Il dolore di Serena in scena a Crotone

CROTONE “Serena” andato in scena a Crotone, non è solo uno spettacolo teatrale. È il racconto di un dolore insopportabile, è la storia vera di Serena Sanguedolce, una giovane donna…

CROTONE “Serena” andato in scena a Crotone, non è solo uno spettacolo teatrale. È il racconto di un dolore insopportabile, è la storia vera di Serena Sanguedolce, una giovane donna crotonese stroncata dalla leucemia, è la storia della sua mamma, Franca Pavan che oggi è a capo del Comitato per la vita “Gli amici di Serenella” l’associazione onlus per la ricerca e la cura delle leucemie, linfomi e tumori di adulti e bambini. Lotta strenuamente Franca Pavan così come sua figlia le ha chiesto in punto di morte. «Occupati degli altri, risali dalla pozzanghera delle tue lacrime per me e metti sulla strada delle pietre così che io possa rimanere viva nella tua battaglia».  La scena fatta di lenzuoli bianchi, è stata solcata da Giusy Mellace e da Camilla Diana. Entrambe magistralmente hanno consegnato a un pubblico commosso questa storia tanto triste, tanto forte. Ma c’è molto di più. Tra le pagine del testo teatrale scritto da Gioia Battista con la regia di Adriano Braidotti, si è imposta la più forte tra le denunce in questa città sopita. Crotone muore. Muoiono le sue donne, i suoi uomini, i suoi bambini. Muoiono perché «camminiamo tra rifiuti tossico-nocivi» così Camilla Diana nel suo monologo straziante «in questa città che dorme tra il mare e le montagne, si nascondono sotto le case, le strade, le scuole, 350mila tonnellate di scorie industriali». Ed è questa la prima volta che qualcuno prende il coraggio a due mani e fa salire a galla lo scempio che è stato consumato ai danni di una intera comunità. Una tragedia corale, che coinvolge tutti i presenti. Mellace e Diana sono le splendide vestali di una antica polis magno-greca che ha dimenticato se stessa, ha negato le sue peculiarità e si è lasciata soffocare dalla peggiore industria chimica per oltre un secolo. Ricordano, con inquietudine, quelle due piccole bambine dipinte su di uno degli stabilimenti dell’ex area industriale. Sono l’immagine di un dramma silenzioso che colpisce i singoli gruppi familiari e che finora non è stato vissuto collettivamente. Un pubblico attonito e provato ha applaudito tra le lacrime l’atto unico. Dunque, questa mamma coraggio ha non soltanto il merito di raccogliere fondi e di destinarli alla ricerca, ma sta svolgendo un ruolo sociale di fondamentale importanza. Rendere tutti consapevoli delle storture che hanno incastrato Crotone. Lo fa perché vuole rispondere a quella richiesta di sua figlia Serenella. A quell’urlo straziante recitato in teatro «mamma mi sono persa» questa madre risponde cercando di ritrovare non solo la sua bambina, ma raccogliendo a sé una intera città sofferente, malata, sola. Perché è così che le mamme fanno.





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