“Regina”, il film di Alessandro Grande rappresenterà l’Italia al Torino Film Festival

Il regista cantanzarese, vincitore del David di Donatello con il corto “Bismillah” concorrerà, col suo primo lungometraggio ambientato in Sila, alla 39esima edizione della celebre rassegna

ROMA Padre e figlia, scontro generazionale, delusione e sensi di colpa. Tra queste anime si sviluppa “Regina” di Alessandro Grande, unico film italiano in concorso alla 39/ma edizione del Torino Film Festival. Tra dramma e thriller quest’opera racconta, grazie anche al fascino delle atmosfere cupe dei monti e dei laghi della Sila, una storia semplice con protagonista Regina, interpretata da una giovanissima Ginevra Francesconi (The Nest), ma già capace di tanti registri.
Ora questa ragazzina, che ha perso la madre tanti anni prima, vive con grande complicità con il padre Luigi (Francesco Montanari), ex musicista che fa il manutentore in un albergo.
Regina, tra l’altro, ha un dono, canta molto bene e il padre sostiene questa sua passione con tutte le sue forze e le fa da manager anche in maniera spregiudicata se occorre, ma una gita in barca sul lago e un corpo di un sub trovato morto nell’acqua cambierà il loro rapporto per sempre.
«L’idea del film – dice il regista – nasce dalla voglia di raccontare un conflitto generazionale giocato sul terreno della colpa e delle responsabilità di un padre incapace di prendersele e di una figlia che per questo si sente smarrita, priva di punti di riferimento. All’improvviso la protagonista vede qualcosa che non va in quell’uomo che le sembrava perfetto. Sono partito dal saggio di Massimo Recalcati, “Il complesso di Telemaco”, nel quale l’autore affronta l’assenza e la scomparsa della figura del padre». Spiega invece Montanari, perfetto sul suo personaggio dall’animo balordo: “Non credo che Luigi sia davvero un cattivo, ma casomai una persona profondamente infantile che punta tutto sulla figlia. Solo che a un certo punto si trova a dover fare i conti con la crescita repentina di Regina».
E ancora l’attore romano trentottenne racconta come ha costruito un credibile personaggio di padre:
«Come tutti i ruoli la difficoltà è quella di creare una vera intimità con la tua partner, la stessa in fondo che devi creare con il regista perché le cose funzionino davvero. Alessandro Grande è però stato bravo a farmi rappresentare un personaggio così tridimensionale, un uomo che alla fine rifiuta di vedere la realtà».
Dice invece la bravissima Ginevra Francesconi che ammira attrici come Jasmine Trinca e Meryl Streep: «Con Francesco si è creato davvero questo rapporto di padre e figlia grazie alle molte prove che abbiamo fatto prima di girare. Per me quella frequentazione è stata essenziale». E infine il regista che tra gli altri meriti ha quello di aver ambientato il film nella più inedita Calabria: «La tematica del senso di colpa di cui parla questo film è anche troppo abusata, ma in questo caso sia il padre che la figlia hanno le loro ragioni. Luigi ha paura di dover lasciare la figlia sola mentre quest’ultima deve vedersela con la sua personale etica e con i suoi sensi di colpa». Il film, una produzione Bianca Srl con Rai Cinema, sarà distribuito da Adler Entertainment. (Francesco Gallo – Ansa)





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