La rivincita di Lucano, gli ispettori elogiano Riace

La relazione, stilata dopo le ispezioni eseguite a gennaio, maggio, giugno e luglio del 2017, era stata a lungo richiesta da Mimmo Lucano ma, finora, il sindaco di Riace non…

La relazione, stilata dopo le ispezioni eseguite a gennaio, maggio, giugno e luglio del 2017, era stata a lungo richiesta da Mimmo Lucano ma, finora, il sindaco di Riace non ne aveva potuto conoscere i contenuti. Ora invece emergono i contorni delle visite che gli ispettori prefettizi hanno effettuato in seguito a quelle, ormai ben note, di settembre e dicembre del 2016, che hanno portato all’apertura dell’inchiesta a carico del “sindaco dell’accoglienza”, indagato per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata. Ad anticiparne i contenuti, che stavolta sono molto lusinghieri nei confronti del “modello Riace”, è Emilio Sirianni sul Manifesto di domenica: «I verbalizzanti dichiarano, in incipit, di voler abbandonare “formule di stretto criterio burocratico amministrativo”, al fine di “spiegare non solo quello che viene fatto (o non fatto) a Riace, ma soprattutto come viene fatto direttamente dalle persone (di ogni colore e nazionalità) che ne sono le dirette e principali protagoniste”. Ecco così un documento – scrive il Manifesto – che non ha nulla dell’arido ed a volte astruso linguaggio dei burocrati ministeriali e riesce a rendere il senso profondo di un’esperienza unica. Funzionari prefettizi, all’evidenza travolti dall’immersione in quel piccolo cosmo descrivono la scuola in cui “ragazzini di Riace scherzano e scambiano commenti ironici con i loro coetanei dell’Africa o del vicino oriente”; le “case vecchie ed umili… ma pulite ed ordinate, venate della mescolanza di donne ed uomini di provenienza disparata” in cui ospiti d’altre parti del mondo conducono la stessa vita dignitosa della gente umile di Calabria; “un abile cuoco sahariano che sta preparando magnifiche pizze”; le “botteghe artigiane in cui si lavora il legno, il vetro, la lana, i tessuti…”; quella «”insenatura verde scavata nella collina”, lavorata a terrazzamenti che ospitano le case degli asini, usati per la raccolta differenziata e gli orti che vi saranno realizzati, anch’essi da affidare ai migranti per integrare il sostentamento e forse anche per alimentare il ciclo dell’economia agricola».
Il verbale degli ispettori, insomma, diventa quasi un racconto che assume evidentemente i toni dell’elogio. Ma prima di leggerlo, però, Lucano ha dovuto aspettare parecchio – al contrario di quelle precedenti – e, in ultimo, ha presentato una denuncia alla procura di Reggio per ottenerne il rilascio. Nel frattempo i finanziamenti per l’accoglienza destinati a Riace sono stati bloccati.







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