“L’uomo, il teatro”. Il ritorno di Portoghesi a Catanzaro

Assieme al progettista anche l’autrice del libro che racconta la storia della nascita del Politeama

di Maria Rita Galati
CATANZARO Quella raccontata nel libro “L’uomo, il Teatro” ideato e curato da Adriana Lopez, racchiude un’avvincente storia d’amore per la città e per il teatro Politeama, oggi intitolato al sovrintendente che lo ha amato e curato come una parte di sé, Mario Foglietti. Un regalo che la Fondazione Politeama e l’autrice offrono ai loro concittadini per sottolineare l’importanza del teatro nel contesto socio culturale catanzarese. Un regalo per cui bisogna ringraziare il professore Paolo Portoghesi, progettista del gioiello culturale nel cuore della città, che rispondendo semplicemente alla mail indirizzata dall’autrice ha iniziato con lei il viaggio che è approdato alla emozionante presentazione di giovedì sera. A condurre per mano a ritroso nella storia che da quella telefonata fatta nel 1988 dal sindaco pro tempore Marcello Furriolo, all’inaugurazione avvenuta nel 2002, con l’autrice e il professore Portoghesi, il direttore generale della Fondazione, Aldo Costa, il sovrintendente Gianvito Casadonte e il sindaco Sergio Abramo. Lo stesso Portoghesi ricorda come nel 1990 si passò al progetto esecutivo e nel 1992 all’appalto. I lavori interrotti per via di una inchiesta della magistratura, dal 1994 al 1998, ripresero – come ha ricordato anche il sindaco Abramo – grazie al decreto sblocca cantieri voluto dal presidente della Repubblica, anche grazie al contributo del presidente della commissione appositamente costituita, il compianto avvocato Stigliano Messuti.
Portoghesi sostiene di aver trovato un teatro ben tenuto, che non dimostra affatto i suoi 16 anni di esistenza (sebbene sarebbe il caso di fare una ritinteggiatura all’esterno, suggerisce), e rimarca come si sia lasciato piacevolmente coinvolgere nella redazione del libro di Adriana Lopez perché l’esperienza gli ha permesso di «raccontare la storia della nascita del teatro del capoluogo. Un bel libro che testimonia il fatto che la città ha recepito l’edificio come uno dei centri della cultura cittadina».
«Questo teatro – ha detto – è certamente l’esempio di come un edificio può essere ben trattato dalle persone che lo usano» calato in un quartiere «che all’epoca della costruzione era malandatissimo, ma con il tempo, ho constatato, che è avvenuto quello che la disciplina ci insegna, e cioè che un edificio può rivalutare un ampia parte della città. Tutto il contorno ne subisce l’influenza positiva, anche dal punto di vista economico e questo è consolante, perché vuol dire che con una strategia adatta si può far rivivere una città e fare il bene degli abitanti aumentando il valore delle cose che posseggono».
«Per un architetto – ha sostenuto Portoghesi – è una grande soddisfazione. Le piccole città in questo momento in Italia sono quelle che respirano meglio. Le grandi città sono ammalate e la vivacità dei piccoli centri è una consolazione perché fa capire che la vita della cultura può risorgere, può tornare ad essere il centro della vita urbana».
Per il professore Portoghesi che il teatro Politeama «abbia trovato un interprete, una persona che gli ha dato qualcosa di personale, come il direttore artistico Mario Foglietti è stato fondamentale, perché questo si è aggiunto a ciò che da solo non può dare un edificio che altrimenti rimane qualcosa di morto se non c’è qualcuno che lo fa vivere. Foglietti, quindi è stato fondamentale per questa vita del teatro dentro la città, una persona precisa per i risultati positivi del Politeama».
Sfogliando le pagine del libro, corredato dalle splendide foto di Antonio Raffaele, da sempre fotografo ufficiale del teatro,  e con alcuni brani interpretati dall’attrice Anna Maria De Luca, accompagnata da Elio Lobello e Matteo Procopio,  si cammina al fianco della protagonista Beatrice e dell’uomo al quale si interfaccia, il custode di ogni segreto, «uno dei partigiani del teatro» che forse non a caso si chiama Nicola, come una delle colonne portanti della amministrazione e della gestione del teatro dalla sua apertura, Nicola Santopolo.
Per il talentuoso e brillante sovrintendente che ha raccolto l’eredità di Foglietti mettendoci il cuore, Gianvito Casadonte, «questa è un’opera meravigliosa che ci invidiano un po’ tutti. Un’opera che ha rinvigorito il centro storico, che ha dato la possibilità ai catanzaresi e a tutta la Calabria, di ospitare le più importanti compagnie e le opere liriche più maestose, che ha dato e dà da lavorare a diverse figure vicine al teatro e siamo soddisfatti della tenuta dell’opera, mantenuta e curata come si fa con un gioiello di casa». Un ringraziamento va agli abbonati, sottolinea Casadonte: sono stati oltre 830, e dato che il nuovo cartellone è già alle porte, l’invio è a tenersi pronti all’opzione.
Prima di passare la parola al primo cittadino, oltre a ricordare l’esperienza di socio fondatore dell’associazione Nuova Ipotesi che sostenendo l’attività del Teatro Masciari ha regalato questo spazio culturale alla città priva di un teatro, Aldo Costa ha rimarcato che «di anno in anno il Politeama si ritrova al centro della città, cuore pulsante della nostra comunità, con un entusiasmo contagioso. È diventato un ruolo di aggregazione sociale ma ci stiamo sforzando di spostarlo anche verso la produzione di eventi».
«Quando il Politeama è stato costruito siamo riusciti ad ottenere una straordinaria struttura in 36 mesi, grazie all’amministrazione che mi aveva preceduto, che aveva ottenuto un progetto e i finanziamenti e che io sono riuscito a sbloccare – ha ricordato il sindaco Abramo –. C’erano più risorse anche per gli spettacoli. Rimpiango quei tempi perché oggi viviamo un momento di antipolitica. Ricordo le passate Giunte, come quella di Rosario Olivo, ci sono sempre state difficoltà, ma si è sempre cercato di realizzare qualcosa perché si era attaccati alla città. Siamo davvero orgogliosi del nostro teatro che è tra i pochi a mantenere un stagione di altissima qualità». E per dirla come Costa «c’è bisogno del teatro, se non c’è crescita culturale non c’è crescita sociale». (redazione@corrierecal.it)







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