Il padre del “piccolo Cisse” annuncia querela contro Corbelli

COSENZA «Il mio assistito non ha espresso alcuna autorizzazione alla pubblicazione del libro “La favola del piccolo Cisse” (scritto da Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti civili e presentato giovedì…

COSENZA «Il mio assistito non ha espresso alcuna autorizzazione alla pubblicazione del libro “La favola del piccolo Cisse” (scritto da Franco Corbelli, leader del Movimento Diritti civili e presentato giovedì nel salone degli specchi della Provincia di Cosenza, ndr) né tantomeno alla divulgazione della vicenda che riguarda il minore e tutta la sua famiglia». Lo scrive in una nota l’avvocato Angela Maria Bitonti, del foro di Matera, a nome del padre del piccolo ivoriano che, l’estate scorsa, sbarcò da solo nel porto di Corigliano Calabro, nel Cosentino, e che solo dopo una lunga peripezia si è potuto ricongiungere ai genitori. Franco Corbelli, leader di Diritti Civili e giornalista, ha pubblicato un libro, distribuito gratuitamente, che ne racconta la storia romanzata. «Si ritiene che, nel caso di specie, siano stati violati i diritti fondamentali della persona tra cui il diritto alla privacy ed alla dignità», scrive nella sua missiva, inviata alla stampa, l’avvocatessa, che afferma di aver anche informato il Garante per l’Infanzia della Regione Calabria.
«Si evidenzia, ancora, che i numerosi articoli di stampa – prosegue il legale – che si susseguivano, dal 15 luglio, data dello sbarco ad oggi, riportavano notizie, le più disparate, sulla condizione e le sorti del minore e della sua famiglia: una escalation di informazioni, con dovizia di particolari, come quella circa il presunto test del Dna effettuato per l’accertamento della paternità, e colpi di scena che riguardano una vicenda umana delicata quanto dolorosa. Si riversava sulla famiglia Cisse, e sul minore in particolare, una curiosità oltre ogni misura che ne cagionava una sovraesposizione mediatica».
Inoltre, scrive l’avvocato del padre del piccolo, «sarebbe stata data una rappresentazione della vicenda non veritiera, attribuendosi l’autore, meriti che non avrebbe avuto sia riguardo al ritrovamento del padre che alla liberazione della madre del minore».
Ad ogni buon conto il padre del bambino «mio tramite – conclude l’avvocato – si riserva di agire in tutte le sedi opportune – conclude la missiva – per la tutela dei diritti degli interessi del minore.

LA REPLICA DI CORBELLI Con riferimento alle dichiarazioni dell’avvocato Bitonti, Corbelli esprime «rispetto ma sconcerto assoluto». «Ho avuto modo di sentire per la prima volta questa gentile avvocatessa pochi giorni dopo Natale. Avevo espresso alla stessa – afferma Corbelli – le motivazioni nobilissime e importantissime del libro, stampato a mie spese e distribuito gratuitamente. Adesso apprendo addirittura della diffida e della minaccia di agire in tutte le sedi! Ripeto: mi sembra tutto così surreale. Vengo e veniamo tutti quelli che abbiamo accolto, aiutato e salvato questo piccolo ivoriano accusati di aver violato la privacy! Avremmo violato la privacy di un bambino messo (dalla mamma prima che venisse imprigionata dagli scafisti in Libia) da solo su un barcone. Rispondo punto su punto alla missiva per dimostrare tutto quello che è stato fatto, ma la mia forte preoccupazione è che certamente questa lettera arreca purtroppo un danno devastante alla causa dell’accoglienza». «È stato lo Stato – prosegue Corbelli – che lo ha salvato, che ha cercato i genitori, che ha fatto arrivare in Calabria e ospitato per tre mesi il suo papà. È stato quello Stato, con le diverse istituzioni che hanno in perfetta sinergia operato, presente ieri alla presentazione del libro alla Provincia di Cosenza, dal presidente della Regione, Oliverio, al questore Conticchio, dal viceprefetto vicario Greco all’assessore di Corigliano, Chiurco, alla responsabile dei Servizi sociali dello stesso Comune, Malagrinò, che hanno, queste ultime, per prime accolto e seguito giorno per giorno il bambino insieme all’ispettore di polizia che, con la sua famiglia, lo ha subito preso in affido provvisorio. Anziché ringraziare la Calabria e l’Italia per aver salvato quel bambino ci si minaccia di adire le vie legali. Io sono certo che l’avvocato non ha letto il mio libro, che è una fiaba vera e meravigliosa. Io attraverso la storia del piccolo Cisse ho raccontato tutto il dramma dell’immigrazione. Ho documentato la risposta esemplare della Calabria e dell’Italia e quella negativa e disumana dell’Europa che ha sbarrato le frontiere e lasciato da solo il nostro Paese a fronteggiare la drammatica emergenza epocale degli sbarchi. Il libro è un’opera che giustamente il presidente della Regione, Oliverio, ha annunciato ieri nel corso della presentazione, darà alle scuole calabresi perché venga studiato dai ragazzi. Per scrivere questo libro non dovevo certo chiedere il permesso al papà del bambino che, come ho ricordato nel volume, non ho mai incontrato. Per la privacy del piccolo Cisse, dalle foto che ho avuto dalle Istituzioni dello Stato, sottolineo da rappresentanti istituzionali, ho naturalmente sempre oscurato il volto. Quanto ai meriti è stupefacente affermare che mi sarei preso meriti che non mi appartengono. Su questo stendo rispettosamente un velo pietoso. È come negare la stessa storia del piccolo Cisse! Nel libro racconto e documento giorno per giorno quello che abbiamo fatto, Diritti Civili, Save the Children, il Tribunale dei Minori, la Prefettura di Cosenza, la Regione Calabria, il Comune di Corigliano, l’ispettore di polizia che ha avuto in affido per sei mesi il bambino e altri soggetti istituzionali. I miracoli, ribadisco miracoli, che abbiamo tutti insieme compiuto, con il prezioso aiuto della nostra stampa. Senza di noi quel bambino non so se avrebbe mai ritrovato i suoi genitori».  





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