La Calabria è in buone acque (minerali)

Cresce il numero di imprese e di occupati. E aumenta il fatturato delle aziende che producono acque minerali. Un dato in linea con l’andamento nazionale. Ma ci sono ancora margini di crescita

C’è un settore che non ha risentito della crisi. Neppure in Calabria. Anzi. Negli ultimi anni ha registrato un’impennata di consumi e conseguentemente di produzione e ricavi. È il segmento produttivo delle acque minerali. Un comparto che in Italia ha raggiunto un giro d’affari di 3 miliardi di euro nel 2017 e una produzione complessiva di 14 miliardi e 800 milioni di litri. 
Segnando così una crescita importante sia in termini di fatturato (passato da 2,5 miliardi del 2014 appunto ai 3 dello scorso anno) che di produzione (12 miliardi e 800 milioni del 2014 a due miliardi in più tre anni dopo). Un trend legato a una domanda sempre crescente e a un boom nell’export dell’acqua in bottiglia. Tanto da far divenire l’Italia il secondo Paese al mondo per consumi di acque minerali.

I NUMERI CALABRESI DELLA PRODUZIONE Un fenomeno che non sta risparmiando neppure la nostra regione – seppure con le dovute proporzioni – che registra un incremento della produzione nell’ultimo anno stimato attorno a 3 punti percentuali. 
Stando agli ultimi dati di Mineracqua, l’associazione che riunisce i principali produttori di acque minerali in Italia, la produzione totale delle acque minerali calabresi ha raggiunto nello scorso anno quota 450 milioni di litri. Un dato in crescita del 3% circa rispetto al 2016. 
Un incremento legato all’impennata della domanda. I dati forniti da Unindustria Calabria – struttura confindustriale che associa in regione i maggiori produttori di acque imbottigliate della regione – indicano un consumo pro-capite stimato attorno a 160-170 litri l’anno. Decisamente sotto la media nazionale dei 224, ma pur sempre un dato ragguardevole che consente alle aziende produttrici di guardare con maggiore serenità al futuro.

IMPRESE E OCCUPAZIONE IN CRESCITA E risultati positivi si registrano anche sulla demografia delle aziende e sull’occupazione che in pochi anni ha registrato un vero e proprio boom. Soprattutto in termini di numeri di imprese produttrici di acque e di altre bibite che utilizzano le sorgenti calabresi. I dati elaborati dal sistema Unioncamere-Infocamere, su dati Movimprese e Inps indicano che in quattro anni il numero di aziende si è più che raddoppiato. 
Così se nel 2012 in Calabria erano presenti 20 imprese del settore “Industria delle bibite analcoliche, delle acque minerali e di altre acque in bottiglia” questo numero alla fine dello scorso anno ha raggiunto quota 41. Ed anche il numero dei dipendenti – stando sempre ai dati di Unioncamere – in questo lasso di tempo è passato da 163 dipendenti a 172. Dati significativi se valutati in un contesto economico di questo lasso di tempo particolarmente sfavorevole per la nostra regione.

LA FISIONOMIA DELLE AZIENDE Un altro aspetto che rende peculiare questo segmento produttivo rispetto al sistema calabrese è anche l’assetto giuridico delle imprese: nel 2017 circa il 61% è rappresentato da società di capitali contro appena il 7% in forma di imprese individuali. Un’eccezione nel sistema produttivo calabrese rappresentato per lo più di società di persone e imprese appunto individuali. Una caratteristica che si è anch’essa rafforzata negli anni. Se nel 2012 le Spa erano in numero pari alle Srl quattro anni dopo le prime hanno più che doppiato le società di persone. A dimostrazione dell’asset più strutturato che impone questo genere di produzione e, se vogliamo, della risposta in termini di fatturato. Anche se – sotto questo aspetto – nel 2017 sono state solo due aziende che hanno registrato un valore di produzione superiore ai 5 milioni di euro di cui una con un livello di fatturato tra i 10-25 milioni di euro. 
Passando a osservare la localizzazione delle sedi si denota che la prima provincia per numero di aziende del settore è il Reggino (15), seguito dal Cosentino (14) e dal Catanzarese (11) mentre nel Vibonese è attiva una sola impresa.

LE PRINCIPALI AZIENDE Se questi sono i numeri complessivi delle imprese registrate nel sistema camerale nel segmento più ampio delle acque e bibite analcoliche, il dato sulle principali società arriva dagli “Annuari del bere” di Beverfood. In questo catalogo – che censisce tutte le imprese italiane del settore – emerge che le società che imbottigliano acque in Calabria sono sette e in particolare quattro nel Catanzarese (Calabria Acqua Minerale, Fontana della Salute, Fonteviva e Vivere e Natura), una nel Cosentino (Sila), una nel Reggino (Mangiatorella) e una nel Vibonese (Fonte del Principe). Queste aziende imbottigliano acque utilizzando otto marchi differenti. 
Un capitale notevole che però stenta a crescere ancor di più in termini di aggressione del mercato interno – per la concorrenza spietata dei marchi nazionali più reclamizzati – e di export. A pesare sotto questo profilo i limiti logistici che caratterizzano il sistema dei trasporti locali che penalizzano oltremodo un mercato che si basa proprio sulla capacità di entrare nella catena della grande distribuzione nazionale ed internazionale.

FORTUNA: «UN MERCATO INTERESSANTE» «Con una produzione di 450 milioni di litri la Calabria rappresenta una massa critica importante». Così Ettore Fontana, leader storico di Mineracqua di cui oggi è vicepresidente nazionale, definisce il peso delle aziende produttrici di acque minerali della nostra regione. «Le imprese – afferma – stanno dimostrando di sapersi ritagliare un proprio spazio di mercato in un settore altamente competitivo». E alla domanda se il settore calabrese possa crescere, Fontana risponde senza esitare: «Ci sono tutte le condizioni. La tendenza al consumo è in espansione. Occorre che le aziende calabresi sappiano puntare ancor di più sulla specificità delle proprie acque per vincere questa scommessa».

Roberto De Santo

r.desanto@corrierecal.it





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