Andreatta, l’uomo del Nord che fece nascere l’Unical 50 anni fa

Al primo rettore dell’ateneo calabrese è stato intitolato il ponte che collega Cosenza e Rende. La fusione delle due città benedetta anche da Enrico Letta: «Un messaggio di unione che deve arrivare all’intera nazione». Eleonora ricorda l’impegno del padre: «Era convinto che il Sud non avesse bisogno di soli aiuti statali»

RENDE Sarà la volta buona? Come per l’Unical, il primo passo concreto, al netto delle convention, lo fa Beniamino Andreatta. Sì, perché l’intitolazione del “ponte sul Campagnano” al primo rettore dell’Università della Calabria è di fatto una prova tecnica di trasmissione della città unica. Fusione che battezza anche l’ex premier Enrico Letta, discepolo “andreattiano”, arrivato in Calabria per la celebrazione del 50esimo anno della legge istitutiva del campus universitario, il primo in Italia in stile americano-anglosassone, tra i 500 atenei più importanti al mondo. E non ci gira intorno, Letta. Prende la palla al balzo e rispolverando il romanzo di Italo Calvino “Le città invisibili” spiega perché i ponti sono importanti: «L’intitolazione di un ponte a Beniamino Andreatta rappresenta un grande momento per l’unione delle città di Cosenza e Rende. È da più di un mese che ogni giorno il nostro pensiero va alla tragedia del crollo del ponte Morandi. Mi piace ripensare agli scritti di Italo Calvino, nei ponti si trova la fusione e il lavoro di tutti, ogni pietra è utile e si unisce ad un’altra per costruire navate e pilastri. Ed in questo spirito si inserisce la celebrazione di oggi, quello che da oggi arriva da Cosenza-Rende è un messaggio di unione forte che deve essere esteso a tutta la nazione».

TRENTINO MERIDIONALISTA Beniamino Andreatta sapeva bene che cosa rappresentasse negli anni 70 la costruzione del campus universitario in Calabria. Ne era convinto lui e cercava di coinvolgere tutti quelli che gli stavano intorno, ricorda la figlia Eleonora. «Sono indimenticabili i viaggi che mio padre faceva per essere presenti ai sopralluoghi, ci voleva con sé, mio padre era un uomo del Nord, ma sapeva bene di quello che aveva bisogno il Sud». In compagnia di Giada, la moglie di Andreatta, morto 10 anni fa, Eleonora spiega cosa le è stato trasmesso dal padre. «Era convinto che al Sud andasse portato sviluppo ed emancipazione, non solo con gli aiuti di Stato, ma con degli strumenti nuovi per il territorio, e l’ateneo universitario in quegli anni era quello che serviva alla Calabria».

UNO STATUTO MODERNO Come ricordato anche nel corso del confronto che si è tenuto al Tau (teatro auditorium dell’Unical) a Beniamino Andreatta la Calabria deve essere riconoscente non solo per la legge istitutiva ma anche per la redazione dello statuto universitario che, nonostante gli anni, il rettore Gino Crisci definisce «incredibilmente moderno». E 50 anni fa sulla carta vergata dal primo rettore c’era l’istituzione dei dipartimenti, modello ripreso anche dal ministro Maria Stella Gelmini. «Certo, se all’epoca della riforma si fosse preso in mano il nostro statuto – continua Crisci – si sarebbe potuta fare una riforma decisamente migliore. Nella nostra carta fondativa avevamo non solo l’istituzione dei dipartimenti, ma un altro concetto importante, quello della “residenzialità”, secondo cui studenti e insegnanti dovessero essere residenti e anima del campus». Nell’estate del ’71 se ne immatricolarono 600, Andreatta sognava un ateneo di 12mila studenti, cifra negli anni ampiamente superata. «Abbiamo avuto anni difficili – aggiunge il rettore – sono stati superati ma solo perché come ci aveva suggerito Antonio Guarasci (il primo presidente della Regione Calabria, ndr) siamo riusciti a “sprovincializzarci”, ad oggi abbiamo 800 studenti stranieri, rapporti con università all’estero e 30 lauree doppie». Lo sguardo al futuro dell’ateneo calabrese si muove in simbiosi con la Regione Calabria, il rettore plaude alle politiche regionali sui bandi europei che hanno permesso di creare un sistema regionale delle università e dato la possibilità a tutti gli studenti con diritto alla borsa di studio di essere idonei e beneficiari.

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it





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