Zingaretti l’antidivo si racconta al Politeama

Le sfide professionali, il rapporto con Sironi e Camilleri, la voglia di mettersi in gioco. E la delusione per come è stato trattato dalla Rai “Il giudice meschino”. «Ma in Calabria ci siamo trovati benissimo»

di Maria Rita Galati
CATANZARO
Zingaretti sono. Ritrovarsi davanti in carne e ossa il commissario Montalbano, uscito dagli schermi di Rai Uno per offrirti un sorriso, è un sogno che solo il sovrintendente della Fondazione Politeama, Gianvito Casadonte, poteva trasformare in realtà. In fondo, ci ha abituati a materializzare a Catanzaro il mondo patinato e affascinante del cinema con le sue star da copertina.
Nel caso di Luca Zingaretti – prima di tutto straordinario attore di teatro diplomato all’accademia di arte drammatica “Silvio D’Amico” – consapevole ma senza presunzione del successo conquistato con vent’anni di Montalbano, fiction campione d’ascolti anche all’ennesima replica ed esportato in tutto in mondo (persino in Cina e in Russia), ti aspetti di trovarti davanti una star con gli atteggiamenti che ne conseguono. Invece davanti ti trovi un anti-divo, diretto, schietto, che non ha certo paura di mostrare la complessità del suo mondo interiore fatto di valori, integrità e senso etico che lo accomunano al suo Montalbano. Lo offre al pubblico del teatro Politeama “Mario Foglietti” con generosità, senza remore. Anche quando dice quello che pensa puntando il dito contro un sistema, quello cinemagrafico, che come nel resto dei settori che implicano una selezione si fa condizionare dalle raccomandazioni nella scelta degli attori che si sottopongono a provino, ed è capace di vanificare il grande lavoro di un registra, e della squadra che realizza un film a causa di una cattiva distribuzione del prodotto.
MUSICA E CINEMA Intervistato dal giornalista Fabio Corallo per la prima della rassegna “Musica e cinema”, manifestazione giunta alla sua dodicesima edizione, Luca Zingaretti ci accompagna nella sua vita di uomo e di attore, fatta di amore e amicizia, paure e senso di inadeguatezza, successi e preoccupazioni che lo hanno reso l’attore straordinario che ci ha regalato il Montalbano che tutti amiamo. E’ rimasto ancorato alla realtà, sempre, Luca ed in particolare a quei valori che ti permettono di godere della celebrità e del successo senza mai smarrite il senso della vita vera, quella che va vissuta anche nelle piccole cose. Il ghiaccio si rompe con la prima domanda – dopo i saluti di Casadonte e del direttore generale Aldo Costa – quella di rito sul rapporto dell’attore Zingaretti con la musica. “La musica dà il colore alle cose, è un atteggiamento emotivo che quando monti un film ti permette di rendere una scena in un modo piuttosto che in un altro”, esordisce Zingaretti valorizzando il ruolo dei montatori che hanno nelle mani il potere di impostare un film di qualità, oppure segnarne l’insuccesso.
IL RICORDO DI SIRONI E CAMILLERI Lo sa bene adesso, dopo aver assunto il gravoso incarico di dirigere gli ultimi tre episodi della serie del Commissario Montalbano, in onda nel febbraio 2020, dopo la scomparsa del regista Alberto Sironi, del quale Zingaretti parla con commozione, come quando ricorda il maestro Andrea Camilleri. Sironi, scomparso ad agosto in seguito ad un male incurabile che aveva tenuto nascosto proprio per continuare a stare sul set, viene descritto come “un intellettuale, una persona buona che è riuscita con grande efficacia a trasformare i racconti di Camilleri in film, trovando la chiave giusta. E che per la sua bravura avrebbe meritato di essere maggiormente celebrato”. Altrettanto coinvolgente è il racconto dell’amicizia con Camilleri.
Zingaretti ripercorre il rapporto il maestro che è stato suo insegnante all’Accademia di Arte drammatica “Silvio d’Amico”. “La cosa più importante che mi ha insegnato è quella di trovare sempre l’eccezionalità nella normalità, la capacità di stare al mondo cogliendo la bellezza delle cose”, ricorda ancora raccontando di quando ha acquistato il primo romanzo di Camilleri per affetto e sostegno, di averlo messo sul comodino per poi riscoprirlo qualche settimana dopo, trovando un profondo senso etico e una integrità nel personaggio e nelle pagine che si susseguono per cui leggendo “non puoi che provare una struggente nostalgia di quei valori che sono stati dei tuoi nonni, di quella integrità che si è persa”. Zingaretti, quindi, trova Montalbano un personaggio fantastico e quando qualche anno dopo Sironi acquista i diritti per mettere in pellicola la storia, Luca fa di tutto per vincere il provino. Partono in 30 restano in tre: quando arriva la telefonata, è lui il prescelto, la gioia lascia il posto alla paura che – ancora una volta – il sogno possa sfumare a causa si un sistema che ti taglia fuori se non sei nei giri giusti, un eufemismo per dire se non sei raccomandato. Ma Luca lo dice, lo denuncia senza mezze parole. Questa volta, però la smentita non arriva. E da 20 anni Luca Zingaretti e Montalbano. Quello che lo lega a Camilleri, come a Sironi, è un senso di profonda amicizia: a Camilleri chiede consigli su come rendere il personaggio in scena – perché Luca è così, è un perfezionista, quasi ossessionato dalla passione per proprio lavoro fino allo sfinimento – fino a quando all’ennesima telefonata di domenica mattina il maestro non lo manda – diciamo – “a Vigata”, perché gli ha rotto i cabasisi. Un modo diretto per suggerirgli di essere se stesso, e spiccare il volo verso il successo. Agli spettatori che lo ascoltano, incantati, Zingaretti raccomanda di scrivere sempre, mettere nero su bianco le emozioni come fa lui, su un taccuino. «Scrivete sempre le cose che vivete e provate – suggerisce – perché fissarle su carta è come farle rivivere sempre».
CINEMA, TEATRO E TV Montalbano è, inevitabilmente, co-protagonista della serata. Ma il nostro commissario “non è una condanna, ne sono fiero – ha detto Luca Zingaretti – perché è un personaggio fantastico, ha un senso della giustizia tutto suo, e poi appartiene al Sud con tutto quello che questo significa perché il Sud è la culla della civiltà e della cultura. Oggi Montalbano ha infranto una quantità di record mostruosi, conquistando i mercati di tutto il mondo. Il segreto è la profondità dei messaggi che manda: eros, pathos, che senso ha la vita”. “Io amo il mio lavoro e quando amo mi ci dedico anima e cuore – dice ancora -. La mia fortuna è stata quella di poter lavorare con gente che mi ha insegnato tanto, la mia bravura è stata quella di aver rubato loro tanto”.
Di racconto in racconto, di clip in clip, riscopriamo un attore a tutto tondo, non solo di teatro e televisione ma anche di cinema: da “I giorni dell’abbandono” a “Perez”, fino a “Sangue Pazzo”, con Monica Bellucci: “Una compagna di viaggio meravigliosa, leale, generosa e sempre pronta ad aiutarti. Le voglio molto bene. Comunque, ho avuto la fortuna di lavorare con le migliori attrici d’Italia”. Anche se – aggiunge – “al cinema non sono stato molto fortunato, probabilmente per problemi di distribuzione delle varie opere”, ha rimarcato parlando poi anche di uno dei suoi ultimi lavori, “Thanks”, nel quale interpreta un transessuale, «un film in cui ho voluto mettermi in gioco perché mi piace andare alla continua ricerca di nuove sfide».
ZINGARETTI E LA CALABRIA Zingaretti la nostra regione la conosce già: in Calabria, ha girato “Il giudice meschino” con la moglie Luisa Ranieri. «In Calabria ci siamo trovati benissimo. Questa serie – ha ricordato – ha rappresentato una grande sfida, affrontata con grande gioia, poteva essere l’inizio di un’altra bellissima collaborazione. La Rai manda in onda la prima puntata in una serata in cui su Mediaset c’è il ‘Grande Fratello’ e vinciamo la gara degli ascolti. La seconda serata viene trasmessa proprio nel giorno in cui Paolo Sorrentino vince l’Oscar con ‘La grande bellezza’ e Mediaset decide di cambiare programma mandando in onda questo film. Era meglio sfilarsi, quella sera, e invece ci hanno mandato al massacro anche se facemmo un onorevole 20% di share. Me la presi a tal punto – conclude Zingaretti – da dire che avevo chiuso con quel progetto. Un peccato».
Montalbano esce di scena, ma Luca Zingaretti saluta il pubblico che l’ha accolto in un caloroso abbraccio e lo ha salutato con una meritata standing ovation, con un regalo speciale e inaspettato: un monologo tratto da “I Racconti” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. “Ecce” Zingaretti. (redazione@corrierecal.it)







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