La musica, l’arte e l’amore per il cinema italiano, Peter Webber conquista il pubblico del MGFF

L’autore de “La ragazza con l’orecchino di perla” e giurato del festival si racconta al pubblico. «Il regista che mi ha ispirato di più? Antonioni. Oggi ai dettagli tecnici preferisco un cinema capace di emozionare»

CATANZARO Il regista britannico Peter Webber protagonista della quarta giornata della 17esima edizione del “Magna Graecia Film Festival” di Catanzaro, la rassegna cinematografica di opere prime e seconde, in programma fino a sabato 9 agosto. Appare come le star scendendo dalla scala a chiocciola, ma il caloroso applauso è dettato anche dalla simpatia e dall’affabilità che dimostra subito, con un semplice sorriso.
La musica reggae, l’amore per l’arte e la pittura, una carriera variegata e costellata da successi grazie a film come “La Ragazza con l’orecchino di perla” (2003), la sua opera prima, che gli è valsa anche tre nomination agli Oscar, e “Hannibal Lecter-Le origini del male” (2007), prequel de “Il silenzio degli innocenti”. Un cinema, per dirla come Antonio Capellupo, il giornalista e critico cinematografico che lo ha intrattenuto con le sue domande, «profondamente umano». In prima fila anche colleghi della giuria come Alessandro Haber, Antonio Catania e Susi Laude.
«Ogni volta – ha detto Webber – lavoro in opposizione al precedente progetto. ‘La ragazza con l’orecchino di perla’ aveva una storia con connotati particolari nella direzione, subito dopo ho scelto di fare un horror film, uno dei capitoli di Hannibal Lecter, poi mi sono dedicato a un documentario sui problemi del pianeta terra e poi un altro documentario positivo. Insomma – ha rilevato il regista britannico – cerco di trovare sempre nuovi stimoli lavorando in un senso opposto al progetto precedente”. Webber, inoltre, si è detto “innamorato fin da giovanissimo del cinema italiano, penso a Fellini, Sordi, che sono stati di grande ispirazione, ma nella mia formazione cinematografica ho ammirato molto soprattutto il neorealismo, in particola modo De Sica, Godard che guardava a Rossellini. Se dovessi però indicare un regista che mi ha profondamente ispirato e segnato nella carriera – ha rivelato il regista – è sicuramente Michelangelo Antonioni, per il suo modo geniale di portare storie sullo schermo, con uno sguardo cinematografico diverso rispetto a tutti gli altri. Quando ho lavorando a ‘La ragazza con l’orecchino di perla’ sicuramente il regista che mi ha ispirato di più, soprattutto visivamente, è stato Visconti».
Webber ha lanciato uno sguardo sul cinema del presente e del futuro: «Una grande sfida – ha evidenziato – attende i giovani autori che vogliono cimentarsi con il cinema in un mondo come questo, pensiamo alle mascherine, guardiamoci tutti, stiamo cercando di rispettare le distanze sociali per il Covid. È chiaro che per un regista come me il primo interrogativo che mi pongo è: devo tenere questo in considerazione o già saremo avanti, saremo oltre? Credo che per i giovani registi che si stanno approcciando al cinema sia importante questo momento storico, che deve far riflettere perché sicuramente sta cambiando il cinema cambiano le modalità di approccio della visione».
Che giudice sarà, il giurato Webber? «All’inizio della mia carriera ero molto concentrato sui dettagli tecnici. Grande attenzione alle telecamere, alle luci – dice ancora -. Oggi, invece, non prediligo più la forma, ma tutto ciò che tocca il mio cuore, che mi emoziona. L’aspetto tecnico è in secondo piano. Preferisco un film che mi emoziona con dettagli tecnici pessimi che uno tecnicamente perfetto ma mi lascia freddo». (mari. ga.)





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