«Restaurare l’Abbazia di Corazzo senza però comprometterne il futuro»

La delegazione del FAI di Catanzaro: «La tutela non è in contrasto con la “valorizzazione” di un luogo: è un impegno etico e civile che costruisce la cornice nella quale guardare alle buone pratiche di conservazione»

CATANZARO «L’Abbazia di Santa Maria di Corazzo è uno dei luoghi nel cuore del FAI. Esattamente due anni fa, il sito è stato protagonista delle Giornate d’Autunno della Delegazione di Catanzaro, insieme alle eccellenze produttive dell’area del Reventino che – in una congiuntura attenta – sono state capaci di proiettare la profonda storia di quei luoghi nella contemporaneità». Questo è quanto scrive la Delegazione FAI di Catanzaro, dopo che il Corriere della Calabria, proprio ieri, aveva sollevato il caso riguardo il “pesante” restauro previsto per l’Abbazia (qui la notizia).
«Impegnata con forza nella tutela del paesaggio – scrive la Delegazione FAI di Catanzaro – non possiamo che essere sensibili alle preoccupazioni che giungono dalla comunità di studiosi e cittadini per quanto finora apparso su testate giornalistiche nazionali, con interventi che paiono pesantemente, in modo irreversibile, mutare l’identità del luogo e del paesaggio circostante». «Ciò che si chiede – fanno sapere – è un chiarimento necessario, in attesa di conoscere il parere espresso dagli organi competenti e che possa essere fatta una valutazione completa su un progetto esecutivo che fino ad ora non è stato possibile conoscere».
«Il FAI sul territorio – è scritto – auspica un tavolo tecnico che possa portare a un confronto e a una larga condivisione di intenti, con l’obiettivo di non disperdere le risorse disponibili: pianificare un intervento è necessario, ma questo deve essere fatto senza stravolgere il dialogo tra il complesso cistercense e l’ambiente naturale, compromettendone il futuro. Nella molteplicità dei punti di vista con i quali si guarda al paesaggio e si propongono soluzioni, questo è un concetto metodologico di base che non può essere valicato».
«Corazzo – si legge nella nota – è un luogo emblematico nella narrazione di un’altra Calabria che da più parti oggi si tenta di costruire: cuore di una ricerca sul monachesimo in Calabria, di fondazione benedettina e ricostruita dai cistercensi, la cui storia si incrocia con quella di Gioacchino da Fiore – figura centrale nel pensiero occidentale – e si accresce dal punto di vista storico-artistico fino alla traumatica cesura del terremoto del 1783. Queste peculiarità – l’interazione con un contesto già europeo, la posizione naturalistica in prossimità del fiume Corace, le cui acque azionavano il mulino – danno la direzione della responsabilità che la comunità deve assumersi nel tramutarle in un’occasione unica di riscatto, se le soluzioni proposte saranno in grado di integrare la necessità di pianificare gli interventi nel rispetto dell’autentica conoscenza di quel luogo, delle stratificazioni di cui è testimone silenzioso, con i più attuali sistemi di progettazione e di gestione».
«La tutela non è in contrasto con la “valorizzazione” di un luogo: è un impegno etico e civile che costruisce la cornice nella quale guardare alle buone pratiche di conservazione, all’applicazione di piani paesaggistici a interventi di bioarchitettura, alla ricerca di strumenti sostenibili. Un fondamento dell’azione del FAI su tutto il territorio nazionale è che “prendersi cura dell’ambiente e del paesaggio significa partecipare al dibattito nazionale e locale sulla pianificazione paesaggistica, territoriale ed energetica con un atteggiamento costruttivo e non ideologico”. Con questa convinzione, l’attenzione su quanto avverrà nel sito di Corazzo sarà alta».





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