Da Acri a Sanremo: sul palco dell’Ariston il calabrese Emanuele Via

Emanuele Via è membro del gruppo “Eugenio in via di Gioia” che concorre nella sezione “Nuove proposte” al Festival di Sanremo. Per i bookmaker sono loro i favoriti per la vittoria

SANREMO Mancano poche ore alla prima serata di Sanremo 2020. Sul palco dell’Ariston tanti big ed il ritorno della categoria “Nuove Proposte”, una delle grandi novità della 70° edizione del Festival della musica italiana. In gara, anche un calabrese: Emanuele Via, membro del gruppo “Eugenio in via di Gioia” che presenterà sul palco il brano “Tsunami”: sarà proprio la band torinese ad aprire la serata. I bookmakers non hanno dubbi, sono loro i favoriti: la vittoria è quotata 2.50.
Emanuele nato e cresciuto ad Acri, finito il liceo ha deciso di continuare gli studi lontano dalla Calabria frequentando il Politecnico di Torino. In Piemonte, inizia a suonare per strada. Lui, pianista, acquista una fisarmonica usata e da lì inizia la carriera da musicista.
A SANREMO IN BICI Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici, sono i quattro componenti del gruppo arrivato all’Ariston dopo aver brillantemente superato tutte le selezioni di Sanremo Giovani. Hanno deciso di raggiungere la “Città della Musica” in sella alle loro bici, «su una pista ciclabile incredibile, un’ex ferrovia che cammina lungo il mare».
LA BAND E L’AMBIENTE Gli ultimi due ultimi album degli “Eugenio in via di Gioia”, “Tutti su per Terra” e “Natura viva”, contengono brani legati ai cambiamenti climatici, il consumismo, l’uso delle tecnologie e l’abuso dei social network.«Da 4 anni ho l’onore di collaborare alle loro iniziative collaterali alla musica: interventi nelle scuole, chiacchierate prime dei concerti, presenza attiva nei vari cortei global strike/friday for future», racconta Andrea Vico su facebook. «Quando li racconto ad amici della mia generazione dico: ficcanti come Gaber, poetici come DeAndrè, solo meno tristi e decisamente pop! E come per Gaber e DeAndrè anche gli Eugenio in Via di Gioia non cantano per cantare. Cantano per cambiare le cose».







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