Lamezia, la Multiservizi è una polveriera

LAMEZIA TERME Non hanno intenzione di correre dei rischi, anche gravi, per scelte aziendali che non hanno adottato e che hanno portato la Lamezia Multiservizi a versare in condizioni a…

LAMEZIA TERME Non hanno intenzione di correre dei rischi, anche gravi, per scelte aziendali che non hanno adottato e che hanno portato la Lamezia Multiservizi a versare in condizioni a dir poco pericolose. Così, con una lettera indirizzata ai sindaci soci della municipalizzata lametina, Mariantonietta Del Vecchio e Gianpaolo Ciardullo – designati dal Comune di Lamezia Terme quali componenti del Consiglio di amministrazione della spa – il 26 gennaio scorso hanno manifestato la propria «impossibilità e indisponibilità a ricoprite le cariche relative all’Organo amministrativo della Lamezia Multiservizi spa». Di più, Del Vecchio e Ciardullo, dopo avere dato un’occhiata ai conti della municipalizzata ritengono «necessario, a parete degli scriventi, porre la società in liquidazione», cosa «che potrà comunque consentire di continuare l’erogazione dei servizi».

OMESSO VERSAMENTO DELLE RITENUTE D’ACCONTO Quello che i due designati professionisti rilevano è che «la attuale situazione economica della Lamezia Multiservizi spa è caratterizzata da mancanza di liquidità adeguata agli impegni finanziari, nonché da una debitoria complessiva pari ad  24.614.290 euro che impedisce finanche di pagare gli emolumenti ai dipendenti da dicembre 2017, e di cui solo 4.658.671 verso Enti previdenziali ed Erario».
Gli occhi sui conti della società Del Vecchio e Ciardullo hanno cominciato a metterli già il 23 gennaio scorso e hanno appreso l’omesso versamento delle ritenute d’acconto nei confronti dei lavoratori dipendenti nell’anno 2017. La voce di bilancio relativa ai debiti verso l’erario è pari a circa 1.500.000 euro «riferita a ritenute d’acconto operate nei confronti dei lavoratori dipendenti nell’anno 2017 e non versate alle scadenze dovute». È un reato, e per importi superiori ai 150mila euro «ne risponde il Consiglio di amministrazione in carica al momento della presentazione del modello 770».
Troppi rischi e non solo penali, perché in caso di condanna il reato prevede la la reclusione da 6 mesi a due anni e l’interdizione dai pubblici uffici, oltre ad altre sanzioni. C’è anche il problema dei crediti vantati dalla Multiservizi nei confronti dei Comuni soci, che ammontano a 14 milioni 485mila euro, la cui riscossione ha un futuro incerto e i nominati responsabili della municipalizzata non possono correre il rischio «di una futura copertura finanziaria per saldare il predetto debito (verso l’Erario, ndr), sulla scorta della circostanza che la scadenza del termine è presumibilmente fissata all’ottobre 2018». Scadenze impossibili da rispettare, crediti difficili da riscuotere in poco tempo da parte dei Comuni. E il pericolo di incorrere in un decreto penale di condanna che avrebbe colpito «automaticamente i componenti del cda, quindi, nel nostro caso, quello nominato nella prossima assemblea dei soci».
Del Vecchio e Ciardullo affermano di avere inizialmente accettato «la designazione a presidente e componente del cda con sommo spirito di servizio al quale è sotteso un altissimo senso dello Stato». Ma, tuttavia, «dover subire un decreto di condanna per scelte aziendali non direttamente adottate, devasterebbe l’onorabilità e l’integrità professionale di ciascuno degli scriventi», affermano nella nota.

LE CONDIZIONI DISATTESE Uno spiraglio di possibilità nell’accettare la nomina era stato lasciato a condizione che «il debito precitato di euro 1.620.000 maturato a titolo di ritenute d’acconto per lavoro dipendente, compresi sanzioni ed interessi, venga completamente saldato dal Comuni soci, con versamenti nelle casse della società», e inoltre che «i Comuni soci si impegnino, sin da ora, a ripianare i debiti pregressi per consentire il pagamento degli emolumenti ai dipendenti, nonché per consentire la corrente amministrazione della società, attualmente ingestibile per carenza di fondi».
«In mancanza – concludono Del Vecchio e Ciardullo –, i sottoscritti dichiarano, loro malgrado, l’impossibilità e l’indisponibilità a ricoprire le cariche relative all’organo amministrativo della Lamezia Multiservizi spa e sarà necessario, a parete degli scriventi, porre la società in liquidazione». La lettera indirizzata ai Comuni soci è datata 26 gennaio 2018.
Il 30 gennaio Mariantonietta del Vecchio e Giampaolo Ciardullo revocano, con una nota inviata la commissario prefettizio Francesco Alecci, la propria disponibilità a ricoprire la carica di membri dei Consiglio di amministrazione della Lamezia Multiservizi spa. Alla viglia dei tre avvisi di garanzia nei confronti di tre dirigenti del settore idrico della società – insieme a quattro componenti della Sorical – la Multiservizi si rivela una patata bollente, carica di debiti, con i conti pericolosamente in disordine e una situazione creditoria difficile da ripianare. 

 

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







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