organizzazione sanitaria possibile. Dovrà farlo in modo sistematico, evitando di ricorrere ad una decretazione compulsiva, frammentaria e non concertata preventivamente. Magari restituendo a Cesare (rectius al Consiglio regionale) la facultas di decidere, confrontandosi al proprio interno per scrivere la programmazione della sanità regionale), e ai rappresentanti del lavoro di manifestare il proprio progetto di salute. Da buon manager dovrà, altresì, non più tollerare: i milioni buttati al vento erogati alla Kpmg & Co, (solo in un anno sembrano essere stati cinque!); il disallineamento del dare/avere della Asp di Reggio Calabria; la mancata forzatura di tutti i cassetti pieni di sorprese debitorie; l’incremento progressivo del record in negativo dell’emigrazione che ha raggiunto circa 300 milioni, il costo equivalente ad una delle vecchie Asl, attraverso la quale i calabresi trovano altrove cure degne di questo nome, ma soprattutto quella dignità, assistenziale e di accoglienza, che qui viene loro negata.
Alla politica, infine, il compito, al di là delle generiche solidarietà a 360° profuse ad ogni piè sospinto con troppa generosità, di essere strumento di confronto e collegamento tra il dolore dei cittadini privati della salute e le istituzioni deputate a stravolgere lo status quo, senza distinzioni di sorta. 

*docente Unical







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