“Nido di Seta” tra i grandi protagonisti della fiction Rai “Come una madre”

La storia era stata raccontata dal Corriere della Calabria con il format “Ti racconto un’ impresa”

CATANZARO Domenica sera, alle 21.30 andrà in onda la fiction Rai  “Come una madre”. Grande protagonista l’attrice e show girl spagnola Vanessa Incontrada. Ma sono tantissime le maestranze calabresi presenti sia come comparse sia come maestranze. E oltre agli uomini, ci sono anche i prodotti della terra calabrese come i bachi, bozzoli telai e matasse che sono stati forniti da “Nido di Seta”. Il Corriere della Calabria, con il suo format “Ti presento un’impresa”aveva raccontato la storia dell’azienda.

di Roberto De Santo

Quattro lettere dietro le quali si celano millenni di storia, di popolazioni e territori distanti tra loro migliaia e migliaia di chilometri. Le origini risalgono a tremila anni prima che Cristo venisse alla luce negli antichi territori dell’asia orientale: la Cina delle prime stirpi imperiali. Ma in quella storia, che ha accompagnato antichi viaggiatori e commercianti di epoche così distanti dall’attuale, rientra anche quella calabrese e catanzarese, in particolare.
Stiamo parlando di un prodotto, la seta, e di una produzione – la sericoltura – per cui si sono affrontati viaggi temerari e combattute guerre per garantirsene approvvigionamento e carpirne i segreti della lavorazione. D’altronde soltanto imperatori, prima, e reali, dopo, potevano indossare quelle vesti realizzate con la seta. Dunque un connubio tra potere e ricchezza che passava attraverso il possesso di quei segreti, di quella produzione. Eppure dietro tutti quei fasti, quella regalità si nascondeva e si nasconde tutt’oggi un umile, umilissimo sistema di produzione. Delicato sì, ma che nasce dalla terra e da un’agricoltura poverissima. Quella stessa produzione che ha reso famoso nel mondo il Catanzarese destinato fino alla fine del 1700 ad entrare di diritto nelle terre d’elezione europee di queste produzioni. Riprendendo proprio quella storia, quelle tradizioni un gruppo di giovanissimi qualche anno fa ha scommesso sul proprio futuro e su quello del territorio in cui vivono. A San Floro, cittadina catanzarese popolata da poco più di 700 anime nella Valle del Corace, è nato così quasi per scommessa il progetto “Nido di seta” portato avanti da tre ragazzi: Miriam Pugliese, Giovanna Bagnato e Domenico Vivino. Un progetto che è divenuta idea d’impresa e che è al centro della trasmissione “Ti racconto un’impresa”, in onda questa sera alle 21 su L’altro Corriere Tv (canale 211 del digitale terrestre).
«“Nido di seta” – racconta Domenico Vivino – è una giovane realtà che è nata da pochi anni qui in Calabria e ha deciso di riprendere una delle storie più antiche della Calabria: la gelsibachicoltura. E ne sta facendo il proprio futuro per l’azienda stessa ma anche per tutto il territorio». Domenico spiega che il progetto è iniziato «da un terreno in disuso offerto in concessione del Comune di San Floro» in cui hanno impiantato una coltivazione di gelsi. Partendo da lì ora quei ragazzi hanno creato una vera e propria filiera che passa dall’allevamento del baco da seta e attraverso il bozzolo poi arriva a realizzare il prodotto finito: quindi sciarpe, cravatte e tanti altri prodotti. Ma dietro quel progetto c’è soprattutto una filosofia di vita: recuperare appieno una tradizione fatta dall’utilizzo delle risorse naturali presenti in Calabria.
«La tintura dei tessuti – ci racconta – sono esclusivamente frutto di pigmenti naturali del territorio. Pensiamo ad esempio alla cipolla di Tropea, all’uva di Cirò, alle radici, ai fiori e alle piante autoctone. Insomma tutto quello che ci offre la natura viene trasformato poi colori fantastici nel rispetto dell’ambiente quindi senza coloranti chimici nocivi per la nostra salute». E la sfida nella sfida dei tre giovani nasce da un’idea precisa: «rimanere in Calabria e non emigrare per motivi professionali».
«Questa – dice Domenico – è una storia anche di ritorno, per dare un contributo a quella che è la nostra terra natia». Tre storie quelle di Domenico, Miriam e Giovanna che si intersecano e si completano tra di loro. «Abbiamo diverse competenze per quanto riguarda la nostra formazione – spiega -. C’è chi si occupa dell’aspetto comunicativo, chi dell’aspetto agricolo e c’è chi parla 3 lingue straniere. Sono diversità che ci completano e che ci stanno aiutando ad affermarci in un territorio difficile, ma straordinario come quello calabrese».
Riprendere una tradizione e rilanciarla come progetto futuro di vita, dunque, un obiettivo che Domenico, Miriam e Giovanna si pongono anche in termini di crescita di un intero territorio attraverso «uno sviluppo alternativo che parte da quelle che sono le risorse locali». Un ritorno alle origini, questo, visto che San Floro come tutta l’area faceva parte di quel sistema produttivo che fino al 1770 – ci racconta – era capace di produrre il tessuto più pregiato per eccellenza: il damasco catanzarese. Un tessuto che veniva esportato in tutta Europa, specie nelle corti francesi. «Ed ecco per questo motivo San Floro ancora fino ai primi del 1800 – dice Domenico – da quello che è scritto sui documenti storici, produceva qualcosa come 15 quintali di bozzoli. Noi siamo partiti da questi documenti storici per ricostruire il nostro presente e il nostro futuro».
Ma la strada individuata dai tre giovani ha un approccio multisettoriale. Così sfruttando al massimo le potenzialità della gelsibachicoltura, Domenico, Miriam e Giovanna hanno messo in piedi diverse attività. A partire ovviamente dall’agricoltura e dai prodotti agricoli che ne derivano. Non solo la foglia di gelso come unica fonte di alimentazione per il baco da seta. «Il gelso poi naturalmente produce un frutto meraviglioso che è la mora di gelso – spiega -. Ne abbiamo tante varietà. La nostra la varietà è la Kokusò che è una varietà orientale». Proprio da questa varietà certificata sono legate diverse produzioni: «Da qui nascono le nostre confetture extra di more di gelso. Alle quali abbiamo accostato altri abbinamenti come ad esempio more di gelso e bergamotto». E poi: «Con le foglie facciamo anche le tisane che hanno delle proprietà salutari per l’uomo soprattutto per regolare la glicemia». Finanche i legni di scarto vengono adoperati da “Nido di seta”. «Non si butta via niente – precisa Domenico – anche perché il legno viene trasformato in monili. I legni di scarto, quelli per intenderci che si ricavano dalle potature, dunque vengono valorizzati».
Una valorizzazione del legno che deriva dal passato antico. «I Persiani – ricorda – costruivano le imbarcazioni con il legno di gelso perché era un legno molto pregiato».
Una vasta produzione dunque che è possibile acquistare direttamente a San Floro o attraverso l’e-commerce. «Abbiamo un negozio virtuale», ci dice Domenico ricordando però che portare a casa un prodotto di “Nido di seta” «non è un mero acquisto di un prodotto, ma la nostra filosofia che c’è dietro». «Acquistando un prodotto si acquista la cultura, la storia e tradizione di un luogo e anche lo spirito, se vogliamo».
Si diceva della multifunzionalità del progetto messo in piedi nel cuore delle colline catanzaresi. Un termine che si traduce in trasmissione di competenze e conoscenze attraverso la fattoria didattica e il museo e dunque in turismo. «Facciamo rivivere a tutti coloro che vogliono conoscere quello che il mondo rurale e, in particolar modo, quello della seta – racconta Domenico – dei veri e propri viaggi che partono dal museo della seta che si trova all’interno di un castello del 1400 nel centro storico di San Floro e arrivano in campagna. Qui il viaggiatore può immedesimarsi in quella che è la vita contadina legata alla gelsibachicoltura. Quindi c’è un percorso esperienziale che è un’immersione a 360° in questo mondo».
Per le scuole il progetto ha messo a disposizione anche una serie di laboratori didattici «per far conoscere ai ragazzi quali sono le nostre radici, quella che è la nostra filosofia di approccio per uno sviluppo che appunto parte dal territorio, dai centri storici e dalle aree interne». «In Calabria – riflette ad alta voce Domenico – si ha il vantaggio di avere delle ricchezze paesaggistiche e ambientali e delle risorse locali che aspettano solamente di essere riscoperte».
Attraverso questa strada il progetto messo in piedi dai tre giovani sanfloresi tende la mano alla crescita dell’intero territorio. Il visitatore di questa realtà dal sapore così antico si spinge poi ad immergersi nel centro storico di San Floro ed a conoscere la realtà locale. «Si è messa in moto anche una piccola macchina economica che è quella turistica – dice Domenico – che quindi ha una ricaduta, secondo noi, positiva per il nostro territorio». E i risultati sono tangibili. «Parlando di numeri – sottolinea – in una sola stagione, cioè da marzo fino a settembre, riusciamo a portare in un paesino di 600 abitanti circa 6 mila presenze che vengono praticamente da tutto il mondo».
Tra le cose da scoprire in quest’angolo di Calabria c’è un museo – inserito in un castello del ‘400 e gestito dalla cooperativa – che non è solo luogo dove non sono conservati antichi strumenti della tradizione artigianale ed agricola calabrese, ma è una sorta di macchina del tempo. Un viaggio esperienziale. «Grazie alle nostre guide – spiega Domenico – è possibile cimentarsi nella tessitura e scoprire quelle tinture naturali che derivano da prodotti locali come la cipolla rossa di Tropea».
«Anche il museo diventa come dire dinamico – aggiunge – e si adatta a quelle che sono anche l’esigenza di un consumatore che ormai non è più un consumatore passivo, ma è un divoratore di esperienze che vuole immergersi in prima persona in quella che anche la storia».
C’è poi l’inizio di una nuova via della seta sul territorio facendo rete per garantire la produzione di qualità. «I prodotti che realizziamo – illustra Domenico – vengono tessuti esclusivamente su telai manuali quindi oramai e fortunatamente abbiamo avviato un nostra fetta di mercato che comporta maggiori richieste. Questo ci ha portato ad allargare il cerchio di artigiani che collaborano con noi».
E poi nel tempo questo progetto – partito un po’ per scommessa e un po’ per creare un’ipotesi concreta di sviluppo – si è arricchito di un altro tassello: “Nido di seta Academy”. «Stiamo organizzando annualmente dei corsi – spiega ancora Domenico – sia per quanto riguarda l’aspetto agricolo quindi sulla gelsicoltura sulla bachicoltura e sull’estrazione del filato e anche sul mondo delle tinture naturali. In modo che questo meccanismo vada avanti anche nel futuro e perché no possano nascere dei nuovi collaboratori per la nostra azienda».
«Quest’anno – ci racconta – hanno frequentato i nostri corsi persone che provengono da diverse nazioni. Abbiamo avuto corsisti dell’Argentina, studenti dell’università di Eltsin in Finlandia per seguire la scuola rinascimentale del tessuto. Un’attenzione verso quelli che sono le tecniche artigianali che vengono utilizzate per la creazione del made in Italy che in questo caso significa anche made in Calabria». E se dovesse consigliare ad un giovane di investire nella regione Domenico risponde: «Rimanere in Calabria e fare impresa non è una passeggiata. Penso però che con la giusta determinazione e tenacia ma naturalmente sempre anche con un po’ di fortuna, si possa fare impresa anche qui. Perché il nostro è un terreno per certi versi vergine, nel senso che c’è ancora tanto da scrivere, tanto da scoprire».





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