Il museo di Reggio è senza un direttore

ROMA La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato…

ROMA La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Il Tar del Lazio con due sentenze ha infatti bocciato cinque dei venti direttori dei grandi musei e le nomine, di conseguenza, sono state annullate. Cinque musei, del calibro di Paestum o di Palazzo Ducale, sono qui da ora senza direttori. Una decisione che ha provocato l’immediata reazione del ministro su Twitter: «Non ho parole».
Il Tar del Lazio – accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Modena, Paestum, Taranto, Napoli e Reggio Calabria – ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.
Dunque, il museo di Reggio Calabria, dove sono custoditi i Bronzi di Riace, fino ad oggi guidato da Carmelo Melacrino, si ritrova senza una guida.
Tre i punti fondamentali che hanno convinto i giudici ad accogliere il ricorso di altri candidati: «Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avesse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente».
Nel testo firmato dal presidente Leonardo Pasanisi e dal consigliere Francesco Arzillo si parla della illegittimità delle modalità di svolgimento del concorso: «A rafforzare la sostenuta illegittimità della prova orale, la circostanza che questa ultima si sia svolta a porte chiuse», mentre in altri punti si parla di criteri magmatici nella valutazione dei candidati.
La riforma Franceschini ha, tra l’altro, assegnato a una serie di musei – venti in prima battuta, ai quali se ne sono poi aggiunti altri dodici – la piena autonomia organizzativa, scientifica, finanziaria e contabile e ha indetto una selezione internazionale per scegliere i direttori. I primi venti istituti hanno iniziato a funzionare con la nuova veste da dicembre 2015 e i risultati del nuovo corso si possono già apprezzare in termini di numero di visitatori e di iniziative. Si tratterà ora di vedere se le censure del Tar resisteranno al vaglio del Consiglio di Stato, poiché è presumibile che il ministero ricorrerà in appello presso Palazzo Spada. Se così fosse, la riforma Franceschini dovrà riportare le lancette indietro e rimettere mano a tutte le nomine.

MALACRINO: «CONFIDO NEL CONSIGLIO DI STATO» «Resto fiducioso negli esiti del procedimento al Consiglio di Stato. Fermo restando il rispetto della legge e delle decisioni dei giudici amministrativi, resta l’amarezza per l’impossibilità da oggi di portare avanti la programmazione scientifica e culturale di valorizzazione del patrimonio artistico e archeologico della Calabria e del Museo». È quanto afferma Carmelo Malacrino, direttore del Museo archeologico nazionale di Reggio CALABRIA dopo la pronuncia del Tar del Lazio che ha sospeso la sua nomina alla guida della struttura.







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