I lavoratori dello spettacolo scrivono alla Santelli. «Ci sentiamo invisibili»

Affondo delle maestranze artistiche sull’incarico dato al regista Muccino ma a preoccupare è anche il futuro della Calabria Film Commission. «Quale sarà il nuovo corso del cinema in Calabria?»

COSENZA «In un momento storico così delicato, e per certi versi disperato, della vita sociale e culturale siamo stati raggiunti dalla sorprendente notizia dello “spot emozionale” dedicato alla Calabria, deciso e voluto fermamente dalla Presidente di Regione, targato Muccino e Viola Film. Si scrive e si parla da giorni della questione, che nel frattempo ha avuto un inizio, uno svolgimento e si avvia verso la fine (almeno delle riprese!)». E’ quanto sostiene in una nota stampa il movimento “Approdi. Lavoratrici e lavoratori della cultura e dello spettacolo Calabria” che scrive una al presidente della regione. «Ci sembra quasi superfluo reiterare argomenti conosciuti, ma crediamo invece necessario, ancora una volta, sottolineare che cifre di questa portata avrebbero potuto essere destinate a un comparto ampio e – ahinoi – cronicamente debole: quello dello spettacolo e della cultura, che ancora una volta invece si è percepito come “invisibile”. Ovviamente nessuna preclusione pregiudiziale sulle capacità registiche, attoriali e tecniche delle maestranze coinvolte, bensì la necessità di esprimere alcune considerazioni rivolte alla gestione e all’utilizzo di una così rilevante mole di denaro pubblico che, soprattutto in una congiuntura storica così peculiare, avrebbe potuto essere utile a far ripartire, respirare e trasformare l’esistenza di tanti professionisti dello spettacolo, che ora più che mai avrebbero il diritto di veder difeso e tutelato il proprio lavoro da parte delle istituzioni regionali.E mentre ancora ragioniamo del chiacchieratissimo spot emozionale, ecco che già si evidenzia un’altra questione ancor più decisiva. Quale sarà il nuovo corso del cinema in Calabria? È una domanda che noi lavoratori della cultura e dello spettacolo ci stiamo ponendo con forza, mentre assistiamo al balletto delle possibili nomine, alle voci contrapposte, alla divisione in fazioni: da una parte c’è chi difende a spada tratta la vecchia gestione, spacciandola per il paradiso perduto (e magari per alcuni lo sarà stato, il paradiso), dall’altra chi sostiene che la nuova gestione avrà invece un profilo culturale e un prestigio di gran lunga superiori rispetto alla modestia intellettuale della precedente. Sicuramente quello a cui abbiamo assistito negli ultimi anni non ci convince per niente. Certo c’è stata l’adozione di alcuni buoni provvedimenti: l’aver promulgato una legge specifica per il Cinema corroborata da un investimento finanziario non disprezzabile è certamente uno di questi. E a questo proposito va sottolineato che, così come per altri ambiti, non è vero che in Calabria non si facciano leggi o non si investano grandi quantità di denaro: il problema però è sempre quello di capire nelle tasche di chi finisca poi veramente questo denaro, come viene gestito e amministrato, quali ricadute reali abbia sulla regione e sui professionisti che qui abitano e lavorano. Una delle funzioni principali delle Film Commission è di mettere in campo strategie per valorizzare il territorio e le sue eccellenze, generando in tal modo una ricaduta in termini economici e occupazionali su di esso. Quando pensiamo alle eccellenze non possiamo non riferirci a coloro i quali possono vantare percorsi formativi e lavorativi chiari e riconosciuti, in ambito tecnico o artistico; al contrario, negli ultimi anni, molte sono state le occasioni in cui abbiamo visto una sorta di accanimento nel dare visibilità a chi, senza essere dotato dei necessari strumenti, si ritrovava a “improvvisarsi” per l’occasione, negando spazio e mortificando i percorsi di qualità di tanti professionisti seri e preparati; abbiamo visto assegnare, secondo dubbi criteri, troppo potere decisionale a personaggi ambigui, che hanno preteso di fare il bello e cattivo tempo sulle spalle dei lavoratori, nell’ambito di dinamiche non sempre limpide e trasparenti. Chiediamo quindi con forza che in un momento così drammatico e delicato per il Paese e per il suo tessuto sociale ed economico, la disponibilità di cifre così rilevanti di denaro pubblico sia d’ora in avanti dedicata a interventi di ampio respiro a medio e lungo termine e non a sporadiche ed estemporanee iniziative promozionali con scarsissime ricadute effettive sulla nostra realtà specifica; che il “nuovo corso” della Film Commission Calabria venga inaugurato all’insegna della trasparenza e sia improntato alla valorizzazione delle figure tecniche e artistiche presenti in regione, le quali non soltanto esistono ma sono dinamiche e vitali e che, se messe adeguatamente in evidenza e sostenute con oculatezza e determinazione, sono il vero “brand” di qualità capace di contraddistinguere e raccontare la nostra terra».





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