Coronavirus, l’appello del maestro Filippo Arlia: «Conservatori dimenticati»

L’allarme del direttore dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. I. Tchaikovsky”: «Se il blocco si prolungherà gli studenti perderanno la sessione di laurea»

CATANZARO «Com’è possibile che nel Paese di Giotto, di Vivaldi, nel Paese dove hanno inventato il pianoforte, ci si dimentichi proprio dell’arte?». A dirlo all’Adnkronos, in un appello al ministro dell’Università e delle Ricerca, è il maestro Filippo Arlia, direttore dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “P. I. Tchaikovsky” di Nocera Terinese (Cz), professore titolare di una cattedra di pianoforte principale e della cattedra di Direzione d’orchestra.

LO STOP Il lockdown, ora prolungato, che ha fermato anche l’attività didattica, pone problemi enormi soprattutto al loro comparto, che del “contatto fisico” con gli studenti hanno necessariamente bisogno, ad esempio per insegnare a utilizzare lo strumento; problemi sui quali i Dpcm del premier Conte sorvola completamente. «Noi lavoriamo forse nel settore che sarà il più colpito, quello dello spettacolo – spiega Arlia – ci siamo organizzati in modo autonomo, nel senso che ci sono 45 corsi di musica che si stanno svolgendo online su una piattaforma che avevamo già, la Fad, Formazione a distanza, che prima utilizzavamo esclusivamente per gli studenti che venivano da altre regioni, come Puglia e Sicilia. Ora tutti gli studenti seguono i corsi online tramite la Fad. Ma parliamo dei corsi di Storia della musica, di semiografia, paleografia, di metodologia dell’insegnamento, composizione, armonia, ma non di Strumento. Purtroppo lo Strumento musicale presuppone come insostituibile il contatto con l’insegnante, perché ci sono cose ‘fisiche’ da svolgere. Un ragazzo che studia il violino, per dire, deve imparare non tanto la letteratura, che viene dopo, ma la posizione sullo strumento, e quella gliela si può spiegare soltanto toccandogli le mani, facendogliela vedere da vicino, e purtroppo online tutto ciò non è possibile». «Tra l’altro – aggiunge il maestro – si potrebbe anche osservare, come ho fatto presente ai miei colleghi direttori di Conservatorio, ma l’Italia è il Paese delle mille possibilità e delle mille probabilità, che anche ammettendo che il ministro decida che ci sarà il 6 politico, tutto dovrà essere svolto online, e in quel caso noi avremmo addirittura bisogno di una modifica al nostro Piano di studi, perché abbiamo un corso principale con due maestre dipendenti del Conservatorio, non a contratto, che insegnano musica da Camera, e la musica da Camera prevede che almeno due persone suonino insieme. E dunque, come possono farlo online?». 

LE CONSEGUENZE «La conseguenza è che se il lockdown verrà prorogato fino al 4 maggio – spiega ancora Arlia – noi faremo in tempo a recuperare fino al 31 luglio, ma se il blocco si prolungherà oltre, allora lo studente perderà la sessione di laurea. A meno che non ci sia un dirigente di buon cuore, ma ci credo poco, visto che il nostro comparto è sempre dimenticato da Dio, che abbia l’intelligenza di dire al ministro che per i 70 Conservatori d’Italia e per le decine e decine di migliaia di studenti (in Calabria ce ne sono 5mila che studiano nei 4 Conservatori) occorrerebbe modificare il Piano di studi». «Il decreto del premier Conte, in definitiva – conclude Arlia – prevede delle indicazioni per le università, ma noi siamo nello stesso comparto ma siamo anche tutt’altra cosa. Siamo dimenticati. Com’è possibile che nel Paese di Giotto, di Vivaldi, nel Paese dove hanno inventato il pianoforte, ci si dimentichi proprio dell’arte?».





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