Chieste 11 condanne contro la cosca Grande Aracri

CROTONE Pene dai 16 agli 8 anni reclusione sono state chieste nel corso della requisitoria del processo con rito ordinario “Kyterion” contro la cosca Grande Aracri di Cutro. Nello specifico il sostituto procuratore…

CROTONE Pene dai 16 agli 8 anni reclusione sono state chieste nel corso della requisitoria del processo con rito ordinario “Kyterion” contro la cosca Grande Aracri di Cutro. Nello specifico il sostituto procuratore Domenico Guarascio, al termine di una requisitoria durata circa 4 ore e mezza, ha chiesto

8 anni di reclusione per l’avvocato Rocco Corda, 45 anni, nato a Petilia Policastro; 
10 anni per Santo Maesano, 57 anni, nato a Isola Capo Rizzuto; 
9 anni per Albano Mannolo, 45 anni, nato a Cutro; 
9 anni per Leonardo Mannolo, 27 anni; 
12 anni per Vito Martino, 45 anni, nato a Crotone; 
10 anni per Antonio Riillo, 32anni, nato a Isola Capo Rizzuto; 
10 anni per Carmine Riillo, 28 anni, nato a Crotone;
16 anni per Domenico Riillo, alias U’ Trentino, 56 anni, nato a Isola Capo Rizzuto; 
10 anni per Giuseppe Riillo, 34 anni, nato a Crotone; 
12 anni per Alfonso Pietro Salerno, alias Fronzo, 60 anni, nato a Cutro;
8 anni per Salvatore Scarpino, alias Turuzzo, 50 anni, nato a Cutro.

L’INDAGINE La prima operazione Kyterion scatta a gennaio del 2015 con 37 arresti e 200 militari impegnati tra fra Cutro, Isola Capo Rizzuto e Catanzaro. La seconda operazione, con 16 arresti, scatta a gennaio 2016. Gli imputati rispondono, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, violazioni di leggi in materia di armi, omicidio, ricettazione, estorsioni, danneggiamenti, turbata libertà degli incanti, intestazione fittizia di beni, illecita concorrenza mediante violenza o minaccia, usura, rapina; tutte condotte aggravate dall’aver agito con metodi mafiosi. Secondo l’inchiesta – coordinata dai magistrati Vincenzo Capomolla (nuovo procuratore aggiunto di Catanzaro) e dal sostituto della distrettuale antimafia Domenico Guarascio – i tentacoli della cosca Grande Aracri di Cutro si sono potentemente ramificati in Calabria e nel Nord Italia, «Con collegamenti e vincoli con altri gruppi autonomamente operanti nel territorio di Crotone, in Emilia Romagna e altri luoghi del Nord Italia e diretta influenza, anche decisionale – si leggeva nelle carte –  sulle locali e/o ‘ndrine di ‘ndrangheta operanti nell’area geografica compresa tra Vibo Valentia e Crotone, fino alla provincia di Cosenza, attraverso la fascia jonica della provincia di Catanzaro». A partire dal 2010, i militari del Nucleo investigativo del Reparto operativo del comando provinciale di Crotone e gli omologhi del comando provinciale di Catanzaro, coordinati dalla Dda del capoluogo, hanno scandagliato minuziosamente attività ed eventi delittuosi commessi a partire proprio dal 2004 e perpetrati sino a tempi recenti.La cosca è governata da Nicolino Grande Aracri, detto “mano di gomma”, condannato in questo procedimento, in abbreviato, a 30 anni di reclusione.

L’AVVOCATO Per quanto riguarda il procedimento ordinario invece, tra gli imputati c’è anche l’avvocato Rocco Corda, del foro di Crotone. Corda, assistito dagli avocati Gregorio Viscomi e Saverio Loiero, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo quanto emerso dalle indagini l’avvocato avrebbe svolto il ruolo di intermediario negli affari del boss Nicolino Grande Aracri. E lo avrebbe fatto mediante investimenti finanziari e immobiliari consistenti, alcuni dei quali anche all’estero, come quello riguardante la realizzazione di 1182 alloggi in Algeria – un’operazione per cui era richiesta una fideiussione bancaria di 5 milioni di euro. Sempre secondo le accuse, l’avvocato avrebbe partecipato a importanti e delicate riunioni delle cosche crotonesi e, attraverso di lui, Grande Aracri sarebbe riuscito a “veicolare” le sue importanti decisioni. L’imputato, da parte sua, si è sempre difeso affermando che gli unici legami che lo riconducono alla famiglia Grande Aracri sono di parentela (sua madre e la madre di Nicolino Grande Aracri sono sorelle) e di tipo professionale, avendone, in diversi procedimenti, assunto la veste di difensore.

L’IMPIEGATO DEL COMUNE Per i magistrati, il clan aveva poi allungato i tentacoli anche all’interno dell’amministrazione. Alla sbarra c’è infatti anche Alfonso Pietro Salerno, alias “Fronzo”, impiegato al comune di Cutro, partecipa alla cosca di Cutro in rapporto diretto con Nicolino Grande Aracri, mantenendo i rapporti con Gennaro Mella, che opera quale referente del boss nella zona del catanzarese, svolgendo la funzione di filtro per le visite all’abitazione di Grande Aracri dei soggetti che provengono da altri contesti territoriali e che intendono conferire con il “capo”. 

AMBASCIATE DAL CARCERE Tra i vertici della ‘ndrina invece per gli inquirenti c’è Martino Vito accusato di promuovere e coordinare l’attività del sodalizio capeggiato da Nicolino Grande Aracri promuovendo e coordinando, anche nei periodi di detenzione, le attività illecite della cosca anche nei periodi di detenzione mandando “ambasciate”  con disposizioni e direttive sull’attività dell’associazione anche dal carcere.

QUELLI DI ISOLA CAPO RIZZUTO Tra gli imputati ci sono poi Santo Maesano, Domenico Riillo, Carmine Riillo Antonio Riillo, Giuseppe Riillo. Sono considerati esponenti del locale di Isola Capo Rizzuto. Secondo l’accusa organizzavano le attività delittuose della cosca pianificando estorsioni, curando le attività connesse al controllo dei villaggi turistici ricadenti nel comune di Isola Capo Rizzuto (tra i quali ad esempio il Villaggio Capopiccolo), predisponendo i mezzi necessari al fine di intraprendere traffici di sostanze stupefacenti; provvedendo al reperimento di armi e munizioni, al fine di procedere al controllo degli appalti pubblici e privati ricadenti nel territorio di Isola Capo Rizzuto (lavori edili tra i quali l’ammodernamento delle rotonde stradali, impianti inerenti la produzione di energia alternativa e quant’altro) e provvedere alla spartizione di tutti i proventi illeciti – così ottenuti – a favore delle famiglie rappresentative della locale di Isola Capo Rizzuto (Nicoscia, Arena, Pullano, Capicchiano, Riillo ecc.) e per il cosiddetto sostentamento dei carcerati.

LE ESTORSIONI DEI MANNOLO “Se fai qualche  carognata … se vai dai Carabinieri … gli infami  sai che fine fanno …”, “Vieni,  vieni con i Carabinieri  che  ti  facciamo saltare  la  testa  davanti a  loro….”. Sono accusati di diversi episodi di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, estorsione e delitti in materia di armi, Albano e Leonardo Mannolo che in un caso avrebbero avvicinato la faccia di una vittima a quella di cani aizzati all’uopo per convincerla a rinunciare alla somma di 3.500, rata della compravendita di un’automobile che i Mannolo avevano fatto. La persona offesa si è però opposta alle pretese e rivolta alle forze dell’ordine.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it 





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