Il Churchill cinico e irruento di Battiston

Battute pungenti a riflessioni profonde nell’interpretazione dell’attore al Politeama di Catanzaro. La vita dello statista scandita (anche) dalle musiche degli Iron Maiden

CATANZARO Gli spettacoli come quello andato in scena ieri sera al Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro assolvono pienamente alla funzione di formazione umana del teatro, che guarda all’aspetto sociologico quanto a quello ricreativo, senza trascurare la riflessione che diventa didattica e pedagogica.
Uno degli attori più preparati e talentuosi della nuova generazione italiana Giuseppe Battiston porta in scena “Winston VS Chirchill”, tratto da “Chirchill, il vizio della democrazia” di Carlo G. Babaldini, diretto da Paola Rota, una raffigurazione fuori dalle righe del Primo Ministro inglese che tira fuori l’aspetto umano, quasi fragile, dell’uomo pubblico tra i più potenti del mondo nella storia del Novecento.
Battiston appartiene alla nuova frontiera degli attori italiani, la schiera di talenti più o meno giovani che hanno raccolto l’eredità di Sordi, Mastroianni, Manfredi, Tognazzi. Su questi talenti a metà tra il cinema e il teatro, molto amati anche dai giovani, ha puntato il sovrintendente del Politeama Gianvito Casadonte per costruire il cartellone del teatro di Catanzaro, introducendo linguaggi innovativi e fuori dagli schemi.
Testo, interpretazione, scenografia, musica e luci si combinano in maniera riuscita esaltando l’interpretazione di un grande Battiston, calato perfettamente nella ruvidità e nell’imponenza di un personaggio come Churchill, rimandando sul palcoscenico l’immagine cinica e ironica di una figura storica tante volte incrociata e immaginata studiando le pagine di storia.
Al centro della pièce, seduto su una imponente poltrona di pelle a volte, con accanto una radio che fungerà da espediente per far irrompere il passato nella narrazione presente, e un minibar, Churchill alterna battute pungenti a riflessioni profonde al ritmo del riapparire del suo alter ego, l’uomo malato, pieno di fragilità e tormenti che agogna un tiro di sigaro e un sorso di brandy.
Battute del genere «Una mela al giorno leva il medico di torno, basta avere una buona mira», o riflessioni ironiche e incontrovertibili come quelle sul bigamo che ha lo svantaggio di avere due suocere, cedono il passo a riflessioni più amare e pungenti come quella sull’idealismo che «uccide quando fa perdere il senso della realtà». Ma il Churcill di Battiston ci ricorda come il Primo ministro inglese nel preconizzare gli Stati Uniti d’Europa, aveva messo in conto l’esclusività della posizione britannica «perché gli inglesi restano degli inguaribili isolani». E molte altre “perle” di stringente attualità.
I quadri si alternano in questa contrapposizione tra l’essere e l’apparire, tra l’ostentata sicurezza mostrata in pubblico e la debolezza che connotava invece la sfera privata, quella di un anziano, affaticato e sempre più scontroso, che
Battiston/Churchill veste ora i panni del politico-stratega che è stato, al fianco dei più grandi potenti del pianeta, e parla di Giuseppe (Stalin) e della passione per la vodka scadente, e ora quello dell’uomo in cui i discorsi pubblici lasciano il passo a ricordi personali. Battiston cura ogni minimo particolare e movenza, regalandoci una interpretazione magistrale capace di trasferire al suo personaggio ormai anziano, affaticato e sempre più scontroso, l’irruenza che lo ha contraddistinto, dando voce ai rimorsi e al dolore di un padre che ha perso una figlia aspirante attrice suicida, alla quale capire di aver chiesto troppo con la sua figura ingombrante («tu sei Churcill avrai sempre un posto in prima fila anche se entri ubriaco e gridando») che lo rendono drammaticamente più umano.
Tutt’intorno, a delimitare lo spazio di azione il cui perimetro è costellato di piccole luci, terra scura quasi a ricordare un campo di guerra (quello del secondo conflitto mondiale durante il quale il Regno Unito guidato appunto da Churchill si schierò contro la minaccia nazista) e i percorsi instabili su cui ogni essere umano si muove, ma anche l’ovale luminoso tipico di un circo in cui si muovono le fiere nella loro più superba superiorità.
A enfatizzare i passaggi cruciali di una storia-carriera, tanto le musiche degli Iron Maiden che irrompono proprie le immagini e la forza dell’avanza nazista, dei morti in battaglia, quanto quel bastone che nasconde sigari e gin, e scandisce il tempo e la mente.
Churchill politico, colto, è consapevole del suo ruolo e dell’impatto delle sue scelte. Anche indirete sulla vita ad esempio della infermiera Margareth, diretta e disincantata, alle prese con le ultime parole del padre “scemo di guerra”, tornato distrutto da quel conflitto combattuto in nome del primo ministro, il cui cognome pronuncia come ultima parola in punto di morte.
Lungimirante, visionario, dal grande carisma e dalla forte determinazione, ma alla fine sempre e comunque uomo, con la fine da affrontare. Una fine gravata da troppi “pesi”, con l’affetto dell’unico amico rimasto, il gatto, Ciok.

Maria Rita Galati
redazione@corrierecal.it







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