Il meridionalismo di D’Agostino e Lavorato trionfa al Lido

Da Nicotera al Lido il passo è stato breve: ci sono i filmmaker calabresi Felice D`Agostino e Arturo Lavorato sul gradino più alto del podio della Sezione Orizzonti di Venezia…

Da Nicotera al Lido il passo è stato breve: ci sono i filmmaker calabresi Felice D`Agostino e Arturo Lavorato sul gradino più alto del podio della Sezione Orizzonti di Venezia 68. Il loro corto “In attesa dell’avvento” è stato giudicato il migliore tra i 52 titoli in concorso.
I due registi – a loro il Corriere della Calabria aveva dedicato due pagine sul numero 11, che dunque sono state di buon auspicio… – hanno portato in uno dei templi della cinematografia mondiale un’opera che ora permette all’Italia di entrare nell’ambito palmares, formando un prestigioso trittico con “Terraferma” di Emanuele Crialese (premio speciale della giuria) e con la migliore opera prima, ovvero “La-bas” di Antonio Lombardo, due film sul tema migrazioni.
Una doppia soddisfazione, visto che la sezione Orizzonti di solito non ospita molti lavori italiani (lo dimostrano gli altri riconoscimenti, andati al giapponese Shinya Tsukamoto e al suo “Kotoko” per il miglior lungometraggio, mentre il premio speciale della giuria di Orizzonti è stato assegnato all’unanimità a “Whores’ glory” di Michael Glawogger).
“Dando nuova energia alla lunga tradizione di cinema che utilizza materiale d’archivio – si legge nella motivazione –, “In attesa dell’avvento” crea un prisma cinematografico che esplora i lati oscuri delle politiche passate e delle cruciali implicazioni sulle incertezze del presente”.
L’opera di D’Agostino e Lavorato condensa in 20 minuti oltre centocinquant`anni di storia.
A seguirli in questa nuova tappa gli stessi compagni di viaggio degli ultimi film, i “paesani” di Nicotera Marina, coinvolti in un percorso sempre più drammaturgico e sempre meno documentaristico: quella di oggiè una grande soddisfazione anche per Francesco Saverio Pagano e Toni Capua, ormai preziosi collaboratori dei registi, e Jerri Gallone e Giuseppe Carbone, di fatto protagonisti principali del film.
Così D`Agostino e Lavorato, attenti a fatti e volti della Calabria più profonda come il poeta Franco Costabile o gli alluvionati di Vibo, presentavano il loro lavoro alla vigilia della trasferta veneziana: «1861 – 1971 – 2011. Date. Saldi puntelli della retorica ufficiale a formulare e riformulare l’interpretazione della storia avvenuta. L’Unità d’Italia e le sue celebrazioni, 1861, ci colgono in questo difficile 2011 con una retorica che cozza forte contro gli irrisolti della storia italiana. Giocando allora con questa banalità della storia fatta a date, incuneiamo in questo binomio celebrativo il 1971 della rivolta a Reggio Calabria… Il passato oscuro che ritorna con le sue ombre inquietanti a turbare l’ordine retorico con cui si vorrebbe governare un presente di crisi».
Un`opera dedicata a Nicola Zitara, economista di Siderno scomparso lo scorso ottobre dopo aver lasciato un patrimonio di spunti e idee (consultabile anche sull`e-journal “Fora”), il principale teorico del neomeridionalismo, coniatore della definizione dell`unità d`Italia come «nascita di una colonia». Non a caso i due considerano questa come un`opera preparatoria al nuovo lungometraggio “Contro il risorgimento” ancora in fase di ricerca e scrittura. Proprio Zitara viene citato dai due nella dichiarazione ufficiale per il Festival: «Se si riconosce che il Mezzogiorno è una colonia, la lotta per il suo riscatto deve essere condotta su due binari: il binario nazionale contro lo sfruttamento esterno e il binario sociale contro le classi mediatrici della soggezione».
Oggi più che mai. In Calabria più che altrove, aggiungono i due registi, che proprio in questa chiave nella dedica finale hanno fatto comparire a fianco al nome di Zitara quello di Ciccio Svelo, avvocato di Reggio Calabria, riferimento di tante battaglie politiche e civili, scomparso da pochi giorni. Anche la sua anima bohémienne ha rivissuto in una giornata indimenticabile.
Soddisfazione che va ad aggiungersi a un curriculum già di tutto rispetto: dopo il Torino film festival, dove vinsero nel 2005 e dove tornarono in concorso per tre anni di seguito, dopo Firenze, dove concorsero col docu-lungo “In amabile azzurro” (2009) alla cinquantesima edizione del “Festival dei popoli”, dopo Parigi, Madrid, Buenos Aires e altre tappe in giro per il mondo, i due autori calabresi erano sbarcati al Lido non senza l’ambizione di farsi notare. E, a ben vedere, alla prima occasione ci sono riusciti eccome.





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