JONNY | Chiusa l’inchiesta per 110 indagati

CATANZARO Chiuse le indagini nei confronti di 110 indagati nell’ambito del procedimento “Jonny” che il 15 maggio scorso portò, da parte della Dda di Catanzaro, al fermo di 68 persone (più…

CATANZARO Chiuse le indagini nei confronti di 110 indagati nell’ambito del procedimento “Jonny” che il 15 maggio scorso portò, da parte della Dda di Catanzaro, al fermo di 68 persone (più 16 indagate a piede libero) accusate di associazione di tipo mafioso, estorsione, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, malversazione ai danni dello Stato, truffa aggravata, frode in pubbliche forniture e altri reati di natura fiscale, tutti reati aggravati dalla modalità mafiose. Al centro dello scandalo il Cara di Isola Capo Rizzuto e l’accoglienza ai migranti, controllata, secondo l’accusa, dalle cosche crotonesi attraverso nomi noti, tra i quali l’ex governatore della Misericordia, Leonardo Sacco e il sacerdote Edoardo Scordio. 
Ad essere iscritti nel registro degli indagati – risulta nella chiusura indagini vergata dal procuratore capo Nicola Gratteri, dagli aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla e dai sostituti Domenico Guarascio e Debora Rizza – sono Armando Abbruzzese; Salvatore Abbruzzo; Francesco Aceto; Antonio Francesco Arena, classe ’91; Fabrizio Arena; Francesco Arena, classe ’79; Antonio Francesco Arena, classe ’80; Francesco Arena, classe ’60; Giuseppe Arena, classe ’66; Giuseppe Arena, classe ’86 (figlio di Pasquale Arena, alias “Nasca”); Pasquale Arena, alias “Nasca”; Pasquale Arena, classe ’92; Salvatore Arena, classe ’59 alias “Scrucco”; Salvatore Arena, alias “ricchia”, classe ’69; Pasquale Attianese; Luciano Babbino; Francesco Bruno; Francesco Caiazzo; Francesco Cantore; Leonardo Catarisano; Mario Ciliberto; Salvayìtore Colacchio; Vincenzo Corda; Giuseppe Cosco; Aurora Cozza; Emanuela D’Alfonso; Salvatore D’Alfonso; Salvatore Danieli; Salvatore De Furia; Raffaele Di Gennaro; Domenico Falcone; Salvatore Foschini; Saverio Gallo; Luigi Gareri; Fiore Gentile; Francesco Gentile; Tommaso Gentile; Antonio Giglio; Nicolino Gioffrè; Aldo Giordano; Aurelio Giordano; Lorenzo Giordano; Vincenzo Godano; Giovambattista Greco; Maurizio Greco; Francesco Gualtieri; Pasquale Gualtieri; Raffaele Gualtieri; Domenico Guareri;  Mario Guareri; Andrea Guarnieri; Leye Kane; Maria Lanatà; Nicola Lentini; Paolo Lentini; Rosario Lentini; Vincenzo Lentini; Vincenzo Domenico Lentini; Giuseppe Lequoque; Lionetti Costantino; Michela Maiolo; Nicola Maiorino; Francesco Mammone; Giuseppe Mancuso; Antonio Manfredi; Mario Manfredi;  Francesco Martiradonna; Domenico Mercurio; Luca Pietro Mercurio; Luigi Miniaci; Santo Mirarchi; Pasquale Morelli, classe ’47; Pasquale Morelli, classe ’92; Antonio Giuseppe Morrone; Luigi Morrone; Pasquale Morrone; Santo Morrone; Paolo Muccillo; Angelo Muraca; Stefania Muraca; Beniamino Muto; Domenico Nicoscia, classe ’78; Domenico Nicoscia, classe 62; Pasquale Nicoscia; Salvatore Nicoscia; Fortunato Pirrò; Salvatore Pizzimenti; Antonio Poerio, classe ’71; Antonio Poerio, classe ’81; Domenico Poerio; Fernando Poerio; Pasquale Poerio; Antonio Pompeo; Giuseppe Pullano; Mario Ranieri; Ercolino Raso; Domenico Riillo; Francesco Romano; Salvatore Romano; Pietro Romeo; Leonardo Sacco; Luigi Rosario Sanzo; Antonio Saporito; Teresa Scerra; Edoardo Scordio; Francesco Taverna; Giuseppe Tipaldi; Roberto Valeo. 

LE COSCHE E IL CARA Per quanto riguarda l’associazione mafiosa, secondo l’accusa l’associazione criminale ‘ndranghetistica, nella quale la parte del leone la fanno le famiglie Arena e Nicoscia, «controlla il territorio di Isola di Capo Rizzuto ed i comuni viciniori fra i quali Catanzaro, ove insiste una cellula operativa che gode di parziale autonomia».
In particolare le cosche «per il tramite dell’articolazione di Isola di Capo Rizzuto della Fraternita di Misericordia acquisivano il controllo delle forniture e dei servizi inerenti l’assistenza ai migranti apprestati nel centro di accoglienza sito in località Sant’Anna e denominato Cara. Acquistavano il controllo dei servizi subappaltati dall’ente gestore Misericordia fra i quali quello di catering, per il tramite di imprese di ristorazione gestire da intranei e dotate aziendalmente con danaro della consorteria. Il tutto al fine di distrarre in favore della bacinella della consorteria cospicui capitali ricevuti dall’Utg (ufficio territoriale del governo, la Prefettura, ndr) di Crotone quale compenso delle forniture e dei servizi resi. Distrazione del danaro perpetrata per il mezzo della commissione di numerosi reati fiscali, di riciclaggio e di malversazione, orditi per il tramite di imprese mantenute tali nel corso degli anni a prescindere dalle denominazioni commerciali via via succedutesi (ditte, insegne, vesti societarie ecc.) e vedenti quali “schermo” negoziale con gli enti pubblici affidatari (Prefettura e Ministero) sempre la Misericordia di Isola Capo Rizzuto».

IL CONTROLLO DEI VILLAGGI TURISTICI «La cosca, tramite i suoi componenti, esercitava il controllo di diversi villaggi turistici siti in provincia di Crotone monopolizzando le forniture di beni e servizi e interponendosi nella selezione degli addetti ai lavori che vengono scelti fra persone indicate dai componenti la consorteria. Cooptava, altresì, diversi imprenditori che, in cambio di una partecipazione agli utili di impresa assicurata agli intranei, potevano contare su un’implementazione del portafogli clienti, spesso con l’imposizione di mono-oligopoli e comunque, su un’attività di recupero crediti fondata sulla carica di intimidazione della consorteria che li rendeva riconoscibili sul territorio quale imprenditori “amici”».

IL MONOPOLIO DELLE SCOMMESSE «Il sodalizio, con i suoi esponenti, acquisiva e manteneva una “posizione dominante” nel settore imprenditoriale della raccolta delle scommesse on line – esercitata anche con modalità illecite in violazione dell’art. 4 legge 401/89 – e su rete fissa nonché del noleggio degli apparecchi per il gioco on line, mediante accordi e alleanze con referenti di fazioni della criminalità organizzata operanti sul territorio, con l’alterazione degli equilibri di un libero mercato e, comunque, per conseguire profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri». 

IL MERCATO DEI REPERTI ARCHEOLOGICI La consorteria e i suoi intranei sono accusati, a vario titolo di avere commesso delitti «contro la persona, in materia di armi, stupefacenti, oltre che per acquisire in modo diretto ed indiretto, la gestione ed il controllo di attività economiche nei diversi ambiti imprenditoriali, per acquisire le forniture per la realizzazione di opere pubbliche o private, nonché forniture per servizi vari sul territorio, e comunque per conseguire profitti e vantaggi ingiusti per sé e per altri. Fra gli altri reati i componenti della consorteria trafficavano in reperti archeologici organizzandone l’impossessamento e la vendita nel mercato clandestino». Gli indagati hanno ora 20 giorni di tempo per produrre memorie difensive o chiedere di essere sentiti dai magistrati. Del collegio difensivo fanno parte, tra gli altri, gli avvocati Giancarlo Pittelli, Gregorio Viscomi, Mario Prato, Saverio Loiero, Vittoria Aversa, Salvatore Staiano, Vincenzo Girasole, Sergio Rotundo, Antonio Lomonaco, Francesco Iacopino, Tiziano Saporito, Gianni Russano, Giuseppe Napoli, Francesco Catanzaro, Francesco Verri, Armando Veneto.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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