Festival d’Autunno, Ron emoziona con il ricordo di Lucio Dalla

Il cantautore ha passato in rassegna non solo i brani scritti con il compianto amico, ma tutte le canzoni che arricchiscono il suo repertorio musicale

di Maria Rita Galati
CATANZARO Quella sagoma familiare che si staglia in fondo al palcoscenico tra le luci e i colori pulsanti, come il ritmo del cuore che batte all’unisono nel ricordo di un grande uomo, prima che di un grande artista, ci accompagna nel corso di uno spettacolo a dir poco emozionante. Pensato come una piece teatrale, Ron racconta l’amico Lucio Dalla, dall’infanzia agli ultimi tempi, attraverso le sue canzoni e contributi video e fotografici inediti, con la delicatezza e l’eleganza di chi lo ha conosciuto bene, e ne ha sofferto la mancanza umana e artistica. Quello di Ron che conclude al teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro un lungo tour dedicato, non è un semplice tributo al grande artista bolognese: Rosalino Cellammare detto “One” – come lo chiamava Dalla – ha scelto di colmare quel vuoto aperto il 1 marzo 2012 con un lungo silenzio, rompendolo al momento opportuno proprio con questa “dichiarazione d’amicizia” in musica e parole. E il Festival d’Autunno, con l’impronta inconfondibile del direttore artistico Antonietta Santacroce, regala un’altra serata coinvolgente in termini di qualità e partecipazione.
«Lucio Dalla era un grande artista, un poeta, un musicista geniale», racconta Ron interpretando i brani scritti da Dalla, e quelli scritti per Dalla, con la profondità e la consapevolezza che segna solo chi ha condiviso anche il percorso intimo e creativo di chi li ha prodotti. Ron ne ha metabolizzato l’essenza, può sentire e trasmettere fino in fondo l’impronta di Dalla regalando l’illusione che sia dietro quel pannello che rimanda ricordi e immagini, soprattutto quando la base con la voce di Lucio si sostituisce alla batteria, al pianoforte e alla chitarra. E’ il caso di Piazza grande, Attenti al lupo, quest’ultima eseguita dall’Orchestra di Budapest, Canzone e Cara, entrambe in una versione orchestrale: canzoni che appartengono alla storia personale di tanti che, nonostante la perfetta interpretazione di Ron, avevano bisogno dell’inimitabile timbro emotivo di Dalla. E così si accende una speciale macchina del tempo: Lucio bambino, raccontato dall’amica di sempre Piera degli Espositi; Lucio talentuoso musicista ricordato dal regista Pupi Avati che ne ha ‘invidiato’ bonariamente il talento per il clarinetto – come ha ricordato anche dal palco del Politeama e dal ‘Magna Graecia Film Festival’. L’omaggio-amarcord non può che partire con “Almeno Pensami”, brano inedito scritto da Lucio Dalla, la cui interpretazione da parte di Ron è stata presentata in gara dallo stesso al Festival di Sanremo 2018 ed inserita nella sua raccolta Lucio, e seguire a ruota con 4 marzo 1943, data di nascita di Lucio e canzone simbolo della sua carriera, che partecipò al Festival di Sanremo del 1971. E così come lo vediamo con i suoi buffi cappelli, camaleontico con vezzo attoriale, nei ricordi di Renzo Arbore e Gino Paoli, al fianco di Francesco De Gregori. Mentre la sagoma di Lucio resta ferma immobile a osservare il pubblico accorso numeroso, cadono le foglie di autunno, aumentando il clima struggente di una assenza che diventa presenza travolgente, ad ogni nota. Un’atmosfera così intima, quasi condensata in quella lampada spenta poggiata sul tavolino che affianca lo sgabello dove Ron si accomoda per ricordare con pathos e tranquillità, e che si accende solo a chiudere “Cara” sul “Buona notte anima mia, adesso spengo la luce e così sia”. Come avrà fatto Ron a pescare in quella marea di bellezza poetica diventate le tante canzoni di successo? Jazz e pop si mescolano, da “Futura” a “Stella di Mare” in versione rock, a “Canzone” diventata una ballata napoletana, passano a “La casa vicino al mare”, “Cosa sarà”, “Anna e Marco” fino all’apice di “Come è profondo il mare”, la prima canzone scritta da Dalla; e ancora “Anima”, “Vita”, “L’ultima l’una”.
«… Ma c’è un altro elenco, meraviglioso, più intimo, che ci dà la misura del suo attaccamento alla vita: l’elenco di tutte quelle cose che avrebbe voluto essere per amore: un vestito, un rossetto, un hamburger, una spiaggia, un anello, un cielo – dice ancora Ron introducendo “Tu non mi basti mai” -. Essere qualunque cosa, a qualunque costo, pur di essere lì, attaccato con i denti e le unghie al cuore di qualcuno…». Il sipario cala, ma non le emozioni, con le “Le Rondini”, “Se io fossi un angelo” e “Tutta la vita”.
Sul palcoscenico con Ron Roberto Di Virgilio, alla chitarra, Roberto Gallinelli, al basso, Elio Rivaglia, alla batteria, e soprattutto il nostro bravissimo Giuseppe Tassoni, pianista di grande talento, catanzarese doc.
Il concerto era stato preceduto da una interessante masterclass. Introdotto dal direttore artistico del Festival, Tonia Santacroce, e intervistato dal giornalista Peppe Panella, Ron ha raccontato la genesi del rapporto umano e artistico con Dalla, come ha scelto le canzoni dello spettacolo, come Dalla lo fece desistente dalla tentazione di mollare il percorso musicale in un momento di incertezza, di come da Dalla ha imparato molte cose “ma soprattutto ho imparato a vivere”. Lucio Dalla era una “antenna ricevente” e trasmetteva quello che captava dalla gente. Per amava la gente, e la gente lo amava e lo ama ancora.
IL festival d’Autunno vivrà un altro appuntamento dedicato ai cantautori giovedì 31 ottobre, al Teatro Politeama, con Cristiano De Andrè che rileggerà il lavoro di suo padre dando ampio spazio ai brani più famosi di Faber come “Don Raffaé”, “Quello che non ho”, “Fiume Sand Creek” e Il pescatore. Sarà anche l’occasione di riascoltare tutti i brani di “Storia di un impiegato”, l’album di Fabrizio considerato un capolavoro inimitabile e al quale Cristiano darà una impronta personale, caratterizzata da nuovi arrangiamenti.







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