L’edizione “rivoluzionaria” del Catanzaro Jazz Fest

Presentato a Palazzo De Nobili il cartello della manifestazione artistica che dal 19 al 21 giugno animerà il capoluogo. Il direttore Panaro: «In Calabria si può tornare a vivere»

di Maria Rita Galati
CATANZARO L’aggettivo che il direttore artistico Francesco Panaro vuole utilizzare per qualificare il “Catanzaro Jazz Fest” è rivoluzionario. Non solo perché rilancia una preziosa collaborazione con il Comune di Catanzaro, ma anche perché nell’ubicazione (Villa Margherita nel cuore del centro storico) e nel periodo (dal 19 al 21 giugno a ridosso del solstizio d’estate) ha l’ambizione di imprimere un segnale di rinascita e di ripartenza.
Non solo musica, anche seminari, yoga, e tante sorprese ma soprattutto iniziative per fare comunità e restituire vivo e vivace un luogo dell’anima del capoluogo da troppo tempo dimenticato, quella Villa su cui tra l’altro si affaccia un’altra importante istituzione: l’Accademia di Belle arti che invade il centro storico dalla nuova sede dell’Ex Educandato.
La XIX edizione del Catanzaro Jazz Fest è stata presentata questa mattina nella sala conferenze della Biblioteca De Nobili alla presenza oltre che del direttore artistico Panaro, di Roberta Giuditta presidente della Cooperativa Atlantide che ha tenuto a battesimo il Festival nel 1997, del presidente del Consiglio comunale di Catanzaro, Marco Polimeni, dell’assessore comunale al Turismo, Alessandra Lobello, del consigliere comunale e provinciale Giuseppe Pisano e del presidente del Forum del Terzo Settore, Peppe Apostoliti, rappresentante dell’Arci, partner del Festival.
Il 21 giugno del 1982, con l’iniziativa ideata dal ministero della Cultura francese, in tutta la Francia, musicisti dilettanti e professionisti invadono strade, cortili, piazze, giardini, stazioni, musei. Non contenta solamente di rendere la pratica musicale visibile, la Festa della Musica è diventata un autentico fenomeno sociale.
Dal 1985, Anno Europeo della Musica, la Festa della Musica si svolge in Europa e nel mondo. Dal 1995, Barcellona, Berlino, Bruxelles, Budapest, Napoli, Parigi, Praga, Roma, Senigallia sono le città fondatrici dell’Associazione Europea Festa della musica. Nel 2016 in Italia la svolta, grazie al lavoro fatto dalla AIPFM (Associazione Italiana per la Promozione della Festa della Musica) e dalla presenza istituzionale del Ministero dei Beni Culturali e turistici, hanno aderito più di 280 città, dando vita a una rete distribuita su tutto il territorio nazionale. All’elenco, quest’anno, si aggiunge Catanzaro.
«Facendo bene i conti, dovrebbero essere ventitré, ma purtroppo negli ultimi anni non sempre ci sono state le condizioni per poterlo organizzare e quattro edizioni non sono state realizzate – spiega Roberta Giuditta -. Dopo il grande successo dell’edizione 2018 all’interno di Settembre al Parco, realizzata per la prima volta all’aperto e in un periodo diverso dal solito (tradizionalmente da ottobre alle festività natalizie), abbiamo inteso dare una nuova veste e un ulteriore significato all’evento, collocandolo in un luogo simbolo del centro città, la storica Villa Margherita. Il nostro intento sarebbe questo di storicizzare l’evento di modo da dare cointinuità e permettere che le due date coincidano anche il prossimo anno quando festeggeremo i 30 anni della Cooperativa e la ventesima edizione del Festival».
Unanime riconoscimento alla tenacia di Panaro e Giuditta che si sono presi sulle spalle il peso dell’organizzazione con poche risorse e tanta fatica, come Atlante (un altro mito per assonanza vicino a quello che dà il nome alla Cooperativa organizzatrice), che porta sulle spalle il peso del mondo, arriva da Marco Polimeni. «Si tratta di una grande opportunità sociale, turistica ed economica che potrebbe favorire il rilancio della Villa da sempre nel cuore dei catanzaresi. Certo – dice ancora – lo stesso sforzo nel mito dobbiamo farlo noi con una collaborazione pubblico-privato per guardare a risultati che da sola l’amministrazione non può raggiungere».
Una partnership fondamentale, quella con il Comune di Catanzaro, rimarca l’assessore al Turismo, Alessandra Lobello e «una occasione importante superate le difficoltà e riappropriarci di una città unita, a partire da un luogo simbolo qual è Villa Margherita. Speriamo di arrivare ad una istituzionalizzazione del Festival da calendarizzare con gli altri eventi come il Magna Graecia Film Festival, Altrove e Frac, il Week Design di settembre che sono diventati appuntamenti fissi».
Per Peppe Apostoliti «riprendere la storicità è un fatto importante perchè si possono attivare meccanismi per farla crescere e produrre cose importanti, non è solo una occasione turistica ma anche un modo per aiutare i nostri ragazzi».
Quando sembrava impossibile riportare in auge il Catanzaro Jazz Festival, Giuseppe Pisano ci ha creduto: «È la dimostrazione che abbiamo una visione del centro storico che sia accogliente, e ricco di contenuti».
«Il Catanzaro Jazz Festival si propone di presentare artisti di livello internazionale, spesso per la prima volta in Calabria, insieme a giovani talenti italiani e calabresi, per dare il giusto risalto ai nostri musicisti che perseguono con passione una strada difficile, che sovente conduce fuori regione. In Calabria, però, si può tornare e vivere», spiega il direttore artistico Panaro.
Si inizia, quindi, il 19 giugno col duo Boris Savoldelli & Stefano Zeni (B. Savoldelli voce, S. Zeni violino e live electronics), una formazione insolita e di grande effetto, che il giorno dopo il concerto terrà un seminario su elettronica ed improvvisazione.
Il 20 giugno sarà la volta di Ares Tavolazzi Trio (A. Tavolazzi contrabbasso, Joy De Vito chitarra, Piero Borri batteria), storico contrabbassista di celebri formazioni della musica italiana, tra cui la PFM, Francesco Guccini, Mina, Paolo Conte, gli Area, che ha registrato album, tra gli altri, con Lee Konitz, Massimo Urbani, Enrico Pieranunzi, Vinicio Capossela, Max Roach, Stefano Bollani, Gianluca Petrella, alcuni dei quali ospiti di passate edizioni del CJF.
Nel giorno della Festa della Musica, il 21 giugno, il CJF si concluderà col trio di Claudio Cojaniz (C. Cojaniz pianoforte, Fulvio Buccafusco contrabbasso, Carmelo Graceffa batteria) uno dei più grandi interpreti al mondo di Thelonious Monk, che presenterà il suo progetto originale Coj & Afroblue Trio, reinterpretando le atmosfere personalmente vissute del vasto mondo dell’antica cultura africana, in chiave bluesy. (redazione@corrierecal.it)







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