Il vissuto sul palcoscenico della “Primavera”

Ha chiuso i battenti a Castrovillari la XX edizione del festival teatrale. Ultimo in scena “In exitu” di Giovanni Testori riadattato e interpretato da Roberto Latini

di Miriam Guinea
CASTROVILLARI Se non se ne esce trasformati, il teatro è servito a ben poco. In quel luogo lo spettatore deve sentirsi spaventato, confuso, quasi respinto. Non ricevere certezze, ma soltanto domande che, spesso, sono le stesse cui veniamo interrogati dal reale. Questa edizione di “Primavera Dei Teatri” – festival sui nuovi linguaggi della scena contemporanea, ideato e diretto da Scena Verticale – da poco conclusasi a Castrovillari, ha sollevato molti interrogativi. Tanti e necessari. Legati da un casuale fil rouge, molti degli spettacoli visti in questa 20esima edizione, hanno trattato tematiche di cui diventa sempre più indispensabile parlare: i migranti (“La nave fantasma”, di Max Obexer, Progetto Europe Connection; “Noi non siamo barbari”, di Philipp Löhle; “Il miracolo”, di Giuseppe Massa), la malattia, la morte come liberazione e l’eutanasia (“Aldilà di tutto”, di Valentina Picello e Chiara Stoppa; “Il problema”, di Paola Fesa; “Lo Psicopompo”, di Dario De Luca; “Per il tuo bene”, di Pier Lorenzo Pisano); la memoria (“La Classe”, di Fabiana Iacozzilli; “Sangue del mio sangue”, di Riccardo Spagnulo; “La ragione del terrore”, Teatro Koreja), per citarne alcuni. È una piacevole fatalità figlia di un’insistente necessità sociale che non vuol più tacere. Il teatro diventa urgenza dell’esistere e del dire, senza maschere; del dire violento e carnale, ma, allo stesso tempo, alla ricerca di una tenerezza sempre più nascosta.
Il testo di Giovanni Testori, “In exitu”, – riadattato e interpretato da Roberto Latini (nella foto di Angelo Maggio) che ne cura anche la regia, prodotto da Compagnia Lombardi Tiezzi – non è esente da tutto questo. Lo scritto di Testori, non può restare sulla pagina, deve erompere nella sua dimensione fonica e verbale, perturbante e travolgente. Che non fa sconti e non lascia esente lo spettatore dalla sofferenza che è quella del protagonista.
“In exitu” ripercorre la vita di Riboldi Gino, tossicodipendente degli anni ’80, che si prostituisce nella stazione di Milano per qualche dose di eroina.
Lo spazio scenico è occupato da circa 6 materassi luridi e sfasciati come la latrina in cui si consuma la tragedia. Ai lati, grandi tende bianche si muovono sotto la spinta di un aeratore. Il tappeto sonoro ideato da Gianluca Misiti ricrea una suggestiva quanto onirica ambientazione, coadiuvato da luci intense bianche (curate da Max Mugnai). Arriva, dal fondo della scena, Roberto Latini, in mano un semplice microfono con asta. L’instabilità delle camminate del protagonista, lo rendono claudicante quanto la sua vita stessa. È un percorso di discesa negli Inferi, nel culmine di un’overdose in cui la proiezione di un Cristo ne rappresenta la Via Crucis. Dall’alto, una rete da tennis, blocca la scena in quel ristretto spazio scenico, fissandosi sul proscenio: è un match con se stessi, in un luogo da cui è difficile, quasi impossibile, uscire. Banconote finte da 30 euro, prive di valore come le marchette con cui sono state guadagnate, cadono dal cielo e lo ricoprono. È la vacuità di una vita sprecata ormai morente.
È un Calvario di confusione e ricordi annebbiati quelli che Gino vomita sulla scena: dal rapporto con la madre a quello con la “signora Maes”, figura austera e moralista, fino al capostazione di una Milano fredda e maledetta. Latini modula la voce in escursioni tonali e fonetici. La parola – che a tratti cerca di emergere urlante – è spezzata, soffocata, rispecchia il disfacimento del corpo in cui vive. Il linguaggio – proprio della penna di Testori – che rimane fedele alla pagina, è composto da latino, milanese, dialetto e italiano. È un corpo a corpo con la parola che, non sempre, risulta di facile comprensione. Poco importa, perché non è all’orecchio che deve arrivare, quanto alle emozioni dello spettatore, e ci arriva, forse in maniera inaspettata, quando manca poco al termine dello spettacolo. Un Latini ormai stanco e provato, recita le ultime battute. Inginocchiato sui materassi che lo hanno ospitato esclama: «Aiutatemi!». Le lacrime bagnano gli occhi e, all’improvviso, arriva la redenzione.
Si saluta questa fredda e piovosa Primavera mettendo in valigia tanti (s)punti di riflessione. Ognuno porterà con sé quello che veste meglio il proprio vissuto personale. Risulta difficile credere che qualcuno ne tornerà privo. (redazione@corrierecal.it)







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