Per la Bassitalia e contro il razzismo, si conclude la trilogia di Nunnari

Esce per Rubbettino il nuovo saggio del giornalista. «Ritroviamo l’orgoglio dell’appartenenza all’Italia del Sud»

LAMEZIA TERME Da oggi è nella rete delle librerie italiane “Elogio della Bassitalia con qualche invettiva contro il razzismo del Nord”, il nuovo saggio del giornalista Mimmo Nunnari, edito da Rubbettino: libro che dopo “La Calabria spiegata agli italiani” e “Destino Mediterraneo”, vincitore del premio internazionale di letteratura del mare “Costa Smeralda”, conclude la trilogia dedicata dallo scrittore ai temi meridionalistici, aggiungendosi al primo libro pubblicato nel 1992 dalle edizioni San Paolo, col titolo “Nord Sud l’Italia da riconciliare”, scritto insieme al cardinale Carlo Maria Martini e all’arcivescovo calabrese Giuseppe Agostino, all’epoca vicepresidente della Cei.
«È un libro, quest’ultimo nato, – dice Nunnari – che punta a ritrovare l’orgoglio dell’appartenenza alla Bassitalia, l’Italia del Sud: luogo sinonimo di “enigmatico”, come il mondo mediterraneo, dove ancora pulsa il cuore della Grecia antica e batte l’anima di molti popoli delle terre di mezzo, ma è anche una forte denuncia contro il “razzismo bianco” del Nord, che la terra del Sud disprezza, con insulti offese e pregiudizi insopportabili. Bassitalia, per certo Nord , è un’espressione dove «bassa» non denota la posizione nelle carte geografiche, ma il “censo”; cioè la condizione sociale e civile “inferiore” che si individua nell’antica metà dell’Italia meridionale».

«Il Mezzogiorno – dice ancora Nunnari – non è quello descritto dal fanatismo becero dei padani con la faccia dipinta di verde e le corna celtiche attorcigliare sulla testa, e non è neppure quello che sarebbe potuto diventare, dopo un secolo e mezzo di Unità se provvidenze e interventi dei Governi fossero stati ugualmente distribuiti nel Nord e nel Sud; Governi, dall’Unità in poi che avrebbe dovuto promuovere, dirigere e sorvegliare lo svolgimento di un armonico processo di integrazione nazionale e che invece si sono tutti rivelati avversi, nemici, indifferenti, perpetuando strategie di stampo colonialista; con commissariamenti, repressioni che non servono, se non si costruisce un tessuto sociale civile ed economico. Al Sud ci siamo piegati e arrangiati, abbiamo sopportato e portato pazienza, molta. Abbiamo esitato, forse non potevamo fare altro, ma così facendo abbiamo lasciato che la mafia alzasse la testa, si accordasse con la politica, i partiti, le istituzioni, le burocrazie. Siamo diventati granaio di voti, mercato di sfruttamento del Sud; funzionali solamente a consolidare lo sviluppo e il progresso settentrionale, col rischio di fare a pezzi l’unità già fragile dell’Italia. Con la “questione meridionale” messa da parte la “questione mafiosa” è diventata la “questione”: l’unica. Col risultato di aver sostituto almeno a livello mediatico la “questione meridionale” con la “questione criminale” per la quale le classi dirigenti meridionali e nazionali hanno rinunciato a cercare una soluzione. Sempre che una soluzione ci sia e in Elogio della Bassitalia la indichiamo. La soluzione sta nel riconciliare l’Italia. Una soluzione che nella tempesta della pandemia che non guarda in faccia nessuno è una soluzione che conviene al Sud e al Nord e che si può raggiungere mettendo insieme le fertili diversità culturali, di costume e di tradizioni che compongono la penisola lunga come la chiamavano gli Arabi. Bisogna correggere il distorto, l’incompiuto, il frammentato, e ripartire con una ricostruzione fisica e morale com’è accaduto nel secondo dopoguerra, dopo la liberazione dal nazifascismo. Quello del dopoguerra è stato il momento dei sogni collettivi, degli ideali, dell’ottimismo, sulle sorti dell’Italia e dell’umanità; dei sogni come utopia. Riconciliare l’Italia può sembrare Utopia una parola che dal punto di vista etimologico è un ideale destinato a non realizzarsi, ma tuttavia. come ricorda un vecchio proverbio arabo «nessuna carovana ha mai raggiunto l’utopia, però è l’utopia che fa andare le carovane».





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