«Lamezia non è mafiosa, presto reagirà»

LAMEZIA TERME I toni non sono di certo quelli delle grandi occasioni. Nello storico teatro Grandinetti, le celebrazioni per i cinquant’anni di Lamezia Terme, sembrano essere più che altro una…

LAMEZIA TERME I toni non sono di certo quelli delle grandi occasioni. Nello storico teatro Grandinetti, le celebrazioni per i cinquant’anni di Lamezia Terme, sembrano essere più che altro una festa forzata, vista l’aria che tira da qualche mese nella Piana. Nessun primo cittadino ad entrare con la fascia tricolore, neanche quelle dei sindaci del comprensorio, ma a rappresentare l’attuale Comune e a sedere tra le prime file c’erano solo i tre commissari, insieme al vescovo e ai rappresentanti delle forze dell’ordine e al prefetto di Catanzaro, Luisa Latella.
Poca, pochissima la politica presente nel teatro. Qualche reduce del consiglio comunale da poco sciolto, tra questi Salvatore De Biase, componente del comitato “Lamezia 4 gennaio 2018” e Rosario Piccioni. In un teatro di certo non pienissimo, si potevano scorgere Mario Magno, Sebastiano Barbanti e Antonio Scalzo.  
Ma delle polemiche che hanno accompagnato le celebrazioni oggi non si è voluto parlare. E a ricordarlo ci ha pensato subito il presidente del comitato “Lamezia 4 gennaio 2018” che ha organizzato gli eventi, Basilio Perugini, figlio di Arturo, fautore dell’unificazione dei comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia nel lontano ’68. «Lamezia non è quella che è stata rappresentata negli ultimi tempi – ha detto Perugini –, non è una città mafiosa. È fatta di gente onesta. Ho accettato questo incarico nonostante le difficoltà. In questa città abbiamo tanta speranza e tanta forza per reagire perché rispettiamo le leggi e le istituzioni. Andremo avanti e vorremmo che questo evento, oggi, possa creare una scintilla d’orgoglio nei lametini».


(La platea del teatro Grandinetti)

E di lametini oggi si è parlato, ricordato e soprattutto alcuni lametini sono stati premiati durante l’evento moderato dalla giornalista lametina, Maria Scaramuzzino. Si è ricordato Franco Zofrea, medico e «amico di tutti», com’è stato definito, il cui dipinto è stato donato all’ospedale cittadino. Così come è stato ricordato il professore Tonino Iacopetta, recentemente scomparso e componente del comitato. E poi tanti lametini hanno ricevuto un riconoscimento particolare; giovani e giovanissimi, che grazie alle scuole sono riusciti a vedere la città con occhi diversi e a rappresentarla a modo loro attraverso video, quadri, giornalini e ricostruzioni storiche. Ma il premio più atteso è stato sicuramente quello che il comitato ha consegnato a Daniele La Scala, ideatore del logo chiamato a rappresentare le celebrazioni (al cui concorso hanno partecipato 42 opere) che tanto ha fatto parlare negli ultimi giorni. Una chiosa del vicepresidente del comitato, Sebastiano Sofri, ha cercato di spazzare via qualsiasi critica. «Il logo doveva esprimere le caratteristiche dei tre comuni, e per questo ci siamo rivolti ai lametini e ai partecipanti dei 26 comuni del comprensorio – ha spiegato Sofri -. Le opere sono state valutate da una commissione degli uffici del Comune. Una decisione insindacabile e le cui motivazioni sono state depositate e posso essere consultabili». Poi la parola è toccata, infine a La Scala che ha spiegato la composizione del logo: «Le tre stelle rappresentano ogni comune, mentre lo zero è un cerchio che rappresenta l’unione e al cui interno e riprodotto il bastione di Malta».
Il pomeriggio è poi proseguito con la celebrazione eucaristica nella cattedrale in ricordo di Salvatore Aversa e Lucia Precenzano, uccisi il 4 gennaio del 1992. In serata, invece, la consegna degli attestati di benemerenza ai lametini che si sono contraddistinti in campo nazionale e internazionale.

Adelia Pantano
redazione@corrierecal.it





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