Delitto Cocò, la lite di Natale e la testimonianza contesa

COSENZA «Ti spanzo». Sarebbero state queste le ultime parole dette la sera della vigilia di Natale tra Vittoria Bellusci e Salvatore Accursi. La prima è la madre di Cosimo Donato,…

COSENZA «Ti spanzo». Sarebbero state queste le ultime parole dette la sera della vigilia di Natale tra Vittoria Bellusci e Salvatore Accursi. La prima è la madre di Cosimo Donato, il secondo è lo zio di Faustino Campilongo. Donato e Campilongo sono i principali imputati nel processo sul triplice omicidio di Cassano allo Ionio, dove a perdere la vita, assieme a suo nonno e alla compagna di quest’ultimo, fu anche il piccolo Cocò Campolongo. Il processo si sta celebrando alla corte d’Assise del tribunale di Cosenza. 
Solo l’intervento di due gazzelle dei carabinieri ha messo fine alla lite dello scorso 24 dicembre che, a quanto riportato sulle annotazioni dei militari, ha interessato le due famiglie. Alla base del diverbio ci sarebbe proprio la testimonianza di Salvatore Accursi nel processo. L’ipotesi emersa in aula è che i familiari di Donato pretendevano che Accursi scagionasse il loro congiunto fornendo dichiarazioni non veritiere.

LA FALSA TESTIMONIANZA Il pubblico ministero Domenico Assumma chiede di poter ascoltare gli agenti che la vigilia di Natale dello scorso anno sono intervenuti. A contrada Cerzitello le vite delle persone che vi abitano si mescolano come i fatti di cronaca. Un quartiere popolare e solo un corridoio a separare le due abitazioni. Due case popolari. Paolo Falasca brigadiere che presta servizio per i carabinieri di Castrovillari risponde senza esitare alle domande del pubblico ministero. «Quando la donna ha detto “Ti spanzo” al figlio di Accursi mi sono messo davanti a lui e l’ho accompagnato a casa». Pochi metri separano le due abitazioni. «Ho lasciato il maresciallo Geremia nella casa della donna e appena sono arrivato a casa di Accursi ho visto che era molto agitato». Tra le due famiglie erano volate parole grosse. «Era arrabbiato con la mamma di Donato Cosimo perché più volte gli aveva ripetuto che avrebbe dovuto testimoniare nel corso del processo e doveva dire che suo figlio quella sera aveva bussato a casa sua in modo da poterlo scagionare da ogni accusa». Donato Cosimo detto “Topo” e Faustino Campolongo detto “Panzetta” sono accusati dell’omicidio di Giuseppe Iannicelli, Ibtissam Touss e del piccolo Cocò. «Mi riferì – continua il brigadiere – che non aveva nessuna intenzione di dire il falso. Non lo avrebbe fatto neanche per il nipote (Faustino Campolongo, ndr). Anche perché mi disse che quel giorno lui non si trovava a casa, era stato operato da poco e stava da sua figlia Lucia». La vigilia di Natale del 2017 si trovava a casa con il padre e, in base al racconto del carabiniere, annuiva ad ogni parola proferita dal genitore. «Padre e figlio sono scoppiati in lacrime – conclude – siamo riusciti a convincerli a passare una serena vigilia come avevano pianificato di fare e li abbiamo accompagnati fino alla macchina».

LA RABBIA Non è da escludere che Salvatore Accursi abbia nel corso dei minuti precedenti all’arrivo dei carabinieri fatto valere le sue ragioni prendendo a colpi di stampelle (che usa per motivi di salute, ndr) la porta della vicina. A riferirlo in udienza è il maresciallo Fabrizio Geremia che racconta quello che Vittoria Bellusci ha raccontato appena è arrivata la prima volante. La donna da qualche mese è agli arresti domiciliari, misura cautelare ridotta dopo aver scontato un periodo in carcere. Quella sera a casa non era da sola, c’erano la figlia ancora minorenne e la suocera. Intanto nei confronti di Salvatore Accursi il tribunale ha predisposto un accertamento medico tramite visita fiscale in modo tale da accertare se ci siano effettivamente degli impedimenti per fornire la sua versione dei fatti.

Michele Presta
redazione@corrierecal.it







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