Contrabbando di carburanti, frode da 1 milione di euro – VIDEO

CROTONE Undici misure cautelari (6 ordinanze di custodia ai domiciliari e 5 misure di obbligo di dimora) e una serie di perquisizioni in atto. È questo l’esito di un’operazione che…

CROTONE Undici misure cautelari (6 ordinanze di custodia ai domiciliari e 5 misure di obbligo di dimora) e una serie di perquisizioni in atto. È questo l’esito di un’operazione che le fiamme gialle crotonesi, coordinate e dirette dalla Procura della Repubblica di Crotone, stanno eseguendo stamattina nei confronti di alcune persone componenti di un’organizzazione a delinquere finalizzata al traffico internazionale di prodotti petroliferi ed all’evasione d’imposta, per una frode di oltre 1 milione di euro, con conseguente immissione illegale di 1 milione e 400 mila litri di pseudo gasolio.

L’INDAGINE L’inchiesta condotta dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria e della Compagnia di Crotone è nata grazie al controllo economico del territorio svolto dal Comando provinciale della Guardia di finanza e, nello specifico, in virtù del sequestro avvenuto il 4 aprile del 2016 nei pressi di Cutro, di un’autocisterna polacca che trasportava l’anomalo prodotto petrolifero sulle strade della provincia di Crotone. Successivamente gli inquirenti hanno raccolto elementi che attestavano l’immissione in consumo di ingenti quantitativi di prodotto petrolifero recanti come destinazione in Italia, denominazioni di società ignare o di fantasia. L’indagine ha permesso di ricostruire un’articolata frode posta in essere da un’organizzazione articolata su base familiare ma che si avvaleva di altri soggetti con compiti e ruoli ben definiti. «Il sistema – scrive la Guardia di finanza – era alquanto subdolo: per il tramite di fabbriche di prodotti energetici in Polonia, il prodotto petrolifero veniva cartolarmente venduto a società operanti  nella Repubblica Ceca; l’associazione criminale era riuscita a predisporre una miscela energetica che fiscalmente, e quindi documentalmente, era assimilabile all’olio lubrificante (prodotto non sottoposto ad accisa) ma tuttavia, avendone le stesse caratteristiche energetiche (e visive), veniva commercializzato come gasolio, senza però essere gravato fiscalmente come quello che ogni cittadino o camionista trova alla pompa, con un costo al consumo oltremodo vantaggioso. A tessere le fila della rete era un ristretto gruppo con base in Calabria, nella cittadina di Torretta di Crucoli, ma già operante è conosciuta in altre zone d’Italia basti considerare una analoga attività d’indagine svolta dai Finanzieri di Udine. Fondamentale per la ricostruzione dell’organizzazione criminale sono state le attività tecniche come anche i pedinamenti e le osservazioni svolte con la collaborazione di altri reparti del Corpo in tutta Italia e le indagini finanziarie svolte in virtù della contemporanea segnalazione di operazioni sospette che i Finanzieri pitagorici hanno saputo connettere alle emergenze investigative». L’apparente “olio lubrificante” in realtà gasolio per autotrazione, veniva caricato in un altro paese membro dell’Unione Europea, prima di esser distribuito in Italia ad aziende compiacenti, anche attraverso vettori esteri, occultando il prodotto in contenitori di polietilene di forma cubica, cosiddetti “bulk” caricati a bordo di camion telonati e non idonei allo specifico trasporto di prodotti classificati pericolosi. Si è così arrivati nel settembre del 2016 a un secondo imponente sequestro di un carico intercettato all’interno di una azienda di autotrasporti. Ma nonostante i sequestri il gruppo avrebbe continuato ad operare incessantemente, intessendo rapporti con imprenditori in altre province italiane, come Lucca, Milano, Parma e nella provincia di Barletta-Andria-Trani, dove c’è stato un ulteriore sequestro di olio lubrificante.
Un ulteriore riscontro si è avuto con l’ultimo dei sequestri, a Crucoli Torretta, il 22 novembre 2016.

I NOMI I provvedimenti giudiziari, hanno riguardato: Francesco Celsi, detto “u’ Baron”; Giovan Pietro Celsi, detto “Gianpiero” con i ruoli di promotori e capi dell’associazione a delinquere; Vincenzo Madea detto “Mandarino” quale “rappresentante” del prodotto con il compito di piazzarlo e di intessere affari con altri soggetti; Mario Sproviero, la “testa di legno” delle società, nel tempo fittiziamente destinatarie del prodotto, ma dai cui conti partivano bonifici per i fornitori esteri per centinaia di magliaia di euro; Simone Celsi; Massimo Carvelli; Nicola Garofalo; Giulio Esposito; Emilio Bosso; Giuseppe Anastasio e Cosimo Manetta

 





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