Doppia proiezione di “Arbëria” a Catanzaro

Il film di Francesca Olivieri sarà proiettato al Nuovo SuperCinema il 4 dicembre alle 19.00 e alle 21.00

CATANZARO Il film “Arbëria”, opera prima della regista Francesca Olivieri, arriva nel capoluogo della regione, con una doppia proiezione al Nuovo SuperCinema, il 4 dicembre alle 19.00 e alle 21.00.
Il film – prodotto da Open Fields Productions e distribuito da Lago Film – racconta il ritorno alla origini da parte di Aida, una giovane donna arbereshe, intraprendente e autronoma, che deve fare i conti con la propria identità sociale e culturale. Attraverso gli occhi della protagonista Aida, la regista – la cui famiglia ha origini nel piccolo borgo arbëreshë di Santa Caterina Albanese – vuole affrontare il tema della riscoperta delle proprie origini e, soprattutto della ricucitura degli strappi con essa e i suoi stringenti vincoli. Il film non racconta solo le vicissitudini della protagonista, ma si fa carico anche del ricordo di un’intera comunità, quella degli arbëreshë, che ha dato origini al territorio dell’Arbëria – un’enclave di Albania in Italia – per sfuggire dalle persecuzioni subite tra il XV ed il XVIII secolo, e la cui cultura oggi rischia di scomparire sotto il peso di una omologante cultura globale.
È un conflitto tra tradizione e modernità quello attraversato dalla protagonista del film all’interno di questa aerea geografica e sentimentale, l’Arbëria, che di fatto non esiste. La donna vive una vera nostalgia dell’appartenenza, un sentimento comune dei tempi moderni che paralizza il presente e sterilizza il futuro di molti, sempre alla costante ricerca di se stessi e della propria identità.
Nei mesi scorsi la Direzione Generale Cinema presso il Ministero per i beni e le attività culturali ha riconosciuto Arbëria tra i “film di qualità, ossia aventi particolari requisiti culturali ed artistici idonei a favorire la conoscenza e la diffusione di realtà cinematografiche meno conosciute, nazionali ed internazionali ovvero connotati da forme e tecniche di espressione di ricerca o di sperimentazione oppure film d’archivio…”. Per il Mibac, l’opera, presenta dunque quegli “spiccati elementi di ricerca o di sperimentazione riconoscibili nel linguaggio cinematografico, nell’impianto e nella struttura narrativa, nell’uso delle fonti e nelle tecniche di ripresa ovvero di montaggio, nel rapporto fra contenuti narrativi e contenuti documentaristici ovvero fra contenuti ripresi con tecniche tradizionali e contenuti realizzati con tecniche digitali, nelle modalità di produzione, realizzazione e distribuzione” che lo fanno stare nella ristretta cerchia di film d’essai.







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