Reggio in 3D tra il 1783 e il 1908, ecco il progetto “Linee del tempo perduto”

l progetto prevede la creazione di un sistema informativo digitale georeferenziato, interattivo e tridimensionale del territorio e la creazione di un Atlante delle conoscenze

REGGIO CALABRIA Rivivere Reggio Calabria, così com’era tra il 1783 e il 1908, attraverso una ricostruzione cartografica georeferenziata e una ricostruzione virtuale tridimensionale della città prima del terremoto del 1908.
È l’obiettivo del progetto “Linee del tempo perduto”, promosso dall’Archivio di Stato di Reggio Calabria, dal Consiglio regionale della Calabria, dalla Questura di Reggio Calabria e dall’Università Mediterranea. Il progetto, presentato in conferenza stampa nella sede dell’Archivio di Stato, prevede la creazione di un sistema informativo digitale georeferenziato e interattivo riferito all’assetto cartografico e tridimensionale del territorio e la creazione di un Atlante delle conoscenze costituito da un database interattivo.
«Il progetto – ha spiegato Maria Fortunata Minasi, direttrice dell’Archivio di Stato di Reggio Calabria – intende far rivivere una città sconosciuta in quanto distrutta dal terremoto del 1908 ma che comunque vive intatta nel ricordo delle carte conservate in Archivio».
«Il progetto è grande e ambizioso perché può avere ricadute sul territorio dal punto di vista economico e sociale», ha detto la Minasi ricordando che «già è stata avviata una prima parte sperimentale e presto si partirà con la ricostruzione di piazza Duomo».
«Abbiamo accolto l’invito dell’Archivio di Stato, dall’Università Mediterranea e dalla Questura – ha evidenziato il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Nicola Irto, nel corso della presentazione – trovando risorse che abbiamo già deliberato, che già ci sono e che consentiranno di acquisire una strumentazione capace di poter fare proseguire il progetto per raccontare in tridimensionale com’era Reggio Calabria prima del terremoto. È un importante investimento in termini culturali e di prospettiva turistica in un territorio ricco di storia».
«Per raccontare questa ricchezza – ha aggiunto Irto – bisogna avere la capacità di fare uno studio importante. Quanto messo in campo farà vedere Reggio in una versione nuova e innovativa, raccontando la città all’Italia e al mondo, con una proiezione futura di prospettive di sviluppo. Il Consiglio regionale – ha specificato – investe in questo progetto per via dello stretto legame che c’è con la città di Reggio Calabria».
Secondo il rettore dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Santo Marcello Zimbone, il progetto «è l’esito di un percorso importante, breve ed efficace. L’idea è molto originale: cominceremo con un caso studio che vedrà all’opera l’Archivio di Stato assieme ai dipartimenti di Architettura dell’Università Mediterranea».
«È un segno importante – ha dichiarato – che può avere tante ricadute in futuro, può essere esteso anche ad altre parti della città ed è finalizzato a valorizzare ciò che risiede negli archivi, una risorsa storica importantissima ma che tende a essere dimenticata».
Salvatore Patamia, segretario regionale del Mibact, da parte sua, ha sottolineato «l’importanza degli Archivi di Stato. Questo progetto – ha detto – vuole raccontare ai cittadini la storia di Reggio perché c’è un vuoto di memoria tra prima e dopo il terremoto».
Il questore di Reggio Calabria, Maurizio Vallone, si è detto «particolarmente colpito dall’entusiasmo dei giovani architetti».
«Mi sono sentito in dovere – ha spiegato Vallone – di offrire le potenzialità della Polizia scientifica e poi interessare anche i dipartimenti dell’Università Mediterranea. Mettere insieme le energie sane della città è il miglior modo di fare antimafia, legalità e portare risultati concreti andando contro i luoghi comuni per i quali in questa terra niente si può fare e niente può cambiare. C’è invece tantissima energia e voglia di fare bene».







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