Dalla cultura una chance per la Calabria

Il report di Demoskopika, voluto del Ministero per i beni e le attività culturali, analizza il grado di utilizzo dei fondi Pon Cultura e Sviluppo 2014-2020. I numeri della regione: spesa turistica per 1,1 miliardi di euro e oltre 6mila imprese attive che impiegano 22mila occupati

ROMA Nel 2017, il sistema produttivo culturale e creativo ha prodotto nel Mezzogiorno un valore aggiunto pari a 12 miliardi di euro, in crescita del 3,4% rispetto al 2016. Ha generato, inoltre, una spesa turistica per 5,3 miliardi di euro. Ben 239 mila gli occupati nel settore e oltre 60 mila le imprese attive. La Calabria, in particolare, presenta una ricchezza pari a 959 milioni di euro, in crescita dell’1,1% rispetto all’anno precedente, una spesa turistica per 1,1 miliardi di euro, oltre 6 mila imprese attive che impiegano ben 22 mila occupati.
La qualità dei prodotti e dei servizi, inoltre, si colloca in cima ai fattori di competitività, secondo i “portatori d’interesse” principali del comparto, mentre gli elevati oneri fiscali e amministrativi ne condizionano lo sviluppo. E, intanto, nel 2018, il clima di fiducia degli imprenditori del sistema produttivo culturale e creativo presenta segnali positivi rispetto alla crescita, merito anche dell’utilizzo dei finanziamenti messi in campo dal Programma Operativo Nazionale “Cultura e Sviluppo 2014-2020” reputati utili allo sviluppo dei territori per 8 imprenditori su 10.
Sono questi i numeri principali di Panel Cultura, l’indagine realizzata dall’Istituto Demoskopika per conto dell’Autorità di gestione del Pon “Cultura e Sviluppo” del Ministero per i beni e le attività culturali sul sistema produttivo culturale e creativo delle cinque regioni ex obiettivo convergenza del Mezzogiorno (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) i cui risultati sono stati presentati in occasione dell’evento annuale nella prestigiosa sede dell’Istituto Centrale per la Grafica a Palazzo Poli a Roma. Obiettivo principale? Analizzare il contesto economico e sociale, i trend del comparto, nonché il livello di fiducia e soddisfazione sugli interventi e sulle azioni a sostegno delle imprese messi in campo dal MiBAC nell’ambito del Programma Operativo Nazionale (Pon) Cultura e Sviluppo 2014-2020.

Valore aggiunto: crescita italiana del 2% rispetto al 2016. Sud più “virtuoso”. Nel 2017, il sistema produttivo culturale e creativo ha prodotto in Italia un valore aggiunto superiore ai 92 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al 2016 con una incidenza del 6,0% sul valore aggiunto complessivo del Paese. Nel Mezzogiorno, con un prodotto pari a 12 miliardi di euro, in crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente, la Campania occupa la prima posizione producendo il 37,6% del valore aggiunto complessivo dell’area. A seguire la Sicilia con una quota pari al 27,9%, la Puglia con il 23,3%, la Calabria con l’8,1% e, infine, la Basilicata con il 3,2%.

Lavoro: il sistema produttivo culturale e creativo calabrese impiega quasi 22 mila addetti. Sono oltre 1,5 milioni gli addetti del sistema produttivo culturale e creativo nel 2017, il 6,1% dell’occupazione complessiva italiana, con un incremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente. Anche per questo indicatore macroeconomico, il Mezzogiorno registra una crescita più performante rispetto al dato nazionale: più 2,9% rispetto al 2016. Riguardo al numero di occupati, la distribuzione in termini assoluti tra le regioni segue, nel dettaglio, quella del valore aggiunto con in testa la Campania con 81 mila addetti (34,0%), la Sicilia con 68 mila addetti (28,4%), la Puglia con 60 mila addetti (25,1%), la Calabria con 22 mila addetti (9,0%) e, infine, la Basilicata con oltre 8 mila addetti (3,5%).

Demografia: le imprese attive sono quasi 300 mila. In Calabria oltre 6 mila. A fine 2017, secondo le informazioni contenute nel Registro delle Imprese, le imprese direttamente collegate alle attività culturali e creative sono 289.792 pari al 4,7% delle imprese italiane, di cui il 51,1% da associare alle industrie culturali (148 mila) e un altro 44,1% alle industrie creative (128 mila). A livello regionale, è la Campania, in valore assoluto, a raggiungere il maggior numero di imprese attive, oltre 21,8 mila, pari al 3,7%, del totale delle imprese attive sul territorio regionale. A seguire la Sicilia con 16,6 mila imprese attive (3,6% sul totale regionale), la Puglia con 22,5 mila imprese attive (3,6% sul totale regionale), Calabria 6,4 mila imprese attive (3,4% sul totale regionale) e, infine, 2 mila imprese attive (3,3% sul totale regionale).

Spesa turistica: il Mezzogiorno genera 5,3 miliardi di euro. Nel 2017 si stima che il valore della spesa turistica attivato dal sistema produttivo culturale e creativo è pari a 30,9 miliardi di euro, ossia il 38,1% della spesa turistica complessiva, in crescita in crescita dell’1,5% rispetto al 2016. Nelle regioni del Mezzogiorno, il valore è di 5,3 miliardi di euro con una incidenza sul totale nazionale pari al 17% e una crescita del 3,4% rispetto all’anno precedente.

Competitività: qualità in vetta ai fattori di crescita. Pressione fiscale, freno prioritario. La qualità dei prodotti e dei servizi, indicato da ben 6 imprenditori su 10 del campione, si colloca in cima ai fattori di competitività che caratterizzano il sistema imprenditoriale, immediatamente seguita dal rapporto di fiducia con i clienti, indicato dal 42,1% delle imprese intervistate. A seguire, con scelte meno significative, ma comunque evidenti altre due elementi competitivi quali il radicamento nel territorio (17,5%) e la qualificazione del personale (16,7%). In coda, il livello di innovazione (9,0%), flessibilità nell’organizzazione del lavoro (5,9%) e, infine, solidità e stabilità finanziaria (5,4%).
Rispetto ai fattori esterni che limitano maggiormente la competitività dell’impresa, la principale criticità che spicca nell’ambito del sistema culturale e creativo riguarda gli elevati oneri fiscali e amministrativi indicata da ben 6 aziende su 10. Sebbene la pressione fiscale sia considerata fortemente condizionante per la crescita competitiva in modo assolutamente trasversale da tutti i settori individuati, l’analisi più particolareggiata fa emergere una distribuzione differente. Si va, infatti, dal 64,4% delle industrie creative ad un meno 30,2% del terzo settore culturale.
Continuando nelle indicazioni emerse dal sistema imprenditoriale, si evidenziano altri tre fattori reputati limitativi: scarsa efficienza della burocrazia locale (20,8%), scarsa disponibilità delle banche a concedere prestiti (20,1%) e costi elevati del personale (17,2%). A seguire con il 6,3% delle preferenze, gli intervistati pongono l’attenzione sulla mancanza di personale qualificato, sulla difficoltà di relazionarsi con i mercati esteri (5,2%), sulla qualità delle infrastrutture logistiche (5,1%) e sulla difficoltà di fare innovazione (4,7%). E, ancora, a chiudere la graduatoria decrescente dei fattori esterni a cui attribuire la principale responsabilità della mancata crescita competitiva, figurano la presenza della criminalità e la difficoltà del contesto sociale (3,8%), la scarsa efficienza dei servizi di pubblica utilità associata ad un loro elevato costo (2,4%) e, infine, le reti di vendita tramite internet (2,2%).

Clima di fiducia: stabilità per il 2018 anche se cresce l’ottimismo. Nel 2017 congiuntura stabile per gli imprenditori della sistema produttivo culturale e creativo rispetto all’anno precedente. Tutti gli indicatori analizzati registrano un andamento sostanzialmente invariato: fatturato stabile per il 46,4% del campione, livello degli occupati invariato nel 77,3% dei casi e, infine, investimenti “fermi” per il 62% degli imprenditori intervistati.
Anche per il 2018 perdureranno condizioni di stabilità secondo le previsioni formulate da circa la metà degli imprenditori (46,5%) del comparto. Ciò non toglie che si fa strada una visione più ottimistica degli operatori economici: una quota rilevante di imprese, infatti, intravede alcuni segnali di miglioramento rispetto agli anni precedenti: il saldo, ossia la differenza fra quanti prevedono una crescita (36,9%) e quanti, al contrario, segnalano una flessione (16,6%) presenta valori positivi pari a oltre 20 punti percentuali. I settori “più ottimisti” sono risultati essere il terzo settore culturale e le industrie creative rispettivamente con il 55,8% e il 46,2% degli imprenditori che hanno dichiarato previsioni in crescita nel 2018.

Tendenze: 1 impresa su 2 si è innovata nell’ultimo triennio. Negli ultimi tre anni ben la metà delle imprese (50,7%) ha realizzato almeno un’innovazione al proprio interno a fronte di un 49,7% che, al contrario, non ha messo in campo alcun processo innovativo. Spostando l’osservazione sulla dimensione territoriale si registrano alcune differenze significative: Calabria e Puglia, rispettivamente con il 58,9% e il 55,6%, emergono quali sistemi regionali più avvezzi agli investimenti e all’introduzione di processi innovativi. Seguono Campania (48,4%), Sicilia (47,5%) e Basilicata (47,1%). Le innovazioni introdotte hanno riguardato, in primo luogo, gli interventi finalizzati al miglioramento dei processi interni o all’introduzione di nuovi processi nella produzione di beni e servizi (49,7%). In secondo luogo, gli investimenti delle imprese si sono concentrati nelle innovazioni di prodotto incentrate prioritariamente sul miglioramento o sulla creazione di nuovi prodotti e servizi (42,2%). A seguire, con percentuali meno significative, pari al 24,5%, il campione ha dichiarato di aver introdotto innovazioni di marketing sul versante della commercializzazione e della promozione. In misura minore, infine, con il 23,7%, sono state svolte attività finalizzate all’introduzione di innovazioni organizzative e gestionali.

Tendenze: associazionismo vero “tallone d’Achille” per le imprese. Non si può di certo affermare che tra le aziende intervistate vi sia una spiccata vocazione all’associazionismo: soltanto il 18,4% del sistema produttivo culturale e creativo fa parte o ha aderito a qualche forma di aggregazione, contro l’81,6% che, invece, ha dichiarato di non essere presente in alcuna rete d’imprese, consorzi e altre forme.

“Notorietà”: il 40% degli imprenditori conosce il PON Cultura Sviluppo. Oltre 7 imprenditori su 10, il 71% è a conoscenza (o ha sentito parlare) dell’esistenza dei fondi europei, dei finanziamenti erogati da enti (regioni, province e comuni) e da istituzioni, a sostegno dello sviluppo economico e sociale delle regioni italiane. Un’altra parte consistente, quasi il 30% del campione, dichiara, invece, di non averne mai sentito parlare. I più informati appaiono gli operatori del terzo settore cultura (85,7%), seguiti a poca distanza da quelli del settore delle industrie creative (80,9%).
Il più basso livello di conoscenza si riscontra tra le imprese dell’industria creative driven (67,7%), mentre a livello geografico non si evidenziano differenze rilevanti tra le regioni che si posizionano intorno al valore medio di conoscenza.
Dopo una breve analisi sui fondi comunitari, l’attenzione si focalizza sulla percezione e la conoscenza del PON Cultura e Sviluppo: 4 intervistati su 10 (il 39,5%) conoscono il programma di sostegno alle imprese del sistema produttivo culturale e creativo. L’altra parte consistente del campione dei “potenziali beneficiari”, il 60,5%, dichiara, invece, di non averne mai sentito parlare. Considerando, complessivamente, i campioni intervistati dei “non partecipanti” e dei “partecipanti” ai bandi del Programma “Cultura Crea” del PON Cultura e Sviluppo, la percentuale di conoscenza sale al 41,4%. I più informati appaiono gli imprenditori operanti nel comparto performing arts e patrimonio storico-artistico (56,6%), seguiti a poca distanza da quelli dell’industria creativa (49,2%).

Condivisione: finanziamenti PON Cultura e Sviluppo utili alla crescita dei territori. Dall’indagine emerge, in modo chiaro, la consapevolezza che i finanziamenti pubblici erogati attraverso il PON Cultura e Sviluppo siano uno strumento importante per la crescita del territorio. In particolare per il 78,5% dei potenziali beneficiari, essi sono considerati abbastanza (51,5%) e molto (27%) utili. Un orientamento che consolida la sua positività tra chi ha avuto accesso agli incentivi messi in campo dalle programma “Cultura Crea” con un apprezzamento, in questo caso, addirittura pari a nove imprenditori su dieci. Più contenute, sia tra i potenziali beneficiari (21,5%) che in misura ancora minore tra i partecipanti (9,5%), le quote di quanti sono convinti che tali interventi siano poco incisivi (per niente/poco utili), in ragione del fatto che è necessario puntare anche e soprattutto su altri comparti per assicurare una piena crescita del proprio territorio.

Tendenze: buona propensione all’utilizzo dei fondi per il futuro. Ridimensionati i social per ricevere informazioni. Il 64,6% di chi non è a conoscenza dei fondi PON Cultura e Sviluppo e di chi conoscendoli non ha presentato un progetto, dichiara che potrebbe essere interessato a presentare in futuro una richiesta di finanziamento. Rispetto ai canali di comunicazione maggiormente preferiti per ricevere più agevolmente informazioni, in testa si collocano Internet con siti dedicati (39,3%), i consulenti esterni (30,4%), gli incontri e i convegni sul territorio (25,5%); meno richiesti gli sportelli informativi di help desk (16,5%), le informazioni veicolate attraverso le associazioni di categoria (11,9%), i workshop e seminari formativi specifici (11,6%). In coda, infine, si posizionano non solo strumenti tradizionali come le guide pratiche (brochure, vademecum, folder), con il 7,1%, ma anche canali innovativi e molto attuali come i social network che raccolgono appena il 9,9% delle preferenze.

Agenda bottom up: maggiore assistenza, più semplificazione e comunicazione per incrementare la partecipazione ai finanziamenti. Quali sono gli aspetti da migliorare per facilitare l’accesso ai fondi del PON Cultura 2014-2020? I suggerimenti rilevati dagli stakeholder principali del sistema produttivo culturale e creativo non lasciano spazio a dubbi. In cima, un terzo pone la necessità di incrementare e implementare una più efficace attività di assistenza ai potenziali beneficiari dei finanziamenti PON Cultura e Sviluppo (34,1%) oltre ad una maggiore semplificazione e chiarezza dei requisiti di partecipazione (28,6%). Per circa un imprenditore su quattro, inoltre, sono da migliorare e aumentare le attività di comunicazione e informazione (25,3%) ma risulta necessaria anche una velocizzazione delle pratiche per l’erogazione dei fondi (23,1%) individuando un ufficio o referente che eroghi assistenza (20,9%).





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