Da Milano a Soverato, l’arma di Melià sono le rime

Lo stile del giovane rapper calabrese si è evoluto. Dagli esordi di “Dalle mie parti” all’indie rap di “Non dipende da me”

Un percorso musicale intenso, vario ma segnato da radici solide. C’è infatti un filo conduttore che porta dritto in Calabria nell’esperienza artistica di Melià – al secolo Piergiorgio Greto Melia – il giovane rapper originario di Soverato trapiantato da qualche anno a Milano. Un legame potente, irrinunciabile, evidenziato in ogni produzione finora realizzata da Piergiorgio e da quanti hanno collaborato con lui. Tanto nella scelta delle location (ogni videoclip è stato del resto girato lungo la Baia dell’Ippocampo) quanto nelle rime di quella che ormai è diventata una delle forme espressive maggiormente apprezzate dai giovani.
Il titolo dell’esordio – ormai risalente a 7 anni fa – dà subito l’idea di ciò che desiderava comunicare il giovane artista che all’epoca aveva scelto il nome di Billy the Kid: “Dalle mie parti” si chiamava quel singolo dalle liriche più cadenzate e con riferimenti diretti al senso di comunità (ma non solo) che alberga davanti al mar Jonio. Lo stile poi cresce e si evolve, attraversando una fase più sperimentale e “internazionale”: è il casi di “Runnin” e “Amen”, cantati in inglese. Il lavoro si sovrappone poi alle continue collaborazioni con chi a Soverato e dintorni cerca di esprimersi attraverso il linguaggio, ormai universale, della musica rap. Si va così da “Streets of death” realizzato con Fango (il video si apre non a caso con un’immagine della Statale 106) e “Our father” accanto a Yathug. Ancora più espliciti – a partire dalla copertina del disco su cui campeggiano un cavalluccio marino e dei peperoncini a cornice del titolo – sono i riferimenti in “Soverato All Stars”, una session corale che vede protagonisti insieme a Billy the Kid i suoi compagni d’avventura Vicente Medrano, Svago, Lukas, AtomoG e ancora Yathug e Fango.
Siamo ormai arrivati al 2018, l’anno del cambiamento: Piergiorgio sta affinando le sue “armi” fatte di rime, pensieri, metriche e sintetizzatori, anche e soprattutto grazie all’esperienza maturata all’ombra della Madonnina. E il nuovo stile è un mix di indie rap e alternative rap, anche se è complesso affibbiare delle etichette al rinnovato Melià. È quindi il turno di “Millemiglia”, un brano a tratti malinconico – «devo stare calmo, anche se non cambio» – nel quale però emerge la voglia di inseguire comunque un sogno, seppur in un’altra realtà: «Non mi tirerò indietro no, no. Quel treno io lo prenderò». L’ultima creatura è “Non dipende da me”, dove l’uso delle immagini fa da contraltare a riflessioni interiori che spingono Melià ad affermare: «Ho mille contatti in rubrica ma in fondo chi pensi conosca davvero». Specchio dei tempi, quando a contare è soprattutto l’immagine. Eppure, basterebbe guardarsi indietro e soprattutto dentro per ricominciare a cercare ciò che conta davvero.







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