«Ho scritto Mara perché il racconto delle donne nel fascismo non mi ha mai convinta»

La scrittrice Rita Anna Armeni ha presentato il suo ultimo libro nella città di Cosenza ospitata dalla Fondazione “Premio Sila 49”

COSENZA Il centro storico si riempie di vita e di voci per la presentazione del nuovo libro di Ritanna Armeni, “Mara. Una donna del Novecento”, ospite della Fondazione Premio Sila. Ines Crispini, docente di Filosofia Morale all’Unical e la giornalista e saggista romana si confrontano sul tema delle donne nel fascismo e la discussione inevitabilmente si amplia, si arricchisce, spazia: Virginia Wolf, Sophia Loren e le streghe della notte sono solo alcune protagoniste richiamate dalle due relatrici per parlare di donne. «Sono tante le donne protagoniste di questo romanzo – rileva subito Ines Crispini – Mara è una delle protagoniste, ma il libro è corale e proprio in questa narrazione collettiva trova la sua forza, la potenza del messaggio. Nelle differenziazioni, nelle particolarità c’è la sua grande ricchezza. Gli uomini, invece, restano nel fondale». La scrittrice spiega alla platea la ragione della scelta di raccontare la storia di una ragazza fascista: «Forse, ci si sarebbe aspettato qualcosa di diverso da me. Da una donna di sinistra, probabilmente, ci si attendeva la storia di una partigiana. Invece no. Perché c’è sempre stato qualcosa che non mi tornava nel racconto delle donne fasciste. Dal racconto delle stesse donne che il fascismo l’hanno vissuto, ma anche leggendo tanto su un periodo storico così importante per il nostro paese, ho sempre colto delle discrepanze tra il racconto che ci è sempre stato “propinato” su una figura femminile inerte e passiva e la realtà che è decisamente più complessa di così. Aderire totalmente alla visione mussoliniana della donna, al racconto dei grandi storici del fascismo non mi è mai sembrato giusto. Sentivo che c’era qualcosa di non detto e la conferma me la davano anche alcune curiosità: malgrado le politiche pazzesche del fascismo sulla natalità (tassazione degli scapoli, premi per le donne che facevano molti figli) nel ventennio fascista non sono nati più bambini che nelle epoche precedenti o successive. Come sarebbe stato possibile se le donne fossero state quelle che dipingeva la retorica di regime, la vulgata comune che le voleva succubi, prive di volontà? Le donne nel fascismo sono state molto altro e molto di più di quello che ci hanno raccontato e che ci siamo raccontati nei decenni seguenti. Quello che ho capito scrivendo “Mara”, facendo vivere Mara nel romanzo – conclude la Armeni – è che la verità è decisamente più complessa di così, più sfaccettata, contraddittoria: perché nessuno ne ha mai parlato? Ho voluto farlo io». «Mara è una figura paradigmatica del Novecento e questo è un romanzo che può considerarsi di formazione» ha detto Ines Crispini in conclusione.  «Dice tanto sul fascismo – ha chiosato Gemma Cestari, direttrice del Premio Sila – dice cose che non si sapevano e che è invece giusto che si sappiano. Un romanzo che dovrebbe essere letto nelle scuole».

 





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