Il centro per la fibrosi cistica è ancora un sogno lontano

LAMEZIA TERME Sono passati ben quattro anni dall’apertura del centro regionale, a Lamezia Terme, per la fibrosi cistica e il sogno di realizzare una struttura che garantisca le migliori cure…

LAMEZIA TERME Sono passati ben quattro anni dall’apertura del centro regionale, a Lamezia Terme, per la fibrosi cistica e il sogno di realizzare una struttura che garantisca le migliori cure possibili è ancora lontano.
Il numero dei medici è ancora insufficiente e, molti di loro, sono anche precari. Mancano, soprattutto, il pediatra e il fisioterapista respiratorio, creando enormi disagi e difficoltà ai pazienti. Una situazione, dunque, allo stremo e che ha spinto l’associazione “Respirando la Vita”, ad organizzare un sit-in di protesta davanti all’ingresso dell’ospedale di Lamezia Terme.
Fra i promotori c’è Rita Paonessa dell’associazione “Respirando la Vita”: «Vogliamo ribadire – ha detto – che i pazienti hanno bisogno di medici e fisioterapisti respiratori già formati sulla fibrosi cistica e subito. I pazienti non possono essere cavie e vittime della burocrazia, ma hanno bisogno di persone competenti e che siano in grado di assisterli. Non possiamo, dunque, aspettare che vengano formati altri medici, tanto più che già altri medici sono stati formati, correndo il rischio di un ulteriore spreco di denaro».
Intanto, dall’Asp di Catanzaro e dal suo direttore Giuseppe Perri arrivano le prime, informali, rassicurazioni: «Manderanno un pediatra – dice ancora Paonessa – un fisioterapista e uno pneumologo, ma presi da graduatorie generiche».
Insomma, qualcosa si muove ma è ancora troppo poco per chi combatte da tempo con la fibrosi cistica e ha scelto di affidarsi alle cure dell’unico centro regionale in Calabria. Ma, dietro alle sofferenze dei pazienti, c’è anche l’impegno quotidiano delle famiglie e c’è chi non ha alcuna intenzione di lasciare la Calabria per andare altrove.
«Ho deciso di restare qui – ha detto una mamma – ma se succede quello che tutti si aspettano e se il centro chiude, sarò costretta a portare mio figlio a Roma, a Genova, e questo quanto costerebbe alla Regione Calabria?».

 

Giorgio Curcio
redazione@corrierecal.it





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