Didattica a distanza, tasse e servizi. Il futuro post Covid degli atenei

Dibattito organizzato da Franco Laratta con gli studenti di alcuni atenei italiani. Che raccontano come è stata gestita l’emergenza

COSENZA “Dove va l’università italiana?”. Su questo forte interrogativo, i rappresentanti degli studenti di diverse università italiane, si sono ritrovati in rete, per iniziativa di Franco Laratta, giornalista e già parlamentare della Repubblica, per tentare di capire cosa succede alle nostre università dopo lo tsunami ‘ Covid19’ che ha colpito duramente l’Italia e quasi tutti i paesi del mondo. In un confronto live facebook molto seguito, gli universitari si sono espressi tra timori e speranza sulla possibilità di uscire al più presto dal drammatico momento in cui viviamo. Ed è emersa nettamente la capacità di adattarsi con ogni mezzo all’improvviso cambiamento da parte delle università, anche da parte dell’Unical che ha subito reagito.
Francesco Mosca, 26 anni, laureando presso la Facoltà di Economia de La Sapienza, è attualmente membro del nucleo di valutazione della stessa università. Nel suo intervento Francesco ha messo in evidenza come la sua università si sia adeguata in maniera tempestiva all’esigenza di erogare la didattica a distanza e quindi l’offerta formativa, che per La Sapienza comprende oltre 280 corsi di laurea e laurea magistrale, di cui oltre 35 in lingua inglese, 200 master, 80 dottorati di ricerca e 80 scuole di specializzazione.
Mosca ha fatto notare come la digitalizzazione possa migliorare alcuni processi e attività all’interno dell’ateneo, come la possibilità da parte dei docenti di svolgere il proprio ricevimento in via telematica e non più in sede, oppure alternare entrambi dando la possibilità di essere ancora più partecipi con gli studenti.
Matteo Giugovaz, rappresentante al Cnsu, ha messo in evidenza la risposta dei vari atenei italiani in questo periodo di emergenza. E per quanto riguarda il caso specifico delle realtà della Lombardia, ha evidenziato come ci si sia adattati in maniera molto rapida, ma non sempre di qualità, alla nuova situazione. In gran parte degli atenei sono stati persi pochi giorni, al più una settimana, di lezione: il sistema universitario si è insomma adattato con rapidità inaspettata. Il problema, però, per come è stato sollevato al Ministro attraverso la relazione del Cnsu, ha riguardato la didattica: da un lato, molti professori non hanno avuto la capacità o il tempo di adeguarsi alle nuove tecniche d’insegnamento a distanza, dall’altro molti studenti non avevano la possibilità di fruire dei servizi on-line a causa della scarsezza delle infrastrutture tecnologiche. In un momento come questo, che ha fatto emergere limiti e pregi del nostro sistema universitario, la rappresentanza svolge un ruolo cruciale di cerniera tra i bisogni nuovi degli studenti e le soluzioni inedite sviluppate dalle università.
Antonio Maiolino, rappresentante degli studenti in Senato Accademico dell’Università della Calabria, si è soffermato inizialmente sulle misure attuate da quest’ultima per fronteggiare l’emergenza causata dal Coronavirus, come l’erogazione da subito delle attività didattiche in maniera telematica, l’anticipo dei pagamenti della borsa di studio per tutti gli studenti idonei, la copertura totale, per la prima volta nella storia dell’Unical, dei pagamenti del premio di laurea, l’esonero del pagamento del canone di locazione delle residenze universitarie per gli studenti che in questo periodo non ne abbiano usufruito, fino al posticipo del pagamento della terza rata delle tasse universitarie al 31 luglio. Rimarcando poi il ruolo fondamentale ricoperto dai rappresentanti degli studenti, Maiolino ha sottolineato come molti provvedimenti siano stati attuati a seguito di sollecitazioni da parte dei ragazzi, i quali, soprattutto in questo periodo di emergenza si sono dimostrati fondamentale collante tra le esigenze degli studenti e la governance dei diversi atenei.
Antonio Lodise, rappresentante degli studenti nel Consiglio di Amministrazione de La Sapienza, ha sottolineato come non si debbano mettere su due livelli anteposti, le università in presenza e le università telematiche. Un raffronto, quindi, tra tradizione e innovazione. Questo contrasto è un errore, ed è pericoloso limitare il concetto di innovazione solo alle università telematiche. Sono semplicemente due modelli diversi, entrambi affermati nel nostro Paese, finora nettamente diversi per modalità di erogazione dei propri servizi, oggi forzatamente simili. Ci sono università telematiche che offrono formazione di qualità, con docenti preparati e valutazioni serie, ci sono università in presenza che peccano sul fronte della qualità dei servizi. E’ necessario prendere atto del fatto che sulle università telematiche i criteri di valutazione, gli strumenti di analisi, sono meno stringenti delle Università in presenza, ma questo non deve alimentare il gioco “buoni vs cattivi”. L’Università tradizionale ha dovuto prendere atto in questi mesi dei suoi limiti, e delle sue lacune sul fronte dell’innovazione, si è ammodernata e digitalizzata più nel periodo del Covid che negli ultimi quindici anni.
Dopo altri interventi di studenti di diverse Università Italiane, ha concluso Franco Laratta, facendo appello al governo del paese di investire ora, soprattutto ora, nelle università, perché c’è bisogno di adeguarsi alle mutate esigenze, alle nuove emergenze, alle nuove forme di tecnologia che possono rappresentare una sfida per il sistema universitario italiano. Sarebbe un grave errore, una volta superata l’emergenza Covid, di chiudersi nel recinto della tradizione – che pure va difesa- senza puntare nella innovazione. Nulla sarà come prima, per cui occorrono importanti investimenti per ridisegnare il futuro delle nostre università.





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