L’anima e la poesia dell'”amico” Carlo Verdone nella sua “prima” a Catanzaro

Il celebre attore incanta il Politeama con i suoi racconti di vita, le storie sulle sue maschere che ha mandato in “pensione”. La musica, i ricordi di Fellini e Sordi: «Non sono il suo erede, ma un suo fan»

di Maria Rita Galati
CATANZARO Quando spunta da dietro le quinte, ti sembra di averlo appena lasciato al bancone del bar, dopo il caffè. È tanto familiare da poterlo toccare, su quel palco senza confini. Carlo Verdone è un parente, un vicino di casa, un amico. Ci ha fatto ridere e riflettere su difetti, pregi, fobie dell’italiano medio, parlandoci di noi con l’occhio benevolo di chi perdona tutto. Carlo Verdone – ospite del terzo appuntamento della IX rassegna “Musica e Cinema” – è l’ennesimo regalo al teatro Politeama ‘Mario Foglietti’ di Catanzaro che arriva da parte del sovrintendente del Gianvito Casadonte, determinato e visionario costruttore di successi. «L’ho rincorso per anni», confida al pubblico che non riesce a smettere di applaudire. Casadonte il risultato lo porta a casa, e nel caso di Verdone a pochi giorni dall’uscita del nuovo film “Si vive una volta sola” in uscita 27 febbraio: di fatto il suo tour promozionale parte da qui, assieme ai festeggiamenti per il quarantennale di “Un Sacco Bello” che compie gli anni martedì.
«Per chi, come me, nasce in provincia e ama il cinema, Carlo Verdone rappresenta il Cinema – dice il sovrintendente evidentemente soddisfatto ed entusiasta, salutando il pubblico con il direttore generale Aldo Costa –. Averlo nella mia città mi emoziona e mi dà grande soddisfazione».
«Sono davvero molto emozionato di stare in questo bellissimo teatro di fronte a questo grande pubblico – saluta Carlo, sorridente e aperto fino al punto di essere affettuoso –. È la prima volta che vengo a Catanzaro, mi avevano detto che c’erano cinquecento persone e, invece, siete più del doppio. Grazie dell’invito, sono veramente felice».
Una chiacchierata di quasi due ore, quella stimolata dal bravo e ferratissimo giornalista Fabrizio Corallo che diventa occasione per Verdone di regalare al suo pubblico un susseguirsi di aneddoti, racconti, e personaggi che escono dai film in carne ed ossa, con la loro anima e la loro poesia. E’ una parola che ripete spesso, “poesia”, la stessa che ci regala parlandoci delle cene a casa dei suoi con il regista Federico Fellini, di come ebbe la cittadinanza onoraria ad Anzio assieme a Roger Waters, il fronteman dei Pink Floyd.
VERDONE E LA MUSICA I Beatles, i Rolling Stones, i Led Zeppelin, i Pink Floyd, i Cream, «la musica ha reso felice la mia giovinezza», dice Verdone che raccondt dell’amicizia con Jimmy Page, l’incontro con Robert Plant, e poi quello David Bowie a casa di Versace. «Capisco benissimo i selfie che mi chiedono oggi. Io facevo le foto, e le tengo ancora a casa – dice Verdone, batterista per passione – ho con Jeff Beck, Bonamassa, Page, Plant, Bowie, Fellini, Sordi e oggi quelle foto rappresentano momenti della mia vita, sono veri ricordi. Erano anni di entusiasmo, ideali, creatività, ma soprattutto aggregazione e condivisione fra giovani».
Ritorna la poesia, insomma quella che vediamo mentre riappare Leo, liberamente ispirato all’amico Stefano, il vicino di casa che lo invita a giocare nel corridoio, e gli svela la magia del presepe con l’asinello “giubba rossa”. Quell’amico che da 40 anni si sente dire che parla come Verdone e lui a rispondere «è Verdone che imita me». Ma ad un certo punto ha sentito il bisogno di “pensionare” i personaggi: «Con “Grande grosso e… Verdone” capii che quello sarebbe stato l’ultimo. Il rischio era di diventare patetici. Ho dato l’addio ai miei burattini con questo film». Amato e adorato, a chi lo definisce il successore di Alberto Sordi risponde senza indugio sempre che Sordi non ha avuto e non avrà mai alcun erede, ma «solo spettatori incontrati per la sua arte, e tra questi ci sono io. Sono quarantatré anni che sto lavorando, non mi sono mai sentito un protagonista arrivato, più che da protagonista io vivo da fan. A casa mia, davanti a un divano circolare, ci sono tante fotografie con tante dediche. Tutti miti assoluti. Vivo da ammiratore, da fan. È un voler dire grazie alle tante emozioni che mi hanno regalato».
DA BURATTINAIO AD ATTORE  “Un sacco bello” e la carrellata di personaggi che sono usciti dalla quotidianità di Verdone per entrare nella nostra li dobbiamo, di fatto, ad un amico inglese che arrivo a Roma nel 1977 e alla mamma che ha sempre creduto in lui. «Aveva voglia di andare a vedere un concerto – racconta Verdone – ma non ce ne erano, quindi lo portai in un teatro off in cui si faceva sperimentazione, dove c’era un mio amico, Daniele Formica, che faceva il mimo. Dopo lo spettacolo il teatro si trasformava in ristorante. Rimanemmo a cena insieme ad altri amici e, mentre il mio amico inglese mangiava, io interpretavo una serie di personaggi. Il direttore del teatro mi ascoltava e alla fine mi disse “ma tu vuoi fare l’attore?”». E così Verdone che aveva studiato da burattinaio a Praga con Maria Signorelli, dopo il blocco dell’artista – stimolato da quell’anticipo che aveva pagato per esibirsi – dalla sua creatività viene fuori la voce di un parroco di un paesino della Sabina, ed un discorso agli sposi. Dall’anima di un parroco di campagna nasce uno strabico don Alfio. Ma con i personaggi, svela Verdone, ha capito di poter lavorare fino a un certo punto.
QUANDO LEONE NON VOLEVA SORA LELLA Tra i momenti più divertenti e toccanti, sicuramente, il racconto del casting della nonna per “Bianco, rosso e Verdone”, di come Sergio Leone, che era il produttore del film mette in guardia Carlo sulla difficoltà di individuarne una perché «quelle brave sono morte tutte». «Un bel giorno, al bar sotto casa mia, dico al barista Saverio, che è mio amico, “mi serve tanto una vecchia che sia brava a recitare, chi ti viene in mente?” – racconta –. Lui mi rispose secondo me c’è la sorella di Aldo Fabrizi che fa un programma alla radio qua vicino, sentila, ha un sacco di fans e fa ridere tanto». E quando Verdone la incontra tra il Crodino e le patatine dell’aperitivo, Sora Lella è già scritturata, nonostante la preoccupazione di Leone che manifesta il proprio disappunto: «No, nun va bene, quella c’ha trecento di colesterolo, ce more». Invece fu la spina dorsale del film con un’interpretazione molto poetica. Cosa incredibile, grazie a “Bianco, rosso e Verdone” e ad “Acqua e sapone”, se tu parli con un giovane, oggi viene ricordata più lei che il grande Aldo Fabrizi». Le clip che intervallano la chiacchierata sul grande schermo fanno riferimento a scene dei film in cui Verdone ha dato prova della sua grande capacità attoriale improvvisando.
Come nel caso della interpretazione di Pasquale Ametrano, di “Bianco, rosso e Verdone”, il cafone che arriva dalla Svizzera per votare a Matera e della improvvisazione che ha liberato dal mutismo il povero sventurato davanti agli scrutatori, e il protagonista di “Gallo Cetrone” nella versione immobiliarista in un piano sequenza da consumare velocemente perché il padrone della casa diventata set non ne voleva che sapere di dare l’autorizzazione.
LE SUE ATTRICI Il nuovo film in sala a febbraio, e di cui non può parlare, lo vedrà protagonista con Anna Foglietta, bella e brava attrice che avrà scelto col criterio che ha illustrato parlando delle sue attrici: da Claudia Gerini a Margherita Buy a Laura Morante, e Paola Cortellesi, ma anche Stefania Rocca, Francesca Neri, Micaela Ramazzotti, Ilaria Pastorelli. «Ad un regista deve colpire una cosa sola, il volto. Un viso che comunichi qualcosa. Sicuramente il temperamento nel suo privato è importante. Un’attrice che è ha ironia, che è spiritosa, che ha verve e che ha un bel primo piano è molto probabile che tu ci possa lavorare nel migliore dei modi – spiega –. Non è detto, però, che questo basti, abbiamo attrici di una normalità enorme che, però, quando recitano viene fuori una grande anima. Deve avere anima. Le attrici che hanno lavorato con me le ho esaltate nel migliore dei modi. Tutte hanno avuto dei premi».
«Le donne sono più intelligenti degli uomini – dice ancora conclusione –. Hanno tante sfaccettature, ma non ti annoiano mai, hanno una carica, un’ironia uniche. La donna ironica vince su tutto. È un mondo che adoro. Con l’avvento del femminismo abbiamo capito, io e Troisi, che il tempo per certe commedie era finito. Noi abbiamo scelto quindi di rappresentare quello che era diventato l’uomo, un pugile all’angolo, che le prendeva dalle donne. Noi uomini siamo smarriti, loro invece sono forti e hanno le idee chiare». In particolare, però si è soffermato proprio su Clauda Gerini, che definisce la sua “anima gemella”, con Jessica di “Viaggi di Nozze” decollò la sua carriera.
SORDI, FELLINI E VERDONE  Amato e adorato, a chi lo definisce il successore di Alberto Sordi risponde senza indugio sempre che Sordi non ha avuto e non avrà mai alcun erede, ma «solo spettatori incontrati per la sua arte, e tra questi ci sono io». Si sofferma a parlare con piacere di Sordi e di Federico Fellini, accomunati da un anniversario: cento anni dalla nascita.
«Ho avuto la fortuna che mio padre fosse amico di Federico. Veniva spesso a casa nostra a cena. Si sentiva in famiglia – rammenta ancora –. Era sempre molto eccitante ascoltare i suoi racconti. Un grande uomo, superiore come sensibilità. Verso la fine non riusciva a capire più l’anima della società che stava cambiando e mi disse “te posso rompe li cojoni alle sette di mattina”? Tante mattine mi ha chiamato e mi ha fatto domande su domande, con grande malinconia. Alberto Sordi, invece, è stato un attore che io ho guardato da spettatore incantato. Non l’ho mai imitato, lo guardavo e capivo quanto era rivoluzionario. Sordi non ha e non avrà mai eredi, perché era una grande maschera e aveva un’anima sua tutta particolare. Ha soltanto spettatori incantati per la sua arte».
BATTERISTA E FARMACISTA La lunga chiacchierata con Verdone si conclude con un annuncio e una sorpresa: grazie al contratto con Amazon, Verdone nel 2021 produrrà una serie di dieci puntate con la Filmmauro di De Laurentis dal titolo “Vita da Carlo”. Il fuori programma simpatico è il riconoscimento che riceve dal presidente dell’Ordine dei Farmacisti di Catanzaro Vitaliano Corapi. Dopo aver ricevuto laurea honoris causa dall’Università di Roma in Farmacia, riceve anche l’invito al caduceo dai colleghi di Catanzaro, cogliendo l’occasione di dispensare diagnosi e gioia contagiosa con quel faccione simpatico che vorresti solo pizzicare. Dopo 43 anni di lavoro e successi, Verdone non si è mai sentito un protagonista arrivato «più che da protagonista io vivo da fan. A casa mia, davanti a un divano circolare, ci sono tante fotografie con tante dediche. Tutti miti assoluti. Vivo da ammiratore, da fan. È un voler dire grazie alle tante emozioni che mi hanno regalato». (redazione@corrierecal.it)







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