Al Rendano successo per la “Madama Butterfly”

COSENZA En plein per il quarto appuntamento della stagione lirico-sinfonica del Rendano, che venerdì scorso ha visto in scena la “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, rivista da Vincenzo Grisostomi Travaglini….

COSENZA En plein per il quarto appuntamento della stagione lirico-sinfonica del Rendano, che venerdì scorso ha visto in scena la “Madama Butterfly” di Giacomo Puccini, rivista da Vincenzo Grisostomi Travaglini. Il regista marchigiano, oltre ad aver firmato un nuovo allestimento del melodramma pucciniano autoprodotto proprio dal Rendano, si è occupato con un piglio tutto nuovo a scene e luci, che hanno permesso agli spettatori di “calarsi”, di immergersi nell’ambientazione orientale della storia.

 

opera madame butterfly 23

 

Toccante, piena di pathos, l’esibizione del soprano Cinzia Forte, nel ruolo della protagonista Cio-Cio-San.
Gli altri ruolo sono, invece, stati impersonati da giovani promesse, che il teatro ha reclutato sulla base dell’esito del concorso internazionale “Maria Quintieri”, bandito dall’associazione musicale “Maurizio Quintieri” e che si è concluso lo scorso mese di ottobre proprio con l’assegnazione dei ruoli della “Butterfly”.
«Si parla spesso di innovazione, di prodotti “personalizzati” – ha detto il regista Grisostomi Travaglini – ma a volte si abusa di questi termini, nel senso che l’opera lirica è una forma d’arte del tutto particolare rispetto alle altre. È l’unica ad aver bisogno, per essere fruita dal pubblico, di una mediazione, che è quella incarnata da tutti gli interpreti, dal direttore d’orchestra, dal regista, i solisti, l’orchestra, il coro e tutto il personale che vi lavora. Tutto questo è già un’attualizzazione di per sé, perché cogliere gli umori, le sensibilità che stanno dietro a una qualsiasi iniziativa, gesto, sguardo o canto che sia, fa sì che ogni produzione sia a sé stante, diversa, attuale».

 

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«Certamente – continua l’interessato – c’è poi la parte del regista, che lavora sempre in stretta collaborazione con il direttore d’orchestra, un’impronta che deve nascere all’interno di quella che è stata a sua volta la genesi dell’opera, per comprendere tutto quello che ci può essere dietro, alla base e alla fonte di ciò che ha contribuito ad accendere in Puccini quella scintilla emotiva che per lui era essenziale, per creare e comporre. La “Butterfly” è in qualche modo un dipinto musicale allineato con le esperienze di tutti quei compositori come Ravel, Debussy, Saint Saens e Puccini stesso, attratti dagli echi dell’Oriente. Di questo orientalismo Puccini si interessò e si informò in maniera precisissima, determinando l’accensione della sua poetica nei confronti di un amore impossibile e ideale e che, dopo essere stato cercato, per colpa di incompatibilità e di disattenzione da parte di qualcuno, si perde. E questa frattura la trasferisce nel rapporto Occidente-Oriente, nell’orchestra così come nel libretto e nell’insieme, quindi – conclude il regista» nell’interpretazione».





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