STIGE | Coinvolta una candidata del centrosinistra alle Regionali

Leggendo le carte della maxioperazione “Stige” si ha la netta sensazione che a metterla nei guai sia stato il fratello. Gli arresti domiciliari disposti per Domenica Cerrelli, però, potrebbero anche…

Leggendo le carte della maxioperazione “Stige” si ha la netta sensazione che a metterla nei guai sia stato il fratello. Gli arresti domiciliari disposti per Domenica Cerrelli, però, potrebbero anche creare qualche imbarazzo ai vertici della Regione. Sorella del vicesindaco di Casabona, Domenico, finito in manette nella stessa inchiesta della Dda di Catanzaro, Cerrelli è stata infatti candidata con il centrosinistra alle scorse elezioni regionali. A novembre del 2014 la 53enne era in lista con i “Democratici progressisti”, il movimento che affiancava il Pd nel sostegno all’attuale governatore Mario Oliverio, e aveva incassato 897 preferenze. Oggi invece si ritrova coinvolta nell’operazione che ha colpito la cosca Farao-Marincola di Cirò Marina e le ‘ndrine satelliti. Come quella che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata capeggiata da Francesco Tallarico, legato al vicesindaco di Casabona da una parentela indiretta, che avrebbe avuto il duplice ruolo di amministratore “docile” e di imprenditore compiacente e contiguo alla cosca locale.

L’ACCUSA DELLA DDA Il ruolo di Domenica Cerrelli nell’inchiesta non è certo centrale. L’ipotesi accusatoria formulata a suo carico riguarda una presunta intestazione fittizia di beni: la ex candidata alle Regionali è accusata, in concorso con altre persone tra cui il fratello, di aver posto in essere «una serie di operazioni societarie e/o commerciali – si legge nell’ordinanza del gip – volte ad attribuire fittiziamente ad altri la titolarità e/o disponibilità di quote societarie, denaro, beni e altre utilità, di fatto riconducibili a Tallarico Francesco e Cerrelli Domenico, persona indiziate di appartenere all’associazione di tipo mafioso di matrice ‘ndranghetistica e/o comunque sodali dell’associazione di ‘ndrangheta di cui al locale cirotano, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniale, nonché in materia di sequestro e confisca di proventi riconducibili ad associazioni di tipo mafioso, trasferendo fittiziamente quote societarie, di fatto mantenute da Tallarico Francesco e Cerrelli Domenico quanto all’effettiva disponibilità, controllo e gestione, ciascuno contribuendo, con efficacia causale rispetto agli eventi dannosi perpetrati». In particolare le accuse, che ovviamente sono ancora solo tali e dovranno passare al vaglio dei successivi step giudiziari, si riferiscono alla società “S.C. Petroli S.p.a” con sede a Casabona, operante nel commercio all’ingrosso di carburanti agricoli ed industriali, le cui quote aziendali sarebbero state attribuite «fittiziamente» per l’80% alla moglie del vicesindaco arrestato e per il 20% alla sorella Domenica.

IL «PATTO OCCULTO» Riguardo al presunto capo della cosca di Casabona e a Domenico Cerrelli, secondo il gip «emerge il controllo occulto di Tallarico rispetto ai plessi aziendali censurati (addirittura è l’indagato a spacciarsi per Cerrelli nelle comunicazioni con i debitori)». Tra i due ci sarebbe dunque un «patto occulto», e sul vicesindaco pesano anche le dichiarazioni (risalenti al settembre del 2017) del pentito Giuseppe Liperoti che ha indicato l’imprenditore come contiguo ai Tallarico. «Liperoti raccontava – si legge nelle carte dell’inchiesta – che Cerelli forniva, in nero, carburante agli uomini della cosca Grande Aracri del quale aveva disponibilità per uso agricolo e quindi senza accise. In cambio gli uomini di Grande Aracri recuperavano i suoi crediti». E la moglie e la sorella di Cerrelli «in virtù di strette congiunte ben ne conoscevano l’intraneità nel sodalizio mafioso».

AUTOSOSPESA DAL PD Lo scorso 9 gennaio, prima ancora che i vertici provinciali del Pd intervenissero per sospendere gli indagati iscritti al partito, era stata la stessa Domenica Cerrelli ad autosospendersi con una lettera inviata tramite il proprio legale di fiducia. Cerrelli esprime «sgomento e profonda inquietudine per la vicenda» che la vede coinvolta ma manifesta comunque «totale fiducia nella magistratura». «La mia storia, il mio vivere quotidiano, insieme al profondo senso dell’onestà, della legalità e dei valori di cui il nostro partito è portatore – si legge ancora nella lettera – devono essere sempre sostenuti. Sento il dovere politico, civico di questa decisione. Questi sentimenti e valori che insieme sapremo dimostrare anche nel nostro agire mi fanno dire arrivederci per le nostre future battaglie».

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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