Le intuizioni (dimenticate) dei padri costituenti sulla cultura

Dialogo tra Montanari e Bray a Cosenza per il Premio Sila. Che trova casa nel centro storico e pensa a una nuova sede in Sila. Paolini: «Presto volumi preziosi in edizione digitale»

COSENZA Tomaso Montanari e Massimo Bray arrivano insieme al ridotto del teatro di tradizione “Alfonso Rendano” di Cosenza. L’ultimo piano del teatro dedicato al musicista che inventò il terzo pedale del pianoforte è cenacolo conviviale di idee più o meno eretiche, a seconda dei punti di vista, della concezione di cultura e di beni culturali. E i due, ospiti della fondazione Premio Sila, non ci mettono molto a far capire l’andamento dell’incontro. L’ex ministro Bray, per esempio, sui centri storici è una barca a vela che va contro vento. «Ogni volta che visito un centro storico sono colpito e addolorato. Colpito per come siano ridotti, addolorato quando penso a come si sia ridotto quello di Lecce». Le onde di turisti che calpestano la bianca pietra leccese per Massimo Bray non sono quella risorsa che alimenta l’economia, ma fenomeno da gestire per evitare che dei centri storici non rimanga nulla. «Siamo un paese a cui non è rimasto più nulla – aggiunge –. E siamo convinti che il nostro futuro siano i beni culturali che trattiamo come se fossero la benzina che alimenta una macchina. Non abbiamo saputo valorizzare le stagioni culturali del nostro paese e adesso siamo convinti che con il “fare” risolveremo tutto i nostri problemi».

L’ARTICOLO 9 DELLA COSTITUZIONE Il pretesto che permette di dialogare al professore e critico d’arte Montanari con il direttore generale dell’istituto enciclopedico Treccani Bray è l’articolo 9 della Costituzione. Penultimo dei 10 articoli fondamentali della carta ma la cui portata lo rende caposaldo del diritto costituzionale e dei diritti e doveri (dello Stato) ad esso connessi. A redigerlo furono Concetto Marchesi e un giovane Aldo Moro. Nelle trascrizioni dei lavori dell’assemblea costituente emerge come il dialogo tra i due sia molto ferrato, al punto che all’attuale testo («La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione») si è giunti modificando la prima stesura, redatta in questo modo: «Lo Stato, favorendo con premi e sovvenzioni le migliori iniziative private, stabilirà e svolgerà, con l’assistenza di enti locali e per mezzo delle autorità centrali e periferiche, un piano di struttura scolastica diretto ad integrare e ad estendere l’istruzione popolare». Tutto venne concentrato nella parola “cultura”. «Arriviamo al termine cultura in costituzione – dice Montanari – dall’esperienza della dittatura. Questo articolo si lega indissolubilmente con l’articolo 3. Quando sento parlare di frontiere penso sempre a questi due articoli. Siamo una nazione aperta, siamo italiani per ius soli, non è l’Italia che ci appartiene, siamo noi che apparteniamo all’Italia». Cosa avvenne nei giorni di redazione del nono articolo stuzzica la fantasia di Massimo Bray. «Possiamo solo immaginare a chi venne in mente di scrivere cultura. Certo non possiamo esimerci da una riflessione e cioè quella è stata una classe dirigente che noi adesso possiamo solo rimpiangere. Capire che il patrimonio culturale si staccasse dal mero valore economico e fosse una cosa da trasmettere nel tempo è stata un’intuizione straordinaria».

Enzo Paolini

UNA NUOVA CASA PER IL PREMIO SILA Cosenza, salita del liceo numero civico 14. Sono queste le coordinate da tenere a mente. Il “Premio Sila” ha una casa. Nel cuore della Cosenza vecchia, giurati e non solo si riuniranno per i lavori della premiazione e per tutto quello che ruota intorno all’universo letterario. È un universo perché la sede ospita tutti i volumi che sono stati donati dalla Fondazione Banca Carime. Enzo Paolini, con alle spalle l’opera “Giri di Parole” di Giovanni Fava, ringrazia i suoi collaboratori. «Questo è un luogo che non sarà aperto solo ai nostri giurati, ma a chi vorrà arricchirlo con i suoi contributi. Abbiamo dei volumi preziosi che sono stati catalogati e che digitalizzeremo». Sul tavolo la prima edizione del volume “Storia di Napoli” scritto da Benedetto Croce. Ma anche “Viaggio in Calabria” di Cesare Lombroso, “Storia Calabrese” di Vicinio Capelli e “Mezzogiorno e colonie” di Leopoldo Franchetti. Enzo Paolini, presidente della Fondazione, richiama spesso il suo braccio destro Gemma Cestari, direttrice del premio. «Se questo luogo diventerà fucina di interessi e conoscenze, lo devo ai miei collaboratori». Libri sul meridione e non solo, la fondazione sta lavorando per aprire una nuova sede anche in Sila, a Camigliatello, e nel frattempo già i primi inquilini si sono avvicinati: Battista Sangineto con l’osservatorio Sud e l’associazione Libertà e giustizia.

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it





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