La Macondo calabrese trionfa al Premio Stresa

LAMEZIA TERME Girifalco è per lui una piccola Macondo, ma ormai i suoi racconti di paese sono arrivati ben oltre i confini del piccolo centro del Catanzarese e la sua…

LAMEZIA TERME Girifalco è per lui una piccola Macondo, ma ormai i suoi racconti di paese sono arrivati ben oltre i confini del piccolo centro del Catanzarese e la sua scrittura, “sporcata” da continui riferimenti al dialetto calabrese, è diventata familiare anche per chi è cresciuto sulle rive del lago Maggiore. Temeva la sindrome dell’eterno secondo, Domenico Dara, invece l’autore degli “Appunti di meccanica celeste” (Nutrimenti, 2016) ha sbancato la concorrenza e si è aggiudicato il prestigioso Premio Stresa di narrativa 2017. Domenica sera, nella cittadina piemontese, c’è stato lo spoglio live dei voti dei lettori, poi la tensione dello scrutinio dal vivo si è sciolta nella felicità per aver portato un pezzo di Calabria, «di un’altra Calabria», anche nell’anima di chi probabilmente non avrebbe mai nemmeno saputo dell’esistenza di microcosmi lontani che grazie ai suoi romanzi diventano universali.
«Sono arrivato secondo al premio “Brancati” e al “Città di Vigevano”, quindi ho pensato: “Va a finire che mi sfugge pure questo”». Al telefono, la voce dello scrittore, originario del Catanzarese ma trapiantato in Lombardia, tradisce la calma placida del giorno dopo la “sbornia”, la tranquillità dopo la gioia. «Questa formula dello spoglio in diretta – spiega – genera ovviamente una certa tensione che cresce voto dopo voto, poi dopo l’annuncio l’ansia si è trasformata in felicità. Sono molto contento, è un premio importante».
Il suo primo romanzo, “Breve trattato sulle coincidenze” (Nutrimenti, 2014), un intreccio di esistenze cucito attorno alla storia del «postino di Girifalco», aveva già incassato dei premi importanti: Viadana, Alvaro, Como, Palmi. Ora lo Stresa suggella il suo percorso di scrittore con un doppio riconoscimento: il giudizio dei critici – è la giuria di qualità a selezionare la cinquina finalista – affiancato a quello finale dei lettori.
«C’è tantissima Calabria in questa vittoria – aggiunge – e non solo dal punto di vista narrativo. La serata della premiazione è preceduta da alcuni incontri con i lettori, che sono tutti della zona, e quindi non hanno grande dimestichezza con il nostro dialetto. Superato l’impatto iniziale, ho notato una grande curiosità, che una volta finito il libro diventa quasi nostalgia. I lettori si sono quindi proiettati a tal punto in questa dimensione linguistica e narrativa da sentirne poi la mancanza. Ciò mi ha fatto capire che si può arrivare a persone che probabilmente non avrebbero mai avuto contatti con la nostra lingua e con il nostro mondo. Credo che sia una strada da battere per far conoscere una Calabria diversa rispetto a quella dei cliché e dei pregiudizi. I libri in fondo servono anche a questo. E vincere in quel contesto vuol dire anche affermare che esiste un’altra Calabria».
Dara è un narratore puro e il suo secondo romanzo si sviluppa in una sorta di dialogo tra cielo e terra, tra la grandezza delle dinamiche che governano i corpi astrali e l’incertezza che incombe sul destino degli uomini. Il suo paese è come un telaio, delimitato dal cimitero e dal manicomio, su cui si intrecciano le sette storie di altrettanti personaggi le cui vite vengono stravolte da due eventi, l’arrivo del circo e un “miracolo” del santo patrono, che finiscono per rivoluzionare la geografia esistenziale di chi abita il piccolo universo di Girifalco. Un affresco delicato e crudo al tempo stesso, in cui ironia e dramma si alternano nel dipingere piccole vite governate da leggi sconosciute e, altrimenti, destinate a finire tra le pieghe della storia.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto