«Fase commissariale finita»

«La gestione commissariale degli ultimi anni? Un vero disastro. La politica locale? Incapace di fare scelte coraggiose». Non ha peli sulla lingua il commissario delegato per il superamento della situazione…

«La gestione commissariale degli ultimi anni? Un vero disastro. La politica locale? Incapace di fare scelte coraggiose». Non ha peli sulla lingua il commissario delegato per il superamento della situazione di emergenza nel settore dei rifiuti solidi urbani in Calabria, Graziano Melandri, per descrivere lo stato di salute di un sistema che, come afferma egli stesso, «ha ereditato». Una situazione che l`ex comandante provinciale della guardia di finanza, già assessore comunale di Reggio Calabria nella prima giunta Scopelliti, definisce «al limite della sopportazione». Ma non paragonabile assolutamente all`emergenza napoletana.
Generale, la Calabria rischia di precipitare nel caos campano?
«Nonostante tutto, no. Per varie motivazioni. La prima delle quali legata alla densità della popolazione. La Campania, ma sarebbe più corretto affermare la provincia di Napoli, si trova ad avere una delle più alte concentrazioni abitative in Italia. Per questo lì diventa un problema anche individuare un`area libera dove poter realizzare qualsiasi impianto. Anche una discarica. Inoltre, a differenza della Calabria, esiste un problema serio dovuto alla raccolta dei rifiuti solidi urbani nelle città. Questi aspetti non sono comuni alla Calabria. Qui le problematiche sono diverse, non da sottovalutare affatto, ma specifiche di questo territorio e legate soprattutto a come si è provveduto, nel passato, a programmare gli interventi per mettere a regime un corretto sistema di gestione dei rifiuti».
Si spieghi meglio. Quali sono stati gli errori di cui parla?  
«Non vorrei criticare i miei predecessori, ma è evidente che qualcosa, nel passato, non ha funzionato a dovere. Mi riferisco a chi non ha portato avanti, per motivazioni strettamente politiche, gli interventi che pur erano previsti nel “Piano di gestione dei rifiuti”. Così ci troviamo ora ad avere un sistema incompiuto e sbilanciato. Infatti, se la parte sud della regione ha, tutto sommato, una rete di impianti che regge, lo stesso non può dirsi nella parte nord. In particolare l`area della provincia di Cosenza, quella maggiormente popolata, si trova sostanzialmente sprovvista di impiantistica. Questo ha provocato l`attuale paradossale situazione che i comuni dell`alto Tirreno cosentino debbano conferire i loro rifiuti a decine di chilometri di distanza. Inoltre si è lavorato senza alcun controllo reale sull`efficacia degli interventi ma anche sulle spese».
Quali sono stati i principali interventi per invertire la rotta?
«Innanzitutto ho dovuto istituire un ufficio specifico per risolvere i contenziosi. Il nostro ufficio ha ereditato 480 procedimenti per 173 milioni di debiti. Eppure vanta anche un credito nei confronti delle amministrazioni comunali di 135 milioni. Un passaggio necessario alla luce anche del controllo cui dal 1 marzo, finalmente, questo ufficio è sottoposto da parte della Corte di conti. Stiamo anche cercando di recuperare quei mezzi messi a disposizione delle società miste che non hanno raggiunto l`obiettivo della raccolta differenziata».
Secondo lei, come se ne esce?
«È sicuramente finito il tempo del commissariamento. Non è più giustificabile. Per questo entro il 31 dicembre, data in cui si concluderà definitivamente questa fase, programmeremo insieme alla Regione un Piano di interventi infrastrutturali per uscire dall`emergenza. Ma sarà una fase transitoria. Dopo dovrà essere la politica locale a indicare le soluzioni definitive per dare un assetto ordinario alla gestione del ciclo dei rifiuti calabresi».







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